Lawrence B. Wilkerson* – Lettera aperta a Barak Obama

 

lawrence-b-wilkersonStimato Presidente,

E’ ormai tempo di correggere un’ingiustizia che lei ha il potere di emendare. Questa ingiustizia riguarda soprattutto il sistema di giustizia statunitense, il livello degli Stati Uniti rispetto ai Diritti Umani e, la cosa più importante, la vita di Cinque uomini la cui dedizione alla sicurezza del proprio paese di fronte ad attacchi terroristi deve essere ammirato e rispettato, non castigato. Sicuramente Lei avrà sentito parlare di questi uomini: Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino Salazar, Antonio Guerrero Roderíguez, Fernando González Llort e René González Schwerert, Il mondo li conosce con “I Cinque Cubani”.

Due di questi uomini oggi sono fuori dal carcere, altri due potranno uscire in libertà in un futuro lontano e uno di loro non potrà mai vedere l’alba di un giorno in libertà. Ho tentato di fargli visita -senza successo- nella prigione di massima sicurezza di Victorville, si tratta di Gerardo Hernández.

Anche se non ho potuto vederlo, un collega assolutamente affidabile che mi accompagnava, il defunto Saul Landau, ha potuto farlo e mi ha raccontato che Gerardo si mantiene più deciso e determinato che mai, ma ancora sorpreso per la mancanza di azione da parte della presunta democrazia più grande del mondo.

I Cinque cubani hanno subito una terribile ingiustizia quando sono stati arrestati nel 1998. Dopo il loro arresto sono rimasti 17 mesi in isolamento. Il processo si è tenuto a Miami, Florida e nel 2001 sono stati condannati a lunghi anni di prigione. A livello legale, come minimo, il processo di Miami avrebbe dovuto cambiare di sede.

Gli argomenti per cambiare sede non erano solo convincenti ma erano stati confermati ampiamente quando tre giudici della Corte d’Appello di Atlanta hanno votato a favore del cambio di sede. Invece, poco dopo, questa decisione è stata ribaltata quando il potere politico dell’amministrazione Bush –un’amministrazione nella quale ho servito- ha obbligato il plenum della corte a riconsiderare la decisione dei tre giudici e a votare in modo differente, ratificando la sentenza per due di loro e rinviando il caso degli altri tre alla corte per essere ri-sentenziati. La corte ha riconosciuto che le linee guida delle sentenze erano state applicate male e ha ridotto di poco le condanne.

Ma c’è di più, molto di più. Attualmente, esistono indiscutibili prove che i Cinque non erano colpevoli delle accuse presentate contro di loro in prima istanza. La politica che circondava il processo era nelle mani della linea dura di settori cubano-americani in Florida così come nel Congresso degli Stati Uniti. Senza le loro flagranti interferenze sul corso della giustizia, il processo non avrebbe mai avuto luogo.

D’altra parte, il governo ha investito migliaia di dollari dei contribuenti per pagare dei giornalisti di Miami affinché scrivessero articoli di condanna per influenzare la giuria e predisporre l’opinione pubblica a un verdetto di colpa.

Questo processo è stato una ricompensa politica ai cubano-americani intransigenti e chiunque negli Stati Uniti e in tutto il mondo abbia fatto attenzione a questo caso, lo sa. Di certo, anche lei lo sa, signor Presidente.

Questo processo è una macchia nella struttura stessa della democrazia degli Stati Uniti. Questo processo manda un segnale chiaro a tutto il mondo –che ci giudica non come ci giudichiamo noi, ma per le nostre azioni.

Lei, signor Presidente, non può cancellare questa macchia; è passato molto tempo e molti anni sono stati rubati alle vite di questi uomini. Ma lei può mitigarla, può renderla meno dolorosa. E alla fine lei può ripulire la reputazione del nostro sistema giudiziario, e nel caso di Gerardo e degli altri due uomini ancora in prigione, può concedergli la libertà.

Il Gruppo di Lavoro su Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite, nel maggio del 2005, ha dichiarato che la carcerazione dei Cinque cubani è una violazione del Patto Internazionale di Diritti Civili e Politici, ponendo gli Stati Uniti accanto ad alcuni dei paesi più atroci della terra. Il gruppo di lavoro ha chiesto agli Stati Uniti di prendere delle misure per rimediare alla situazione. Lei, signor Presidente, può farlo.

Signor Presidente, lei ha detto che “bisogna guardare in avanti invece di guardare indietro”. Ma in certi casi non è corretto e lei lo sa. Vorrebbe che non ricordassimo la nostra Guerra Civile? I danni causati dalla schiavitù? La schiavitù economica di un secolo a conseguenza della guerra? Il razzismo del nostro passato –un razzismo che ancora ci sferza? Non lo credo. E lei non deve negare la necessità di guardare indietro, di rivedere, di ribaltare la burla di questa sentenza.

Faccia qualcosa, Presidente. Lasci immediatamente in libertà questi tre ultimi membri agli arresti dei Cinque cubani. Ammetta pubblicamente la flagrante ingiustizia commessa nei loro riguardi e ne elabori le ragioni. Chieda scusa al popolo cubano e ai nostri concittadini e, soprattutto, ai Cinque cubani e alle loro famiglie. Ascolti “i migliori angeli della nostra natura” e riporti gli Stati Uniti dalla parte della giustizia.

*Lawrence Wilkerson, docente di Politica Pubblica e di Governo all’Università William e Mary a Williamsburg, Virginia. Colonnello in pensione, ha servito per 31 anni nell’esercito. Dal 2002 al 2005 è stato il Capo di Gabinetto di Colin Powell nel Dipartimento di Stato.

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