Mario Vargas Llosa et al. Partoriscono un topolino.

Mario Vargas Llosa

Mario Vargas Llosa

L’avevo sotto gli occhi, nero su bianco, ma non ci potevo credere: sul quotidiano di Madrid “El País” del 7 agosto è comparso –fra le lettere al direttore- un appello firmato da un bel gruppo di intellettuali spagnoli e latinoamericani in “Solidarietà con il Venezuela”. L’ho subito letto per la curiosità di sapere su quale vicenda tante belle firme si affannavano a chiedere solidarietà in un momento di tranquillità, per lo meno apparente, di quel grande paese che sta vivendo in maniera agitata il suo processo di grandi trasformazioni sociali, di nuove relazioni internazionali e di cambiamenti nell’assetto economico. Trasformazioni rivoluzionarie pensate, volute, messe in atto dal compianto presidente Hugo Chávez. L’ho letta ma non potevo credere che tante intelligenze –in primis il Premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa- partorisse quel topolino! Nella loro Lettera al Direttore, i firmatari chiamano gli attuali governanti guidati da Nicolás Maduro, “gli eredi di Hugo Chávez”, non ministri né membri di un governo legittimamente eletto e li accusano di gestire il Potere esecutivo, legislativo, giudiziario, fiscale ed elettorale, oltre che l’importante risorsa petrolifera, come se ne fossero i proprietari (!) e soprattutto di limitare le libertà dei cittadini a cominciare dalla libertà di espressione. Ci si stanca di ripetere che tradizionalmente in Venezuela la stragrande maggioranza dei mass media è stata e continua ad essere in mano dei privati, ragion per cui è stato necessario riequilibrare l’informazione, potenziare la televisione di Stato ma anche –per una felice iniziativa di Chàvez- dar vita, insieme ad altri paesi della regione ad una televisione territoriale, Telesur, che si sta affermando come una fonte di informazione alternativa molto importante.

I firmatari denunciano “la detenzione illegale” di Leopoldo López, uno dei capi della insurrezione dei primi mesi di quest’anno, un politico di destra che si era già distinto durante il tentativo di colpo di stato contro Chávez del 2002, per i suoi atti di violenza contro la famiglia del Ministro degli Interni dell’epoca, Ramón Rodríguez Chacín. López si era consegnato in maniera plateale alle autorità a febbraio ed ora è sotto processo. La lettera lamenta anche la “pressione” a cui verrebbe sottoposto l’anziano Teodoro Petkoff, con un lontano passato di sinistra, e in particolare protestano per l’accusa formulata contro la ex deputata María Corina Machado, il cui nome ha risuonato fortemente durante i giorni delle manifestazioni studentesche ben presto trasformate in vera e propria guerriglia urbana. La Machado, da parlamentare, si è comportata in maniera scorretta, accettando di parlare a nome di uno stato straniero, il Panama, presso l’Organizzazione degli Stati Americani, per denunciare il proprio paese, di cui era rappresentante. La lettera si conclude con la richiesta della liberazione immediata di López, la fine delle ostilità contro l’opposizione, che frattanto litiga, si divide e perde pezzi, e il “ristabilimento della pluralità dei mezzi di comunicazione, degli organi elettorali e giudiziari”. I prestigiosi intellettuali vorrebbero forse il ritorno a quel 90% di informazione in mani private; alla arcinota corruzione di giudici e funzionari; ai tempi di Carlos Andrés Pérez, unico Presidente al mondo ad essere stato destituito per malversazione dal Congreso Nacional il 21 maggio 1993 molti anni prima che gli “eredi di Chávez” prendessero il potere per via elettorale.

Sorprende –ma fino a un certo punto- vedere in calce a questo documento la firma del filosofo Fernando Savater, dello storico Antonio Elorza, e dello scrittore Antonio Muñoz Molina. Ma soprattutto sorprende la genericità delle accuse e la mancanza di argomenti a sostegno dell’appello. Il giorno dopo ho cercato su El País qualche riscontro alla denuncia di quelle autorevoli firme, ma non ho trovato più nulla.

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