Ignacio Ramonet – Impressioni di una giornata storica

10704050_662552740509201_5196845641960208742_nMartedì 24 ottobre è stata una giornata storica.

Primo, perché non è frequente che un papa convochi in Vaticano un Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari al quale partecipino organizzazioni di esclusi e di emarginati dei cinque continenti e di ogni origine etnica e religiosa: contadini senza terra, lavoratori al nero urbani, riciclatori, cartoneros, popoli originari in lotta, donne che reclamano i loro diritti, ecc. Insomma, un’Assemblea mondiale dei poveri della Terra. Ma poveri in lotta, non poveri rassegnati.

Secondo, è ancora meno frequente che un papa si rivolga direttamente a loro, in Vaticano, dicendo di voler “ascoltare la voce dei poveri” perché “i poveri non si rassegnano a patire l’ingiustizia ma la combattono” e che lui (il Papa) “vuole accompagnarli in questa battaglia”. Francesco ha anche detto che “i poveri ormai non aspettano a braccia conserte soluzione che non arrivano mai; adesso i poveri vogliono essere protagonisti per trovare loro stessi la soluzione ai propri problemi” perché “i poveri non sono degli esseri rassegnati, essi protestano” e la loro protesta infastidisce. Ha detto di sperare che “il vento della protesta si trasformi in un turbine di speranza”.

Il papa ha anche aggiunto che “la solidarietà è un modo di fare storia”. Per questo si unisce al reclamo dei poveri che chiedono “terra, casa e lavoro”. Ha poi detto: “Quando chiedo per i bisognosi terra, casa e lavoro, c’è chi dice che il papa è comunista”! Non sanno che la solidarietà con i poveri è alla base stessa dei Vangeli”. E ancora: “La riforma agraria è una necessità non solo politica ma anche morale!” e, senza nominarlo, ha accusato il neoliberismo di essere la causa di molti dei mali odierni: “Tutto questo succede quando si toglie l’essere umano dal centro del sistema per metterci al centro il denaro”. “Bisogna alzare la voce”, ha ripetuto, ricordando che “noi cristiani abbiamo un programma che oserei definire rivoluzionario: il Sermone della Montagna del Vangelo secondo Matteo”.

Un discorso forte, coraggioso che si iscrive nel filo diretto della Dottrina Sociale della Chiesa che il papa ha rivendicato esplicitamente. E nell’opzione preferenziale per i poveri. Da molto tempo un Papa non pronunciava un discorso così sociale, così “progressista” su un tema, quello della solidarietà verso i poveri che costituisce la base stessa della dottrina cristiana.

Terzo. Tutto questo è stato ancora più importante perché il Papa lo ha pronunciato alla presenza del Presidente della Bolivia, Evo Morales, icona dei movimenti sociali e leader dei popoli originari. Poco dopo, il Presidente Morales, molto applaudito, ha preso la parola, davanti allo stesso pubblico di movimenti popolari in lotta, per spiegare, con molti esempi, che “il capitalismo che tutto compra e tutto vende ha creato una civiltà dello spreco”. Ha affermato che “è necessario rifondare la democrazia e la politica, perché la democrazia è il governo del popolo e non il governo dei capitali e dei banchieri”. Ha anche ricordato che “bisogna rispettare la Madre Terra” ed impedire che “i servizi basilari vengano privatizzati”. Ha suggerito a tutti i Movimenti Popolari lì riuniti di creare “una grande alleanza degli esclusi” per difendere i “diritti collettivi”.

La sensazione generale di chi ha partecipato a questo inedito Incontro, è che i due interventi confermano l’enorme ruolo politico e morale, a livello internazionale, del Presidente Evo Morales, e il nuovo ruolo storico del Papa Francesco, come portabandiera solidale delle lotte dei poveri dell’America Latina e degli emarginati del mondo.

(Alainet, Città del Vaticano 27-29 ottobre 2014)

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