José Mujica* – Lettera aperta a Obama

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“La solidarietà è la tenerezza dei popoli”, ha dichiarato Pablo Neruda in mezzo all’immenso e urgentissimo dovere di evacuare, soccorrere e dare asilo a decine di migliaia di repubblicani spagnoli molti dei quali riuscirono ad arrivare anche al Rio de la Plata dopo la tragedia del 1939.

Anche io, che oggi sono un Presidente, in gioventù sono stato un alunno affascinato, e oggi gratissimo, di un di quei luminari intellettuali esiliati.

L’Uruguay pacifico e pacificatore è una grande eredità e insieme una strategia vitale.

Questo paese ha fatto parte dell’avanguardia mondiale nella creazione di strumenti internazionali per la pace.

Recuperando dal nostro migliore passato questa vocazione, abbiamo offerto la nostra ospitalità per degli esseri umani che soffrivano un atroce sequestro a Guantánamo. La ragione ineludibile è una ragione umanitaria.

In queste terre sono arrivate, dal tempo della nostra indipendenza e anche prima, persone e contingenti a volte molto numerosi alla ricerca di un rifugio: guerre internazionali, guerre civili, tirannie, persecuzioni religiose e razziali, povertà e anche estrema miseria, lontane o molto vicine.

Da tutti i paesi d’Europa compresa la lontana Russia; e dall’America; e dolorosamente: dall’Africa, portati come schiavi.

Moltissimi di loro arrivarono da situazioni compromesse e compromettenti. Hanno costruito questo Uruguay; hanno forgiato benessere, hanno portato mestieri, semi, sapienze, culture, e, alla fine, hanno affondato profonde radici, hanno seminato qui la loro attuale innumerevole discendenza. E anche le loro tombe di morti di vecchiaia. Con le loro ossa fanno parte della nostra amatissima terra.

Purtroppo è arrivato un tempo anche per noi di ricevere la calda e opportuna mano tesa e l’offerta di asilo da numerosi paesi, anche se eravamo “accusati” dai tiranni di casa nostra, di essere gente molto pericolosa.

Molti di loro, e i loro discendenti che ormai parlano altri idiomi, non sono potuti tornare costituendo, oltre a un dolore e a un dovere pendente, la nostra cara Patria Pellegrina.

Dunque, seguendo la traccia della famosa Parabola, siamo sensibili perché queste cose le abbiamo sofferte nella nostra carne, sentendo il dolore del ferito più che l’altruismo del Samaritano.

Facciamo parte del mondo degli assaliti feriti. Apparteniamo all’immensa maggioranza dell’Umanità.

Non dobbiamo né vogliamo dimenticare o perdere questo punto di vista per guardare le crude realtà, disgraziatamente tanto numerose quanto crudeli, che oggi bussano gridando alla porta di coscienze milionarie.

L’occasione è propizia per reclamare nuovamente:

– l’abolizione dell’ingiusto e ingiustificabile embargo contro la nostra fraterna Repubblica di Cuba il cui eroe nazionale è stato console del Paraguay, dell’Argentina e dell’Uruguay a New York;

– la liberazione di Oscar López Rivera, di settanta anni, combattente per l’indipendenza di Portorico, prigioniero politico negli Stati Uniti da più di trent’anni, dodici dei quali in cella di isolamento;

– la liberazione di Antonio Guerrero, Ramón Labañino e Gerardo Hernández, cubani prigionieri negli Stati Uniti da sedici anni.

Siamo certi che queste richieste insoddisfatte aprirebbero ampi viali per un processo di pace, comprensione, progresso e benessere per tutti i popoli che abitano quella zona cruciale della nostra America.

*Presidente dell’Uruguay ormai a fine mandato (6.12.2014).

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