I morti di Ayotzinapa non tacciono

GRA

Nella pagina facebook della Scuola Rurale Raúl Isidro Burgos* è stato postato questo messaggio:

“Compagni, e tutti voi che ci avete appoggiato, sono Alejandro Mora Venancio. Vi parlo con questa voce. Sono uno dei 43 caduti del 26 settembre per mano del narcogoverno. Oggi, sei dicembre, i periti argentini hanno confermato a mio padre che uno dei frammenti di ossa trovati corrisponde a me. Mi sento orgoglioso di voi, voi che avete alzato la mia voce, l’indignazione e il mio spirito libertario. Non lasciate mio padre solo con il dolore di me, per lui io rappresento praticamente tutto, la speranza, l’orgoglio, il suo sforzo, il suo lavoro, la sua dignità. Ti invito a raddoppiare la tua lotta affinché la mia morte non sia stata invano. Prendi la decisione migliore, ma non dimenticarmi. Rettifica se è possibile, ma non perdonare. Questo è il mio messaggio.”

* Gli anatomopatologi di Innsbruk (Austria) hanno tolto l’assurda e tenace speranza di ritrovare vivi i 43 studenti di Ayotzinapa comunicando agli esperti argentini che, fra i brandelli umani rinvenuti nella discarica del fiume San Juan, sono stati identificati i resti di Alexander Mora Venancio, il primo dei giovani studenti scomparsi in quel funesto 26 settembre.

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