Armando Hart. Comandante en jefe, amigo.

Armando HartIn occasione del IX Congresso dell’Unione dei Giovani Comunisti di Cuba, Armando Hart, ottantaquattrenne ex Ministro dell’ Istruzione e poi della Cultura, ha la felice idea di rivolgere i suoi auguri per gli ottantotto anni di Fidel Castro, proprio in quella platea di giovani. Va ricordato che Hart, fin da giovanissimo combattente contro la dittatura, imprigionato e torturato, militante del 26 luglio, fra i suoi molti meriti ha quello di essere stato uno dei principali responsabili della leggendaria campagna di alfabetizzazione (1961) della popolazione cubana.

 Il capitalismo è insostenibile; ormai la sua presenza è insopportabile; è dannoso per la salute. I popoli che fanno sentire la loro voce antimperialista dal profondo dei loro cuori –perché, come direbbe Martí, “il corpo umano è come le nazioni: ha il cuore dove non lo si vede …”-, hanno bisogno di una piattaforma ideologica, di un pensiero filosofico, politico e sociale; in se stesso emancipatore, riserva di eticità, di cultura superiore, di cui ha bisogno l’umanità per vincere quella cultura che promuove l’egoismo personale, l’esaltazione della materialità, il marciume morale. Non senza ragione noi ci impegniamo a continuare a lavorare alla costruzione del socialismo; senza dimenticare che il socialismo è una luce all’orizzonte che cerchiamo di raggiungere. Ecco il perché dell’importanza di avere coscienza del fatto che si tratta di un cammino lungo e non esente da difficoltà o da adeguamenti e rettifiche, e che ha sempre bisogno dell’analisi e dello studio per garantire una rotta sicura.

L’umanità oggi ha bisogno di un pensiero che porti in sé l’essenza di ciascuno dei nostri popoli, le fonti latinoamericane come tratti originali, l’identità nazionale, il rispetto degli altrui diritti sia a livello individuale che collettivo, una strategia culturale, etica e politicamente ammissibile, un esercizio completo del dovere e un carattere integro come auspicava l’Apostolo di Cuba, José Martí. E a proposito di quel necessario pensiero filosofico, politico e sociale dobbiamo ricorrere a sorgenti di indiscutibile valore, dotarci del lievito storico di uomini di una statura etica trascendentale, di pensiero e di azione di valore come Simón Bolívar, José Martí, Hugo Chávez e Fidel Castro. In loro troveremo importanti lezioni di politica, soprattutto di una cosa sulla quale ho insistito e che ho chiamato “la cultura del fare politica”; infatti questi grandi uomini sono maestri in questa arte, dove è così importante saper coniugare l’essere radicale con l’essere armonioso; soprattutto di questi tempi. Non dimentichiamo che gli insegnamenti di Martí e di Fidel, specialmente nel campo della politica, costituiscono il contributo fondamentale del pensiero cubano alla cultura politica e filosofica universale: la cultura del fare politica, di cui parlavo; cioè le forme pratiche che utilizziamo per riuscire a materializzare la cultura politica e a vincere gli ostacoli che si ergono davanti a ogni progetto rivoluzionario.

Ha proprio ragione Fidel quando, pochi giorni fa, a proposito del massacro in Palestina, ha scritto: “La specie umana sta vivendo una fase senza precedenti nella storia. Uno scontro fra aerei militari o navi da guerra che si sorvegliano strettamente, o altre cose del genere, possono scatenare una contesa con l’impiego di sofisticate armi moderne che si potrebbe trasformare nell’ultima avventura del nostro Homo Sapiens”. Non si tratta di un allarme senza senso, è una realtà di cui tutti dobbiamo prendere coscienza per la responsabilità che ci tocca come esseri umani nella difesa e nella preservazione dell’umanità. Bisogna studiare molto: il momento è cruciale; non sono tempi di pura contemplazione, di descrizione superflua di una realtà, senza volontà politica conseguente, decisa a cambiare per il bene di tutti; creatrice delle condizioni richieste per trovare soluzioni agli ingenti problemi globali; in grado di trasformare lo scenario pieno di ombre in cui viviamo. Adesso è il momento di essere protagonisti di una nuova opera di teatro, e la sceneggiatura che continueremo a costruire avrà la sua fonte nel patrimonio di idee di Bolívar, di Martí, di Chávez e di Fidel.

Sono già 88 agosti di gloria, 88 e più ragioni per continuare a combattere per Cuba, per la Nostra America e per tutta l’umanità; sono anche 88 i gradini della sempre eroica scalinata dell’Università dell’Avana; un luogo, questo, dove Fidel è diventato rivoluzionario, dove ha temprato la sua ribellione e dove si è trasformato nella formula salvatrice della nazione, incarnando, come miglior discepolo, le idee di Martí. Questo è Fidel, colui che ha portato la dottrina del Maestro nel cuore quando, nel 1953, ha avuto luogo l’assalto al cielo della libertà, le azioni del 26 luglio glorioso ed epico come pochi avvenimenti nella storia universale.

Questo è Fidel, colui che realizza giustizia e uguaglianza sociale, il chisciotte e il cavaliere dell’internazionalismo e della solidarietà mondiale, l’eterno giovane ribelle, il maestro delle idee e della lotta invincibile e gravida di passione rivoluzionaria. Lì, nell’Università, quasi tricentenaria, dobbiamo esserci tutti, dove ogni giovane cubano dovrà rendere tributo a Julio Antonio Mella e a José Antonio Echevarría, dove la patria diventa più bella e le ansie di lotta si ergono, si innalzano come quelle pigne gioiose dei Pini Nuovi descritti dall’Apostolo un 27 novembre 1891 nella città di Tampa. Come ieri, continuiamo ad onorare i nostri morti, il cammino che ci hanno indicato non svanisce, la gioventù se ne fa carico come di un’eredità e ne sarà ogni giorno più degna.

Non può venir meno perché altrimenti, come ha affermato Fidel, tutto verrebbe meno. Questa gioventù ha molte sfide davanti: mantenere la Rivoluzione piena di vita. Per questo deve fornirsi di un arsenale di idee necessarie ad un proponimento così alto; un proposito che si trova nell’immensa cultura cubana che abbiamo ereditato e che è rappresentata, in grado sommo nelle diverse epoche, fra gli altri, da Féliz Varela, da José de la Luz y Caballero, da José Martí, Enrique José Varona, Julio Antonio Mella e, ai giorni nostri e per sempre, dal compagno Fidel. Immensa è la nostra responsabilità perché a Cuba, durante il Ventesimo secolo, si sono andati articolando, insieme alle idee e alle azioni di Mella e di Fidel, il pensiero filosofico e politico più avanzato d’Europa, il socialismo, e la tradizione patriottica e utopica, latinoamericana e caribegna di Bolívar e di Martí. Si tratta di un evento singolare nella storia delle idee nel mondo. Mi sento uno dei giovani del secolo XXI; ecco, questo è il mio sincero omaggio per lei, Comandante in Capo, amico, per il suo ottantottesimo compleanno.

(13 agosto 2014)

Armando Hart (L’Avana, 1930), ex dirigente studentesco riformista, avvocato, politico ed educatore. Dirigente del Movimento 26 luglio, ha svolto importanti incarichi sia nella fase insurrezionale che nel governo rivoluzionario.

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