Marco Consolo. Il Foro di San Paolo a La Paz: dialogo a sinistra.

La PazDal 24 al 29 Agosto si è tenuto il 20° Incontro del Foro di Sao Paulo a La Paz, capitale della Bolivia. L’evento ha riunito quasi 200 delegati di partiti ed organizzazioni della sinistra latinoamericana e dei Caraibi, con la presenza tra gli altri di una nutrita delegazione di invitati europei.
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Il cammino percorso
Molta acqua è passata da quando, nel 1990, il Foro di Sao Paulo fu fondato nell’omonima città brasiliana, su invito del Partito dei Lavoratori (PT) allora diretto dal lider sindacale Luiz Inácio Lula da Silva, in seguito eletto presidente del gigante latino-americano. L’obiettivo iniziale era quello di discutere il nuovo scenario internazionale dopo il crollo dell’Unione Sovietica e del muro di Berlino, l’impatto dei governi neo-liberisti nella regione e la necessità di una alternativa popolare e democratica all’onda lunga del neoliberismo, ancora egemone a livello mondiale. A quel primo incontro parteciparono 48 partiti ed organizzazioni che rappresentavano le diverse matrici politico-ideologiche della regione, tutte all’opposizione. L’unica forza di sinistra al governo era il Partito Comunista di Cuba. Nacque così l’idea di una maggiore integrazione continentale attraverso l’intercambio di esperienze, la discussione delle differenze e la ricerca di consenso per le azioni della sinistra regionale. Oggi, 24 anni dopo, molti dei partecipanti sono al governo o si consolidano come le principali forze dell’opposizione. Dopo il primo incontro del Foro del 1990, il primo a vincere nel 1998 fu Hugo Chavez con il primo governo di sinistra nel continente dopo decenni. Poi, nel 2002, fu la volta di Lula in Brasile alla testa di una coalizione di centro-sinistra. Seguirono poi Tabaré Vázquez del Frente Amplio in Uruguay nel 2004, Evo Morales con il Movimento al Socialismo in Bolivia nel 2005 e via via gli altri. L’ultimo in ordine di tempo è stato El Salvador dove nel giugno scorso si è insediato il Presidente Salvador Sanchez Ceren, ex-comandante guerrigliero del Frente Farabundo Martì (FMLN).

Oggi sono più di 10 i paesi governati da partiti del Foro, da forze progressiste, rivoluzionarie e di sinistra, con esperienze diverse, ma con una agenda di integrazione continentale in parte comune. Negli anni ’90 dello “tsunami” neo-liberista hanno resistito, poi sono passati all’offensiva e infine hanno affrontato la prova del governo. Non c’è dubbio che la resistenza è stato fattore di unità dal basso nelle mobilitazioni sociali ed il nuovo blocco sociale si è costruito nel conflitto. García Linera: approfondire la democrazia verso il socialismo. Tra gli interventi più significativi, quello di Álvaro García Linera, Vice-Presidente della Stato Plurinazionale della Bolivia. Citando Antonio Gramsci più volte nel suo intervento, Garcìa Linera ha esaminato la fase continentale, passando per la Bolivia, ed ha concluso indicando 5 compiti per il futuro prossimo. “Solo 15 anni fa il neo-liberismo era la Bibbia, oggi lo stiamo gettando nella spazzatura della storia, da dove non sarebbe mai dovuto uscire”, ha detto García Linera. “Oggi il mondo è un altro. La storia continua, l’ideologia e la falsa narrazione della fine della storia sono crollate con il sorgere delle lotte, di progetti e di ribellioni che si sono allargati a tutta L’america Latina”.

Secondo García Linera il primo obiettivo raggiunto è la democrazia come metodo per approfondire i processi rivoluzionari. “Nel passato avevamo assunto la democrazia come una tappa sospettosa, precedente alla rivoluzione, e ci eravamo preparati per questo. Le dittature ci avevano fatto visualizzare questa tappa previa a un processo che chiamavamo Rivoluzione” ha continuato García Linera. “Oggi in Bolivia abbiamo un governo dei movimenti sociali, grazie alla resistenza dei movimenti negli anni bui del’attacco neo-liberista”. Nelle sue conclusioni, il Vicepresidente boliviano ha parlato di 5 compiti per la sinistra continentale: Innanzitutto difendere ed ampliare i risultati ottenuti in quello che ha definito come “Post-neoliberismo”. Difendere e approfondire quello che si è ottenuto fin qui, prendendo in considerazione i rapporti di forza reali, per poter ampliare a tutti i benefici delle trasformazioni in atto. Secondo, migliorare i risultati economici e raggiungere un modello di sviluppo sovrano ed indipendente a livello nazionale. A partire dalle proprie peculiarità, costruire un modello di sviluppo complementare e plurale, basato sulla cooperazione per l’integrazione. Garantire crescita economica e ridistribuzione a favore dei più poveri ed oppresi. Terzo, approfondire la democrazia, ampliando la partecipazione popolare, istallando e rafforzando i canali istituzionali per l’inclusione, per la costruzione di una nuova società, sempre più democratica, verso il socialismo. Non sarà un processo facile, nè lineare. Dobbiamo promuovere la creazione di reti produttive partecipative, potenziando la tendenza socialista nelle mani dei settori produttivi. Partecipazione e produzione devono esere al servizio di tutti, dello “stato integrale” di gramsciana memoria.

Quarto, occorre saper affrontare le contraddizioni inevitabili e le tensioni emergenti all’interno di processi democratici: la costruzione dell’egemonia è fatta di autorità morale, consolidando il nucleo fondamentale ed incorporando le tendenze sociali più avanzate alle idee di cambiamento. Sapendo sommare ed ampliare la base sociale ad altri settori. Il punto centrale del suo discorso è stata la consapevolezza delle tensioni tra Stato e movimenti sociali e della dialettica necessaria per avanzare; in sintesi essere capaci di costruire il “nuovo blocco sociale del cambiamento”, dando potere al popolo e democratizzando l’apparato statale. Quinto ed ultimo compito, quello di approfondire l’integrazione regionale, costruendo la complementarietà produttiva. La sua base materiale è l’integrazione economica. La sfida è passare dalle riunioni e dai discorsi, all’integrazione economica reale. «Mentre abbiamo difficoltà sul versante dell’integrazione económica, l’integrazione continentale mostrerà i suoi limiti. E’ necessario basare l’integrazione politica, ideologica e culturale su quella economica, materiale e tecnologica», ha insistito Linera. Il prossimo appuntamento del Foro è a Città del Messico nel 2015.
Questo articolo è stato pubblicato in America Latina, Europa da Marco Consolo .

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