Katia Sassoni, Gino Doné. L’italiano del Granma.

L’italiano del GranmaE’ la stessa autrice, Katia Sassoni, ad avvertire il lettore della difficoltà che implica scrivere la biografia di un uomo allo stesso tempo così trasparente e così misterioso. Dice la Sassoni: “Covavo da sempre, fin dal giugno 1995, quando mi recai con Gin [il giornalista Gianfranco Ginestri] a San Donà di Piave per conoscere sua nipote Silvana, il desiderio di scrivere un libro su Gino, ma c’erano troppi intellettuali e giornalisti famosi che avevano già contatti avviati con editori importanti, per poter ambire a un tale privilegio. A un certo punto, però, venni a sapere che tutti, davvero tutti ormai, avevano mollato quel progetto letterario che io avevo vagheggiato senza avere il coraggio di esprimerlo a nessuno”(p. 125).
Alle vicende dell’ italiano Gino Doné Paro, l’unico europeo ad aver partecipato allo sbarco del Granma insieme a Fidel, Raúl e Che Guevara, e alla sua ricomparsa inattesa, quando tutti lo davano per morto, si sono interessati molti giornalisti, da Maurizio Chierici a Gianni Minà, da Katiuska Blanco a Pino Cacucci, da Aldo Garzia a Fulvio Grimaldi. Ed è proprio quest’ultimo a spiegare in modo molto semplice, che, nella vita di Gino Doné, partigiano nella resistenza, in fuga da un’Italia confusa, ormai un irregolare per la burocrazia italiana, clandestino a bordo della nave che lo portò per la prima volta a Cuba, c’è un grande vuoto che quell’ostinato operaio veneto non ha mai voluto chiarire. Grimaldi ricorda i loro incontri improntati più all’amicizia che all’indiscrezione propria del giornalista: “Poi ci siamo rivisti in Italia e insieme abbiamo percorso pezzi del Paese, lui a raccontare di Cuba, fintanto che non vi spuntava la sua persona, io a presentare i miei docufilm…” Ho sottolineato la frase per mettere in evidenza il fatto che quell’uomo cordiale e amante della compagnia, bonario e disponibile, è riuscito a mantenere il riserbo massimo sugli anni in cui non è stato da nessuna parte, come direbbe Paco Ignacio TaiboII. Ha raccontato che, dopo il drammatico sbarco del Granma è riuscito a tornare a Santa Clara dove viveva con sua moglie, che di lì è dovuto ripartire ancora clandestinamente. Che poi ha vissuto in molti luoghi, che ha sposato in seconde nozze una portoricana della Florida e che, alla morte di lei, è tornato nel natio Friuli, a casa delle sue sorelle e nipoti; altro, nessuno è riuscito a strappargli di bocca. Ne fa sintesi efficace l’editore Massari che gli fu amico: “Ciò che lui voleva dire ha detto e ciò che non voleva dire non ha detto. Punto”.
Ma il ricordo di Gino non poteva perdersi nel vuoto della sua morte, e Katia Sassoni ha armato un libro che lo ricorda nella sua grande vitalità e generosità, ricorrendo alla memoria di amici e conoscenti, rintracciando la sua presenza di vecchio partigiano in ogni giorno della memoria che ancora il nostro paese celebra.

Alessandra Riccio

Katia Sassoni, Gino Doné. L’italiano del Granma, Massari editore, 2013, pp. 158, €10.

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