Mario Vargas Llosa, L’eroe discreto.

L’eroe discretoDopo l’indigeribile Il sogno del celta e le noiose traversie delle Avventure di una ragazza cattiva, non vorrei esagerare nel dire che con questo godibilissimo L’eroe discreto, Mario Vargas Llosa è tornato agli antichi fasti, ma bisogna riconoscere che in questo romanzo dall’intreccio perfetto e dalla scrittura godibilissima, ritroviamo l’autore de La zia Giulia e lo Scribacchino, de La casa verde, La guerra della fine del mondo o Pantaleón e le visitatrici. Il Premio Nobel 2010, oggi anche cittadino spagnolo e marchese, ritrova la sua penna più felice quando colloca il suo intreccio romanzesco nel natio Perù dove fa muovere personaggi ben disegnati, semplici eroi per un giorno di cui l’autore sa narrarci non solo il carattere, l’aspetto fisico, i pensieri, ma lo spazio in cui si muovono, le mura domestiche, le strade rumorose, i locali pubblici, le botteghe, i marciapiedi con un piglio che rivela in Vargas Llosa il grande studioso del romanzo ottocentesco, lo straordinario critico di Flaubert e l’ammiratore di Benito Pérez Galdós.

Le storie sono due, una nella provinciale Piura, dove il mingherlino e tenace Felícito si trova coinvolto in un tentativo si estorsione al quale non vuole cedere in alcun modo. E’ stato suo padre, umile contadino che lo ha allevato dopo l’abbandono della moglie, a insegnargli che non avrebbe mai dovuto “farsi mettere i piedi in testa”, e a questa eredità Felícito è fedele, costi quel che costi. Le lettere minatorie che lo assillano vengono subito portate alla polizia, dove un capitano cinico ma non stupido e il suo secondo, il sergente Lituma, già presente in La casa verde, verranno a capo della macchinazione contro quell’uomo buono e giusto oltre che testardo. Questo piccolo umile eroe l’avrà vinta, sia pure pagando un caro prezzo e il suo sarà un finale se non felice, quieto e tranquillo, proprio come lui.

La seconda storia si svolge nella Lima bene dove don Rigoberto, che i lettori affezionati di Vargas Llosa hanno già conosciuto in Elogio della matrigna, sta per godersi la meritata e cospicua pensione da dirigente di una Compagnia di Assicurazioni, soldi e tempo libero che intende spendere in un indimenticabile viaggio in Europa con la sua seconda moglie Lucrecia e con suo figlio Fonchito di cui Lucrecia è matrigna.

In un pranzo a La Rosa Náutica, protesa sul Pacifico, il suo principale e amico lo mette in un bel guaio: gli chiede di fargli da testimone del matrimonio con la sua domestica. Le conseguenze di questo semplice gesto d’amicizia, complicate e avvincenti, finiranno anche qui in un lieto fine che coinciderà con quello di Felícito.

In L’eroe discreto c’è un trionfo del bene sul male portato con tale leggerezza e simpatia da intrattenere il lettore con grande piacere, un lettore che sente di vivere in quelle latitudini piene di nomi esotici e strambi, di cibi e abitudini uguali e diversi dai nostri, di conflitti familiari e sociali i cui protagonisti sono tutti di sesso maschile, ma non machos. I due protagonisti hanno figli maschi, maschi sono i gemelli che scateneranno la guerra legale e non solo contro il matrimonio del ricco padre Ismael. L’autore evoca il quadro di Goya in cui Saturno mangia i suoi figli, ma la sua storia narra di figli che tentano di divorare i padri senza riuscirci. Il più malizioso è l’adolescente Fonchito, figlio di don Rigoberto, forse innamorato della matrigna, che si prende gioco del genitore inventando una storia che distrae il lettore dall’intreccio per rivelarsi alla fine per quello che è: una burla verso il padre.

Alessandra Riccio

Martio Vargas Llosa, L’eroe discreto, Einaudi, Torino 2013, pp. 382, € 21,00.

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