Anniversario della morte del giovane italiano Fabio Di Celmo.

Fabio Di CelmoIl quattro settembre ricorreva il diciassettesimo anniversario della morte del giovane italiano Fabio Di Celmo, vittima di un attentato con esplosivo all’Hotel Copacabana dell’Avana. Il ragazzo era seduto nella hall dell’albergo in attesa di alcuni amici quando è scoppiata una piccola bomba collocata in un angolo dell’entrata. Un scheggia di un portacenere di cristallo gli ha tagliato la giugulare e per Fabio è stata la morte. Quell’esplosivo era stato collocato in quello e in altri alberghi da Raúl Ernesto Cruz León, un mercenario salvadoregno assoldato da Luis Posada Carriles, il noto e dichiarato terrorista che opera contro il governo cubano da quasi mezzo secolo. Ma è noto in tutto il Centroamerica per le sue attività terroristiche messe in atto con la protezione della CIA e dei servizi segreti dei governi più repressivi dell’ istmo; nel periodo più atroce della repressione in Salvador, la faceva da padrone nell’aeroporto di Ilopango, smistando il traffico di droga, organizzando e appoggiando ogni possibile o impossibile gesto di repressione dei movimenti di liberazione di quel territorio, soprattutto lavorando a favore dei “contras” alle frontiere del Nicaragua sandinista. D’altra parte, proprio lui era stato l’organizzatore dell’abbattimento di un aereo di Cubana de Aviación sui cieli delle Bahamas, causando la morte di tutti i passeggeri e dell’equipaggio, negli anni settanta. Con questo curriculum e con le sue sfrontate ammissioni di colpevolezza, ci si aspetterebbe di trovarlo in qualche carcere degli Stati Uniti, dove è entrato clandestinamente anni fa dopo aver goduto di un sorprendente indulto nell’ultimo giorno di governo della Presidente del Panama, Mireya Moscoso, delle cui galere era ospite. Infatti era sicuro di trovare lì la propria salvezza come poi è accaduto. Nell’anniversario della morte di Fabio di Celmo è bene ricordare quanto ha dichiarato in un’intervista al New York Time il vecchio e cinico Posada Carriles: “[delle schegge] gli hanno tagliato la giugulare. E’ stata una grande fatalità. Non è successo nulla, ma gli ha tagliato la giugulare. Certo, è triste. E’ triste perché non è stato intenzionale, ma non ci passiamo fermare perché …hum, quell’italiano stava nel momento sbagliato nel posto sbagliato”. Come se mettere bombe in luoghi pubblici non comportasse necessariamente conseguenze di quel genere. Il cinque settembre è anche la giornata dedicata a non dimenticare la causa dei cinque antiterroristi cubani processati e giudicati negli Stati Uniti e condannati a pene pesanti. Due di loro hanno scontato tutta la loro pena e sono adesso nella loro patria, ma i tre che restano nelle carceri nordamericane devono essere tirati fuori da lì, devono tornare a Cuba, riabbracciare le loro famiglie e il loro popolo. La campagna di solidarietà non si ferma ma il governo di Obama non cede, non accetta uno scambio con il cittadino nordamericano Alan Gross, contrattato per un’operazione di destabilizzazione nell’isola, né si muove per i quattro cittadini di origine cubana ma residenti a Miami, arrestati ad aprile, che hanno dichiarato di essere stati inviati a Cuba dai noti anticastristi della Florida, Santiago Alvarez Fernández Magriñà, Osvaldo Mitat e Manuel Alzugaray per azioni mirate a far cadere il governo. Recentemente Alzugaray è stato ricevuto con grande onore nella base navale di Guantánamo, occupata dagli Stati Uniti da più di un secolo, divenuta ormai un luogo di tortura e una prigione illegale. Un braccio di ferro stupido, quello dell’amministrazione statunitense che avrebbe tutto da guadagnare con un gesto magnanimo nei riguardi dei tre cubani che, durante la loro prigionia, hanno saputo guadagnarsi l’ammirazione di amici e nemici per la loro fermezza e per la loro etica. Il blogger Iroel Sánchez, in questi giorni di ricorrenze, ha sintetizzato così il finale (infelice) di queste storie: “Manuel Alzugaray si è recato nella Base Militare che gli Stati Uniti occupano nella baia di Guantánamo, non per unirsi ai sospetti di terrorismo che gli Usa trattengono lì senza processo, ma per ricevere un omaggio dall’Esercito degli Stati Uniti. Luis Posada Carriles è stato visto guidare tranquillamente la sua automobile nelle strade di Miami e ha detto alla sua intervistatrice che <dorme come un bebé>. Il mercenario Raúl Ernesto Cruz León sta in una prigione cubana. Il padre di Fabio Di Celmo continua ad invocare giustizia per i responsabili della morte di suo figlio. E a Cuba e in molte parti del mondo si continua a chiedere la libertà dei tre antiterroristi cubani, loro e i due compagni già in libertà sono Eroi della Repubblica di Cuba”.

Alessandra Riccio

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