Fidel e McCain

Fidel CastroC’è una domanda elementare e inquietante che il bon ton politico impedisce di pronunciare. Ormai alle soglie dei novanta anni, con un passato di uomo politico che fa di lui uno dei maggiori testimoni del secolo scorso, Fidel Castro può permettersi di parlare fuori dai denti. In uno dei suoi commenti più recenti, pubblicato dal quotidiano Granma, il “compañero” Fidel ricorda i trascorsi di John McCain, candiato repubblicano alle elezioni del 2008, già sconfitto in quelle del 2000, e fervente sostenitore delle peggiori cause in giro per il mondo. Militare in Vietnam, il giovane pilota John McCaine venne abbattuto mentre bombardava Hanoi, la capitale. Fu fatto prigioniero e difeso dalla furia popolare da un anziano soldato vietnamita, John McCainligio custode delle regole d’onore. Saputo che il pilota era il figlio di un Ammiraglio della Marina statunitense, il prigioniero fu poi trattato con rispetto e addirittura amicizia durante i cinque anni della sua prigionia, visto l’interesse del paese nemico a riscattare un prigioniero così importante. Ciò non aveva impedito, in seguito, all’ex pilota di raccontare di essere stato torturato e che a istruire i vietnamiti su questa orrenda pratica c’erano individui che parlavano in spagnolo e che secondo McCaine erano cubani. Fidel ricorda che i cubani non sono mai andati in Vietnam come istruttori militari e ricorda le grandi doti tattiche e strategiche del leggendario generale Giap, ma il suo sdegno è tutto rivolto al cinismo di McCain, oggi senatore e importante esponente della politica aggressiva degli Stati Uniti:

“Ma a parte questo, la cosa più cinica del sig. McCain è stato il suo operato nel Vicino Oriente. Il senatore McCain è l’alleato più fidato di Israele nelle trappole che ordisce il Mossad, qualcosa che neanche i peggiori avversari sarebbero stati capaci di immaginare. McCain ha partecipato insieme a questo servizio segreto alla creazione dello Stato Islamico che si è impadronito di una parte notevole e vitale dell’Irak, come pure, a quanto si sostiene, di un terzo del territorio della Siria. Questo Stato gode già di entrate multimilionarie e minaccia l’Arabia Saudita e altri Stati di quella complicata regione che somministra la parte più importante del combustibile mondiale.

Non sarebbe preferibile lottare per produrre più cibo e prodotti industriali, per costruire ospedali e scuole per le migliaia di milioni di esseri umani che ne hanno un disperato bisogno, promuovere l’arte e la cultura, lottare contro malattie epidemiche che conducono alla morte più della metà dei malati, il personale sanitario o i tecnici che, a quel che si intravede, potrebbero finalmente eliminare malattie come il cancro, l’ebola, il paludismo, il dengue, la chikununya, il diabete e altre malattie che distruggono le funzioni vitali degli esseri umani?

Se oggi sembra possibile prolungare la vita, la salute e il tempo utile delle persone, se è perfettamente possibile pianificare lo sviluppo della popolazione in virtù della produttività crescente, la cultura e lo sviluppo dei valori umani, che aspettiamo a farlo?

Se non trionferanno le idee giuste, trionferà il disastro.”

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