Julian Assange – La geopolitica occidentale ha stimolato l’attacco di Parigi

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L’editore Julian Assange afferma che la politica destabilizzatrice degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Francia in Medio Oriente e in Africa stimola attacchi come quello accaduto a Parigi e che accadono quotidianamente nei paesi del mondo arabo.

“Penso che quanto è successo con una giornale che rappresenta la grande tradizione francese della caricatura sia terribilmente triste”, dichiara il fondatore di Wikileaks al quotidiano argentino Página 12. Tuttavia bisogna capire che ogni giorno avviene un massacro di questa grandezza in Irak e in altri paesi del mondo arabo, avverte Assange che vive ancora recluso nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra. Secondo lui, si tratta del risultato degli sforzi di destabilizzazione dei governi di Washington, Londra e Parigi. “La Francia, in particolare, ha partecipato alla fornitura di armi a gruppi violenti in Siria, in Libia e alla ricolonizzazione dello stato africano del Mali”, aggiunge. Tutto ciò ha stimolato l’attacco, in questo caso scegliendo un obbiettivo facile come la redazione del settimanale Charlie Hebdo, “ma a dire il vero i servizi segreti francesi lasciano aperti molti interrogativi sull’accaduto”.

Essi sapevano –dice- delle attività dei responsabili del massacro, eppure hanno tralasciato la sorveglianza. E si chiede: “Perché i fratelli Kouachi, noti per i loro legami estremisti, non stavano sotto sorveglianza?”

Cherif Kouachi era stato condannato –aggiunge- per crimini terroristi ed era stato in prigione 18 mesi. Tutti e due erano nella lista dei terroristi.

Sorgono molte domande: perché gli uffici di Charlie Hebdo non erano protetti meglio, viste le dure critiche della rivista all’Islam? Come hanno fatto dei noti jihadisti ad ottenere armi semiautomatiche in Francia? Hanno cercato di presentare gli assassini come super belve per nascondere proprio l’incompetenza dei servizi. La verità –conclude Assange- è che i terroristi erano dilettanti piuttosto incompetenti che hanno urtato con l’automobile, hanno lasciato la loro carta d’identità in bella vista e hanno coordinato i loro movimenti con cellulari e telefoni comuni.

“Non c’era bisogno di una vigilanza massiccia su Internet per evitare questo avvenimento: c’era bisogno di una vigilanza specifica”, suggerisce questo specialista della materia.

Assange mette in guardia anche sui tentativi di Washington, Londra, Parigi e i loro principali alleati di approfittare del massacro per recuperare il terreno perso dopo le denunce di Edward Snowden sullo spionaggio di massa.

Quanto a coloro che oggi utilizzano questo fatto per reclamare una vigilanza elettronica massiccia, Assange avverte che una simile pratica è “una minaccia per la democrazia e per la sicurezza della popolazione, poiché concede un potere eccessivo ai servizi segreti”. La scusa per proporla è che in questo modo si può identificare la gente che prima era ignota, ma l’attacco di Parigi dimostra che i protagonisti erano noti e che, tuttavia, l’assalto, non fu prevenuto. Assange crede che bisognerebbe fare una profonda indagine su perché siano stati commessi questi errori, “anche se la mia esperienza mi insegna che non succederà perché i servizi sono corrotti e lo sono perché sono segreti”.

(Juventud Rebelde, 14.15)

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