Il destino di Assange

Julian Assange La Gran Bretagna non ha vergogna: sono due anni che Julian Assange è rinchiuso nell’ambasciata londinese dell’Ecuador, ma la polizia britannica non ha nessuna intenzione di consentirgli di uscire da quel rifugio per prendere un aereo e andarsene da chi è disposto ad accoglierlo. La sua storia è nota: ideatore e patron di Wikileaks, l’australiano Assange ha creduto legittimo, e perfino doveroso, far conoscere al mondo intero una mole spaventosa di documenti ufficiali che hanno rivelato le menzogne, gli intrighi, le ipocrisie, le destabilizzazioni della superpotenza, gli Stati Uniti d’America. Avveniva quattro anni fa, ma l’australiano è riuscito a cavarsela per due anni, fino a quando una accusa di violenza sessuale partita dalla Svezia, ha collocato Assange fra i ricercati dall’Interpool. Non ci è voluto molto per capire che quell’accusa –abbastanza improbabile- nascondeva una trappola: presentandosi al Tribunale per rispondere di quell’accusa, Assange aveva la certezza che sarebbe stato estradato negli Stati Uniti che difficilmente perdonano chi li colpisce anche con le armi dell’elettronica. Che lo dica Snowden, rifugiato in Russia, o il soldato Manning, vittima di interrogatori molto aspri e ora nelle carceri del suo paese. Tutto per aver fatto circolare documenti che ci hanno rivelato il ruolo della Cia nella destabilizzazione del mondo e il cinismo degli Stati Uniti nell’organizzare e praticare il loro controllo sul mondo.

Nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri dell’Ecuador, Patiño, ha fatto visita ad Assange e gli ha ribadito la decisione del suo governo di proteggerlo nella propria ambasciata, qualche giorno dopo, in una conferenza stampa, il patron di Wikileaks ha annunciato che uscirà da quel luogo ma non ha detto né come né quando né perchè. Sono più di due anni che sta lì senza poter mettere il naso fuori dal recinto diplomatico ma l’opinione pubblica non ne ha fatto un caso, tende a dimenticarlo guidata in questo dalla mainstream di una stampa in gran parte manovrata e asservita.

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