Un evento storico per la Colombia: le conversazioni di pace.

Colombia BandieraSono quasi due anni, dall’ ottobre 2012, che il governo colombiano del presidente Santos e le Farc, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, mantengono, all’Avana, colloqui volti a trovare un “Accordo Generale per porre termine al conflitto e per la costruzione di una pace stabile e duratura”. Si tratta di un’iniziativa di portata storica visto che le Farc sono la guerriglia più antica dell’America Latina e, pur non avendo vinto, in sessanta anni non è mai stata sconfitta. In questa situazione, il Presidente Santos ha, a quanto pare in maniera seria, lavorato per trovare il modo di avviare i negoziati per una pace che tutta la Colombia auspica. Le difficoltà erano molte, prima di tutto la sede che avrebbe potuto accogliere i rappresentanti delle due parti; non era facile trovare un luogo in cui i rappresentanti della guerriglia (una vita in clandestinità) potessero sentirsi sufficientemente sicuri e forse l’unico al mondo era Cuba il cui governo è sempre stato propenso a dare ospitalità e a favorire i negoziati pur rischiando, come è accaduto, l’anatema degli occhiuti e ipocriti Stati Uniti che ancora oggi l’accusano di essere implicata nel traffico di esseri umani e di far parte di quel gruppo di paesi da loro definiti “stati canaglia”. Adesso, all’Avana, il lento progredire delle conversazioni ha subito una svolta inedita e importante: sono state ascoltate le testimonianze di familiari e vittime civili di questa lunga e violenta “guerra civile”. E’ stata, infatti, la popolazione colombiana a subire inerme le conseguenze dolorose della contesa, trovandosi ad essere preda inerme dell’esercito, delle Farc e delle spietate organizzazioni paramilitari. Con questa audizione è stato dato il dovuto riconoscimento ufficiale dei diritti delle vittime a un risarcimento anche morale, avendo pagato senza colpa, le atrocità di una guerra che non avevano voluto.

La Commissaria delle Nazioni Unita per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha sottolineato l’importanza dell’ascolto della testimonianze delle vittime come una pratica che non ha precedenti non solo in Colombia, dove il conflitto ha prodotto 222.000 morti, ma nel mondo intero. Da qualche mese prima dell’incontro-dialogo, i negoziatori di pace hanno riunito più di 3.000 vittime per ascoltare con umiltà le loro proposte in termini di verità, giustizia e indennizzo; fra queste persone ne sono state scelte sessanta per recarsi all’Avana ed incontrarsi faccia a faccia con i propri aguzzini. In questa settimana è avvenuto il primo incontro con una dozzina di testimoni che si è aperto con un minuto di silenzio in cui vittime, Farc e esponenti del governo si sono tenuti per mano ed hanno instaurato un clima di grande rispetto che è indispensabile per far procedere i negoziati e per includere in questa delicata trattativa, la voce della società civile.

Nel Sudafrica di Mandela avevamo assistito ad una inedita riconciliazione basata sul riconoscimento da parte dei sostenitori dell’apartheid e dei repressori delle loro colpe, ma essi erano ormai stati sconfitti dalla protesta popolare. Nel caso della Colombia, senza vinti ne’ vincitori, le conversazioni di pace che includono adesso anche le vittime e che cominciano ad ascoltare la voce della società civile, costituiscono davvero un inedito e storico appuntamento per conseguire un bene supremo: quello di un paese in pace.

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