L’America Latina nella sessantanovesima Assemblea Generale dell’ONU.

onuAi nostri mezzi di informazione, sempre più provinciali, di quanto accade nell’annuale Assemblea Generale delle Nazioni Unite interessa solo distillare le parole di Renzi e la sua “prima volta all’ONU”. L’intervento dei premier latinoamericani, che –secondo Chomski- stanno dando vita agli esperimenti politici più interessanti in questo inizio di secolo terribile, non sembra aver suscitato l’interesse di giornali e telegiornali come invece suscitano, ormai ritualmente, le parole contraddittorie e false di Obama.
Ban-Ki-Moon ha aperto i lavori davanti a più di 193 paesi e 140 governanti del mondo in maniera drammatica, ricordando che gli avvenimenti di quest’anno sono stati terribili per i principi cui si ispira l’ONU (bombardamenti a Gaza, epidemia di ebola, conflitti nel mondo, rigurgiti di guerra fredda, declino delle “primavere arabe”) e su questa scia hanno preso la parola i premier latinoamericani a cominciare da Dilma Rousseff che ha lamentato lo squilibrio di rappresentazione nelle istituzioni finanziarie multilaterali rispetto a importanti paesi emergenti, ha chiesto una riforma del Consiglio di Sicurezza, ha condannato l’uso della forza che non è in grado di “eliminare le cause profonde dei conflitti”, citando i casi di Siria, Palestina, Libia e Ucraina.
Cristina Fernández, come è ovvio, ha denunciato gli speculatori finanziari, chiamandoli “terroristi economici”, che operano con la complicità del sistema giudiziario. “Non sono terroristi solo quelli che mettono bombe, sono terroristi economici quelli che destabilizzano l’economia di un paese e provocano povertà, fame e miseria a partire dal peccato della speculazione”.
Nicolás Maduro –anche lui alla sua “prima volta” all’ONU- ha ricordato l’esigenza, già espressa da Hugo Chávez, di una rifondazione democratica e profonda delle Nazioni Unite in un mondo multipolare. Ha chiesto “una grande alleanza di pace contro il terrorismo, rispettando la sovranità delle nazioni” ed ha domandato, rivolgendosi direttamente a Obama, : “Presidente, quando arriverà il momento in cui lei passerà alla storia togliendo il blocco e la persecuzione che applica contro il popolo di Cuba?”.
Evo Morales ha affermato: “Dobbiamo sradicare con la cultura della pace i fanatismi estremisti ma anche il bellicismo imperiale promosso dagli Stati Uniti che contro la guerra minaccia più guerra”. Ha anche ricordato che non si può sradicare la povertà senza cambiare le strutture finanziarie internazionali e senza lottare contro la forza “disumana” del mercato.
Anche la cilena Bachelet ha sottolineato la disuguaglianza economica come la principale minaccia alla sicurezza internazionale ed anche lei ha chiesto un nuovo equilibrio che rispetti meglio le rappresentanze nel Consiglio Superiore di Sicurezza.
Ci saranno state orecchie disposte ad ascoltarli?

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