Alessandra Riccio – Contrordine!

images

In queste ultime settimane, come è noto, il prestigioso New York Times ha pubblicato cinque editoriali su Cuba, tutti tendenti a spiegare come e perché il blocco finanziario, economico e commerciale mantenuto dal governo statunitense contro Cuba avesse isolato gli Stati Uniti nel consesso delle Nazioni Unite, non avesse prodotto gli esiti sperati, concludendo che era giunto il momento di liberare i tre cubani ancora in carcere negli USA in cambio di Alan Gross e –addirittura- di ristabilire relazioni corrette fra i due paesi anche tenendo conto della necessaria collaborazione in Africa fra il personale sanitario cubano e i nordamericani nella battaglia contro l’ebola.

Si direbbe che la presa di posizione del New York Times abbia dato il segnale di un cambiamento (tardivo ma ugualmente sorprendente) di posizione della grande stampa internazionale nei riguardi di Cuba. Un vero e proprio contrordine al quale ha risposto perfino il giornale di Madrid, El País, con due articoli uno dietro ‘altro. Nel primo, del 14 novembre, Mauricio Vicent, che a Cuba ha studiato, a Cuba si è formato come giornalista, prima con l’agenzia di stampa spagnola, EFE, e poi per il prestigioso El País, sposa con entusiasmo l’ipotesi della fine dell’embargo dopo anni di quotidiani e puntigliosi racconti sulla decadenza di Cuba, sull’eroismo dei suoi dissidenti e sull’imminente fine di quella rivoluzione. Adesso, Vicens ci ricorda che Castro è sopravvissuto non solo alla “scomparsa del socialismo reale, ma perfino alla sua malattia […] oggi l’isola non è governata da Fidel Castro ma da suo fratello Raúl ma si può dire che Cuba, sostanzialmente, continua ad essere la stessa, e anche che l’embargo nordamericano è stato un fallimento”. Verrebbe voglia di chiedere a questo giornalista, come mai solo oggi, dopo essere stato dichiarato persona non grata dal governo cubano in conseguenza dell’ ennesima mezza verità, si decide a scrivere quello che è sotto gli occhi di qualunque osservatore attento.

Il 15 novembre El País ha ospitato una colonna di “Opinion” dello scrittore della Galizia, giornalista e fondatore di Grreenpeace Spagna, Manuel Rivas, il quale, ricorda che da dopo il terremoto di Haiti del 2010, in quell’isola sfortunata circolava una frase che era un mantra: “Se non ci aiuta Dio, che venga un medico cubano!”. Rivas racconta: “elogiare la presenza cubana era quasi un tabù giornalistico. Ho intervistato uno di quei medici che mi ha risposto con sarcasmo: <Ma quale operazione di propaganda? Noi siamo invisibili! A noi ci vedono solo i pazienti>. […] Cinquanta anni dopo, contro l’isola più popolata del Caribe questo assedio insensato, che pregiudica soprattutto i più poveri, continua ancora. [Cuba è] un paese anfibio, tanto generoso come bisognoso”.

Mi chiedo se, senza un contrordine, El País avrebbe pubblicato questa opinione spassionata e veritiera.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI DI ALESSANDRA RICCIO e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.