La vittoria di Morales

image001Quel che sta accadendo in Bolivia è davvero straordinario: un robusto e tenace lavoratore indio aymara, amante del calcio, dai gusti semplici, profondo conoscitore della cultura e delle tradizioni del suo paese multietnico, tenace nelle sue battaglie sindacali al fronte dei lavoratori della coca, profondamente convinto dell’importanza del principio di inclusione nell’organizzazione della società, arcaico in molte concezioni, modernissimo nella percezione dell’importanza e dell’utilità delle diavolerie della tecnologia, eloquente ma con il personalissimo stile di chi traduce automaticamente dalla lingua materna allo spagnolo della comunicazione, questo indio dopo aver sorpreso con le sue due precedenti elezioni, adesso ha trionfato, dimostrando abilità tattiche e strategiche da unomo politico di rilievo con i piedi ben piantati sulla sua terra

Nelle scorse settimane, Morales aveva inaugurato la teleferica che unisce adesso El Alto, la città dormitorio della massa di lavoratori che ogni giorno scendevano a La Paz con mezzi di fortuna e comunque con un notevole impiego di tempo, adesso arrivano nella capitale in venti minuti. Il dislivello di altezza fra La Paz e El Alto con tutta la sequela di problemi viari e di trasporti, è stato risolto in maniera efficace grazie alle più moderne tecnologie. A bordo delle fiammanti cabine, lavoratori indigeni nei loro costumi tradizionali sembrano illustrare una delle scommesse più ardite di Morales e dei suoi collaboratori, quella di conciliare passato e futuro in un presente includente, capace di stimare sia l’uno che l’altro. La vecchia storia di “civiltà o barbarie”, trova nella Bolivia di Morales una appassionante smentita.

Appena un anno fa, il Presidente Evo Morales aveva ricevuto un’offesa cocente in terra d’Europa. In quell’occasione avevo scritto alcune parole che oggi voglio riproporre per ricordare che -oggi più che mai- l’atteggiamento di superiorità dell’Europa e della sua cultura è veramente senza senso:

“3.7.2013 – Altro che repubbliche delle banane! La vecchia e colta Europa ieri l’ha fatta davvero grossa. Un Presidente di uno stato sovrano si è visto negare il permesso di atterrare per uno scalo tecnico da Francia, Portogallo, Spagna e (ahimé) la nostra ardita Italia il cui fiammante ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha passato la vita a difendere le libertà individuali. Conclusione: il presidente Evo Morales, di ritorno dalla Russia dove aveva partecipato ad un incontro di paesi produttori di gas, ha dovuto passare dodici ore recluso nell’aeroporto di Vienna, mandando all’aria tutti i suoi impegni di capo di stato, obbligando il vicepresidente Linera a farne le funzioni a La Paz e opponendosi ad un controllo del suo aereo, notoriamente protetto da immunità diplomatica, da parte delle autorità austriache che si sono dimostrate più saggie dei paesi latini dell’Europa che hanno commesso un atto grave di spregio verso un Capo di stato e ne hanno messo obbiettivamente a rischio la vita, avendo dovuto atterrare in un corridoio frettolosamente allestito.

L’equipaggio dell’aereo boliviano ha fornito alle autorità viennesi i passaporti di tutte le persone a bordo mentre Morales dava la sua parola d’onore che a bordo non c’era Edward Snowden, il giovane collaboratore della CIA che ha voluto far sapere al mondo che il suo paese, gli Stati Uniti, viola le garanzie più elementari della privacy di persone e di governi. D’altra parte, solo una reazione scomposta, mossa probabilmente dalle pressioni che la superpotenza esercita sui suoi fedeli alleati, poteva far ritenere che il Presidente della Bolivia si portasse via Snowden come se fosse una valigia portata via per sbaglio dall’aeroporto di Mosca. E ancora meno credibile si è rivelato quel sospetto quando si è saputo che l’aereo di Morales è partito da un aeroporto a 50 chilometri da quello di Mosca.

Ma forse, abituati a sequestrare persone anche in paesi terzi –mi riferisco alle extraordinary renditions– come è avvenuto a Milano nel caso di Abu Omar, gli alleati occidentali hanno maliziosamente pensato che quel metodo fosse in uso anche in altre latitudini. Va ricordato che il Presidente Napolitano ha concesso il perdono al colonnello Joseph Romano, agente della CIA coinvolto in quel rapimento con la nostra abituale indulgenza per le scorrettezze e illegalità della superpotenza.

I paesi dell’America Latina (non solo quelli che formano parte dell’ALBA) hanno solidarizzato con Morales: l’affronto fatto a lui brucia a tutti. L’America Latina non dimenticherà facilmente quanto accaduto nei cieli d’Europa, un abuso senza precedenti e senza rispetto per le norme internazionali.”

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