The New York Times – La fuga di cervelli a Cuba, una cortesia degli Stati Uniti

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17.11.14 – Il Segretario di Stato John Kerry e l’ ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, Samantha Power, hanno lodato il contributo di medici cubani che hanno in cura malati di ebola nell’Africa Occidentale. Il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, un’agenzia federale nordamericana, ha inviato recentemente un suo funzionario a un incontro regionale organizzato dal Governo cubano all’Avana, per coordinare la battaglia contro l’epidemia. In Africa, i medici cubani stanno lavorando in strutture costruite dagli Stati Uniti. Il virus ha ottenuto ‘effetto insperato di iniettare senso comune su una relazione inutilmente avvelenata.

Tuttavia, i medici che lavorano in Africa Occidentale oggi potrebbero facilmente abbandonare i loro obblighi, prendere un taxi e andare all’ambasciata statunitense più vicina e sollecitare lo status migratorio, grazie a un programma che ha consentito migliaia di diserzioni. Una volta accettati, possono entrare negli Stati Uniti dopo qualche settimana e in pochi anni diventare cittadini statunitensi.

Ci sono molti aspetti da condannare nella fallimentare politica degli Stati Uniti rispetto a Cuba e nell’embargo che impone all’isola da vari decenni. Ma il programma che stimola l’emigrazione del personale medico durante missioni ufficiali all’estero, è particolarmente difficile da giustificare. Durante l’ultimo anno fiscale, 1.278 professionisti della medicina, un numero record, hanno ottenuto il permesso di emigrare.

E’ assurdo che gli Stati Uniti apprezzino i contributi dei medici cubani mandati dal governo ad operare in crisi mondiali come quella del terremoto di Haiti nel 2010, mentre cerca di destabilizzare lo stato facilitando le diserzioni.

Il sistema migratorio statunitense dovrebbe dare priorità ai rifugiati e alle persone perseguitate più vulnerabili del mondo. Ma non deve essere utilizzato per aggravare la fuga di cervelli di una nazione avversaria, soprattutto quando migliorare i rapporti fra i paesi è un obbiettivo praticabile e sensato.

Il programma elaborato dal ramo esecutivo, è cominciato in agosto del 2006, quando Emilio González, un cubano esiliato, fortemente contrario al governo dell’isola, era a capo del Servizio di Cittadinanza e Immigrazione degli Stati Uniti. González ha descritto le condizioni di lavoro dei medici come “traffico di persone condannato dallo Stato”. In quell’epoca, l’amministrazione Bush stava cercando di sabotare il Governo cubano. Facilitare la defezione di medici che partecipano a missioni all’estero rappresentava un’opportunità di attentare contro il principale strumento diplomatico dell’isola e umiliare il regime dei Castro.

Da molti anni Cuba sta usando le sue brigate mediche come la principale fonte di entrate e di potere di persuasione. L’isola ha uno degli indici più alti di medici pro capita nel mondo e offre borse di studio per frequentare corsi di medicina a centinaia di studenti internazionali ogni anno. Fra questi, ci sono stati anche alcuni statunitensi. Secondo dati del Governo cubano, più di 440.000 abitanti dell’isola di 11 milioni sono occupati nel settore della sanità.

L’Avana riceve petrolio sussidiato dal Venezuela e denaro da vari paesi come remunerazione per l’aiuto medico che fornisce. Quest’anno, secondo il giornale statale Granma, il Governo si aspetta di incassare 58.200 milioni di dollari in cambio del lavoro in campo sanitario del suo personale all’estero. La grande maggioranza di coloro che sono all’estero attualmente, circa 46.000, lavorano in America Latina e nel Caribe. Circa 4.000 sono assegnati a 32 paesi africani.

I medici, come la maggior parte dei cubani, guadagnano salari bassi. Quest’anno, il Governo ha aumentato il salario dei professionisti della salute. I medici adesso guadagnano circa 60 dollari al mese, gli infermieri 40 dollari al mese. La missione all’estero rappresenta un’opportunità di guadagnare molto meglio. I dottori che attualmente lavorano in Brasile, per esempio, ricevono circa 1.200 dollari al mese.

I 256 medici che curano i malati di ebola in Africa occidentale, stanno guadagnando sussidi giornalieri di circa 240 dollari da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. José Luis Di Fabio, il capo della missione della OMS all’Avana, ha detto che i medici e gli infermieri in Africa ci sono andati volontariamente. “Sono volontari”, ha detto in un’ intervista. “Qualcuno si è tirato indietro e non c’è stato problema”.

Alcuni medici disertori hanno detto che le missioni all’estero hanno un elemento implicito di coercizione e si sono lamentati perché il Governo cubano si mette in tasca la maggior parte del denaro generato dalle loro prestazioni. Però il Dipartimento di Stato ha detto nel suo più recente rapporto sul traffico di persone, che la presunta coercizione dei medici cubani “non sembra essere una politica uniforme del governo”. Anche così, L’ Avana potrebbe pagare il suo personale all’estero in maniera più generosa se le brigate mediche continueranno a costituire un’importante fonte di entrate.

L’anno scorso, il governo cubano ha flessibilizzato le restrizioni migratorie, autorizzando che la maggior parte dei suoi cittadini, compresi i dissidenti, potessero entrare e uscire liberamente dal paese. I medici, che nel passato erano soggetti a restrizioni severe, attualmente possono viaggiare senza problemi. Gli Stati Uniti riservano 20.000 visti di immigrazione per i cubani dell’isola ogni anno. In più, quelli che riescono ad arrivare per vie irregolari, automaticamente acquisiscono la residenza legale.

Il Governo cubano considera il programma di defezione di medici come un simbolo della doppiezza degli Stati Uniti. Inibisce la capacità di Cuba nel momento di essere presente nelle crisi internazionali e non aiuta assolutamente a creare una società più aperta o democratica. Finché verrà mantenuta questa politica incoerente, stabilire un rapporto più sano fra queste due nazioni sarà difficile.

Come a un crescente numero di cubani, a molti medici sicuramente continuerà ad interessare la possibilità di emigrare negli Stati Uniti in cerca di migliori opportunità, e hanno il diritto di farlo, Ma invitarli a disertare durante una missione all’estero è eccessivo.

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