La ribelle Mariela

Mariela Castro La Repubblica del 20 agosto ricucina una notizia dell’Agenzia Associated Press in salsa scandalistica e racconta che “la nipote del lider maximo Fidel e figlia di Raul compie un gesto mai visto sull’isola: ha votato contro una legge sulle discriminazioni sul lavoro”. Pare che per l’estensore dell’articolo non firmato, la notizia sia il voto contrario di Mariela Castro in Parlamento e non la questione che si dibatte e la discussione che ha suscitato nella società civile. Mariela Castro è una “ribelle” e il suo “no” al parlamento è “storico”. Eppure se ne parla solo oggi sui nostri giornali anche se il fatto è avvenuto a dicembre 2013 e non molte settimane dopo la notizia –totalmente inventata eppure ripresa da radio e telegiornali- della morte di questa donna attiva, intelligente e con una sua professione alla quale si dedica con passione, in un incidente aereo in Africa mentre invece lei era all’Avana e partecipava a un congresso nell’Hotel Nacional. Da molti anni Mariela, sessuologa, psicologa, presidente del Cenesex, conduce una battaglia contro le discriminazioni sessuali che giustamente interpreta come una battaglia di democrazia che trascende la questione sessuale per diventare una questione di principio che entra nel cuore stesso della pratica democratica. Insieme al suo team si batte su molti fronti con una grande abilità diplomatica e con grande fermezza; nelle ultime elezioni è stata eletta deputata al Parlamento e nella assemblea di dicembre ha espresso un voto contrario al Nuovo Codice del Lavoro avendo riscontrato l’eliminazione di una clausola sulla quale c’era stato un generale consenso. Naturalmente, per chi ama vedere il pel nell’uovo, “la nipote di Fidel e la figlia di Raul” può permettersi di agire in maniera coraggiosa e ferma grazie alle sue illustri parentele e poco si cura di una lunga traiettoria professionale e della paziente opera portata avanti per rimuovere antichi tabù che appartengono non solo alla cultura cubana, ma a quella di quasi tutti i paesi del mondo, compreso il nostro.
Il giornalista Víctor Angel Fernández (La pupila insomne, 21 agosto 2014) ha messo l’accento sulla curiosa abitudine dei nostri mezzi di informazione di tacere molte notizie ed enfatizzarne altre che o non sono vere o vengono cucinate in modo da trasformarne il senso: “Non interessa il Codice del Lavoro, con i suoi vantaggi e le sue insufficienze perché contribuisce maggiormente alla critica dire che qualcuno si è opposto alla sua approvazione, visto che con un solo colpo si attiene un effetto molto maggiore. (…) Va bene la critica, ma succede anche che più di una volta il trampolino venga usato per promuovere una causa politicamente scorretta. A Cuba abbiamo avuto, durante l’estate, la massima personalità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha riconosciuto il sistema sanitario cubano come un punto di riferimento. I critici, zitti. Israele commette a Gaza un genocidio riconosciuto internazionalmente. I critici, zitti, anche se alcune immagini di bambini massacrati non ci consentono di dimenticare mai (…). I presidenti di Cina e Russia vengono a negoziare in una Cuba che si apre agli investimenti stranieri. I critici, zitti. La Associated Press denuncia ancora una volta i tentativi contro Cuba e i critici, idem.”
Sono convinta che a Mariela Castro e a molti cittadini cubani che hanno a cuore la quotidiana battaglia per non consentire che la rivoluzione invecchi, e magari anche a molti lettori onestamente interessati alle vicende di Cuba, sembrerà giusta la decisione di tradurre e pubblicare un articolo di Helen Hernández Hornillo del 4 agosto (SEMlac http://www.redsemlac-cuba.net/diversidad-sexual/) che riassume e spiega la questione. La troverete in questo blog fra gli “Articoli tradotti”.

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