Alessandra Riccio – Volverán!

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Torneranno! lo aveva tuonato Fidel Castro nel giungo 2001. Ma sono passati gli anni e, mentre Cuba si stringeva intorno a René e Fernando González, tornati in patria dopo aver scontato interamente la pena, Ramón Labañino, Antonio Guerrero e Gerardo Hernández (condannato a due ergastoli più 15 anni!) restavano prigionieri in un sistema carcerario molto severo verso questi agenti della sicurezza cubana incaricati di monitorare le continue operazioni di sabotaggio e di destabilizzazione messe in atto dagli anticastristi della Florida. Si è trattato di processi ingiusti portati aventi anche con mezzi illegali come l’offerta di denaro con cui sono stati comprati molti giornalisti della Florida per creare opinione di colpevolezza a Miami, città dove, per legittima suspicione, non avrebbe dovuto essere celebrato un simile processo. Oggi, Ramón, Antonio e Gerardo sono tornati liberi e l’isola si prepara ad accoglierli e a festeggiarli.

Si è trattato di uno scambio di prigionieri, come usa da sempre in questioni di spionaggio e bisogna dire che avrebbe dovuto essere effettuato già da tempo. Gli Stati Uniti si sono ripresi il loro contractor Alain Goss (che la nostra Giovanna Botteri definisce “operatore umanitario”) e una preda ben più importante, un anonimo agente della CIA di origine cubana, da venti anni in prigione a Cuba, definito come uno dei più importanti cardini dello spionaggio USA. Obama ha riconosciuto che queste due persone si sono sacrificate in favore degli Stati Uniti meritando l’interesse del loro paese per ottenerne la libertà ed ha anche ribadito che ne’ lui ne’ il suo paese intendono rinunciare a volere per i cittadini cubani tutte le libertà possibili e immaginabili. Nel frattempo, però, ristabilisce le relazioni diplomatiche, consente ai suoi cittadini di viaggiare a Cuba e di intraprendervi affari, promette di favorire il flusso di tecnologie e informazioni, e accetta la presenza dell’isola ribelle nei Vertici delle Americhe. Ha riconosciuto che “cercare di portare Cuba al collasso non è servito a niente”, solo a infliggere disagi e sofferenze alla popolazione. Ha detto, in spagnolo “Todos somos americanos” ma, quanto a togliere l’embargo, il Presidente sostiene che, essendo una legge dello Stato, è necessario l’intervento del Congresso.

Raul Castro, il cui discorso, per misteriose ragioni, non è stato trasmesso integralmente da RAI News24, su questo punto, ha ricordato che però il Presidente Obama ha facoltà sufficienti per avanzare su questo tema mentre il Congresso prepara la legge. Ha anche aggiunto che il suo governo ha deciso, spontaneamente, di rilasciare un numero imprecisato di detenuti che stanno particolarmente a cuore agli Stati Uniti.

Non c’è dubbio che l’annuncio dato oggi da Raúl Castro e da Barak Obama segna una svolta storica nelle relazioni fra i due paesi e che la mediazione di papa Francesco, un papa latinoamericano calorosamente ringraziato da entrambi, sia stata importante come lo è stato il contribto del Canada, ma che qualcosa di grosso bollisse in pentola si è cominciato a capire quando il prestigioso New York Times ha cominciato a pubblicare editoriali critici verso la politica USA nei riguardi di Cuba. Il pretesto è stato la necessità di collaborazione fra il personale sanitario statunitense e quello cubano in Africa per contrastare l’epidemia di ebola, un terreno -quello sanitario- sul quale, ha detto Obama, c’è molto spazio per la cooperazione.

Hanno lavorato duro i cubani per ottenere questo importante risultato, mantenendo dritta la barra di un socialismo tropicale insopportabile per il potente vicino del nord. Adesso c’è tanto da lavorare per rendere concreti i cambiamenti annunciati, cambiamenti che andranno monitorati con attenzione. Un vecchio adagio avverte: “Timeo Danaos, et dona ferentes”.

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