Helen Hernández Hornilla.

Il Codice del Lavoro è rimasto a metà sui diritti sessuali.

CubaL’omissione dell’identità di genere fra le cause per le quali viene proibita la discriminazione nel nuovo Codice del Lavoro di Cuba ha provocato energiche denunce di collettivi e di attivisti a favore dei diritti delle persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali) nell’isola del Caribe.
Benchè costituisca la prima legge cubana che coordina la discriminazione a causa dell’orientamento sessuale e sostituisca i vetusti termini di “sesso” e “razza” con “genere” e “colore della pelle”, è ancora sospesa la menzione a gruppi tradizionalmente discriminati nell’ambito lavorativo.
Il comma b dell’Articolo 2 di questa norma giuridica sancisce che il diritto al lavoro è uguale per tutta la cittadinanza, “senza discriminazioni per il colore della pelle, il genere, la fede religiosa, l’orientamento sessuale, l’origine territoriale, l’handicap e qualsiasi altra distinzione lesiva della dignità umana”.
In questo modo, una persona discriminata per il suo orientamento sessuale nel lavoro gode di uno strumento per difendersi davanti agli organismi amministrativi corrispondenti o alla Procura Generale, ha dichiarato a SEMlac il capo dei servizi giuridici del Centro Nazionale di Educazione Sessuale (Cenesex), Manuel Vázquez Seijido.
Ma, come altri esperti attivisti, Vázquez Seijido, considera un errore avere trascurato popolazioni storicamente discriminate, specialmente le persone che si identificano con un genere diverso dalla norma per il loro sesso biologico o quelle che vivono con HIV/sida.
La storia
L’attivista gay e giornalista Francisco Rodríguez Cruz è stato il primo a richiamare l’attenzione sulle carenze del Codice del Lavoro approvato a maggioranza a dicembre 2013 nelle sessioni dell’Assemblea Nazionale del Poder Popular (parlamento unicamerale), dopo intensi dibattiti preceduti da un vasto processo di consultazione popolare e richieste di attivisti LGBTI fin da quando è stato reso pubblico il progetto un anno fa.
La stessa seduta parlamentare è stata scenario di una polemica dopo la proposta della deputata Mariela Castro Espín di includere nel citato articolo 2 l’identità di genere, l’handicap e la condizione di sieropositivo al HIV come causa di discriminazione sul lavoro, oltre ad integrare un linguaggio inclusivo in materia di genere per tutta la norma e condannare la violenza in questo ambito.
Come risultato delle discussioni, alcune delle quali trasmesse in televisione, è stato approvato a maggioranza che una commissione rivedesse il testo e includesse i suggerimenti della direttrice del Cenesex e quelle riportate da altri parlamentari. Il presidente Raúl Castro ha aggiunto che la commissione si sarebbe incaricata degli aspetti “di stile e di contenuto”.
Tuttavia, la nuova legge, vigente fin dalla sua pubblicazione a giugno sulla Gazzetta Uffriciale, ha tralasciato alcune proposte emanate durante la discussione motivando la denuncia immediata del giornalista Francisco Rodríguez Cruz nel suo blog “Paquito el de Cuba”.
Pe questo giornalista di Trabajadores, la versione finale di questa norma “mette in discussione i metodi e le forme di lavoro dell’Assemblea Nazionale del Poder Popular, il compimento dei procedimenti legislativi da parte della direzione del massimo organismo dello Stato e la trasparenza nel prendere decisioni a partire dalla volontà dei deputati e delle deputate”.
In un modo che ha pochi precedenti per l’attivismo cubano, immediatamente dalle reti sociali, dai blog e dalla stampa digitale si sono fatte sentire varie voci per esigere spiegazioni ufficiali sulla questione.
Mariela Castro ha criticato nel suo blog “che la discriminazione per identità di genere sia ancora pendente nella nostra legislazione” e ha elogiato “il giornalismo critico rivoluzionario che sta offrendo i migliori contributi” a questo tema.
Da parte sua, l’autonomo progetto Arcoiris, che difende i diritti LGBTI a Cuba, ha mandato una lettera aperta al presidente dell’Assemblea Nazionale lo scorso 23 giugno per sollecitare una risposta sull’argomento.
I dodici firmatari della lettera hanno mostrato preoccupazione per la “trascendenza umana e politica delle formulazioni che sono state ignorate senza una apparente giustificazione”.
Alla protesta si sono unite anche le reti sociali di attivismo comunitario per la diversità sessuale di Cienfuegos e il promotore culturale Ramón Silverio, uno degli attivisti LGBTI più noti del paese.
I membri della Commissione di revisione della legge hanno addotto di non avere la facoltà di aggiungere i nuovi elementi di contenuto, che non competeva a quel tipo di norma il termine essendo estraneo al suo oggetto sociale, e infine che l’Assemblea non aveva votato la proposta la quale contravveniva alla Costituzione della Repubblica.
Questo è quanto si è saputo della riunione fra José Luis Toledo Santander, presidente della Commissione Affari Costituzionali e Giuridici del Parlamento ed altri integranti l’organismo legislativo con rappresentanti di Arcoiris e del Cenesex, secondo la versione fornita da Paquito el de Cuba.
Per la Ministra del Lavoro e della Sicurezza Sociale, Margarita González, non era pertinente includere l’identità di genere perché concede un diritto impossibile da realizzare visto che non esiste una definizione giuridica previa su questo tema nella legislazione cubana, come ha dichiarato in una intervista recente con Rodríguez Cruz.
In questo dialogo, la ministra ha mostrato resistenza a riconoscere i diritti di questi gruppi e ha aggiunto che “anche se possono esistere dei trogloditi che le discriminino, non credo che in molti casi le difficoltà che presentano queste persone dipendano dalla loro identità di genere, ma che siano associate nella maggioranza dei casi ad altri problemi di condotta e di disciplina”.
Questo commento ha prodotto la reazione dell’attivista Alberto Roque il quale, dal sito <HOMOsapiens@CUBA> ha definito “oscurantiste, conservatrici e discriminatorie” le convinzioni di alcuni legislatori e politici del paese.
“Non si tratta solo della promulgazione di una Legge di Identità di Genere, che è necessaria e perentoria, ma anche di far rispettare la stessa Legge del Lavoro vigente, che condanna la discriminazione per genere ed elimina la categoria sesso, contrariamente alla Costituzione”, ha chiarito il medico specializzato in temi della sessualità.

Perché identità di genere?
Molte persone trans non possono terminare gli studi per il rigetto sociale. Benché la discriminazione di genere, nominata nel Codice, abbracci in teoria ogni tipo di comportamento associato alle costruzioni culturali, sociali e storiche stabilite a partire dal sesso, gli specialisti sostengono che nel diritto ciò non è sufficiente a rendere visibili i conflitti specifici di persone trans (travestiti, transgender e transessualei).
“L’inclusione di termini espliciti nelle legislazioni ha un carattere politico e permette di rendere visibile la priorità che danno gli Stati a determinate questioni che sono problemi sociali”, ha dichiarato a SEMlac Francisco Rodríguez Cruz.
Cuba ha posto in essere dal 2001 una strategia di attenzione a persone transessuali coordinata dal Cenesex, grazie alla quale, per esempio, vengono realizzate operazioni di riassegnazione sessuale accompagnate da assistenza psicologica e a meccanismi di integrazione sociale.
Ma indagini realizzate nell’isola concludono che le popolazioni trans sono fra quelle più svantaggiate nella ricerca di un lavoro a causa dei pregiudizi causati dal fatto di essere considerate parte di un genere diverso dal sesso assegnato.
Le persone trans in genere hanno un basso livello scolastico perché, abitualmente, vengo scacciate da casa o dalla scuola in età molto precoce e si sentono rifiutate quando vengono obbligate a indossare un’immagine corporale, contraria all’identità di genere con cui si identificano.
“Abbandonando gli studi e senza appoggio familiare, molte devono dedicasi alla prostituzione”, racconta l’attivista gay. Secondo lui, quelle persone trovano difficoltà a venire accettate in altri lavori e comunque vengono loro offerti posti di bassa qualifica, quasi sempre poco remunerati. Quando si visualizza una popolazione in questo tipo di legislazione si sta insistendo su discriminazioni storiche, ha fatto notare da parte sua Manuel Vázquez Seijido.
Negli ultimi tre anni, giuristi del Cenesex hanno esaminato più di 30 casi di discriminazione lavorativa di persone transessuali, travestiti o transgender anche se potrebbero essere molte di più quelle che arrivano a richiedere aiuto, racconta lo specialista. Normalmente viene loro negato l’impiego con comportamenti di transfobia manifesta allegando che la loro immagine fisica non corrisponde al sesso o al nome della carta di identità.
Vázquez Seijido sostiene che nessuna norma giuridica determina che per lavorare o per realizzare qualunque cosa, l’immagine fisica debba coincidere con la descrizione del documento legale.
Ci sono anche dei trans che manipolano la loro immagine per ottenere un lavoro ma, una volta nel posto di lavoro, compaiono le questioni sul suo modo di vestire o sulla sua gestualità, fra le altre manifestazioni di disturbo.

Questioni pendenti
Per l’attivismo LGBTI del paese continua ad essere prioritario il progresso legislativo, per cui il Cenesex continuerà a richiedere modifiche al Codice del Lavoro, dice Vázquez Seijido. Vogliono anche promuovere la redazione di una Legge di Identità di Genere che abbracci diversi ambiti del diritto per persone trans, incluso il cambiamento legale di identità, l’accesso all’istruzione e al lavoro remunerato.
Sono ancora in sospeso questioni come la violenza di genere, neanche menzionata nella legge approvata, o il necessario regolamento dei diritti delle donne in lavori non statali, come ha denunciato l’economista Teresa Lara in una precedente intervista a SEMlac.
Lo stesso succede con la proposta di un nuovo Codice di Famiglia che sostituisca quello vigente dal 1975, in attesa che venga discusso in Parlamento e che include normative per assicurare il diritto al libero orientamento sessuale e all’identità di genere nonché al riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso.
“E’ diverso avere una norma che ti protegge invece di affidare tutto all’interpretazione del tuo capo”, spiega Sandra Alvarez, membro di Arcoiris, a SEMlac. Se si riesce ad ottenere una modifica a favore di queste rivendicazioni, l’attivista pensa che si farebbe “un passo avanti nella giustizia sociale perseguita dalla Rivoluzione Cubana, ma che ancora non è riuscita a raggiungere”.
Quanto alle insufficienti spiegazioni ufficiali, Arcoiris ha presentato una seconda denuncia lo scorso 26 luglio, in cui ha chiesto all’Assemblea Generale e alla Procura della Repubblica di indagare a fondo sul fatto che non è stato rispettato il mandato ricevuto dalla Commissione Stile e Contenuto che ha rivisto il Codice di Lavoro.
Ha anche chiesto di ricorrere a tutti i procedimenti giuridici esistenti per sottoporre a votazione del Parlamento un emendamento a questa legge in cui vengano inclusi i loro reclami, e ha chiesto alla deputata Mariela Castro di utilizzare il suo diritto all’iniziativa legislativa individuale per presentare al parlamento un progetto di Legge di Identità di Genere e un nuovo Codice della Famiglia.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI TRADOTTI e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.