Sara Rosenberg – Teatro e circo (seconda parte)

Plaza de Mayo 16

(Nella prima parte di questo articolo, l’autrice –scrittrice e drammaturga argentina- ripensa agli avvenimenti di Parigi, alle tante manipolazioni e contraddizione e propone la possibilità che, come nella decadenza dell’impero romano, alla pratica civile e didattica del teatro si sia sostituita la rozza e sanguinaria passione per il circo dove il pathos è espresso dalla morte in diretta. Nel secondo atto di questo drammatico spettacolo, è di scena la morte del giudice argentino Alberto Nisman e la folla in piazza che accusa Cristina Fernández)

Nel secondo atto assistiamo al suicidio di un giudice argentino agli ordini di Israele e degli Stati Uniti, incaricato di accusare una Presidentessa eletta democraticamente. Il giudice deve accusare e sollevare un polverone contro il diabolico Iran, presuntamente alleato della diabolica Presidentessa decisa a combattere contro gli imbrogli dei fondi avvoltoio, le calunnie dell’intollerante borghesia argentina e a difendere i diritti umani, la pace e la sovranità nazionale e latinoamericana, oltre a mantenere buone relazioni con la Russia e la Cina, e con i BRICS.

Manca il terzo atto, tenendo conto del fatto che la Francia e l’Argentina sono i due paesi dove la comunità assediata dai diabolici jiahdisti è maggioritaria. La comunità ebrea dell’Argentina è la terza per numero dopo gli Stati Uniti e la Francia.

Tutta questa tragicommedia, alla quale manca ancora il terzo atto –anche se ieri c’è stato un inizio con la visita del primo ministro giapponese Abe in Israele, proprio quando lo Stato Islamico minacciava di sgozzare due ostaggi giapponesi e Netanyahu dichiarava di essere arrabbiato per la mancanza di risposta dell’Europa alle sue richieste economiche e assicurava che questo era il motivo per cui i rapporti con l’Asia erano una necessità strategica di Israele contro il demonio iraniano … (segue), come segue parte di questo stesso terzo atto in Ucraina, dove i bombardamenti alla popolazione civile non cessano, ecc., ecc.

In ogni modo, in questa tragedia l’antagonista principale è l’Iran e verso di lui converge il racconto eroico e vittimista delle grandi potenze occidentali guidate dagli Stati Uniti e da Israele.

In drammaturgia, come ha già teorizzato Aristotele, la storia comincia nel bel mezzo dell’azione. Gli antecedenti sono noti al pubblico e per questo la tragedia comincia in media res. Gli antecedenti, nel caso del terrorismo israeliano sono lunghi e antichi ma, per capire perché si accelera l’azione in maniera così esagerata, dobbiamo analizzare i più recenti.

L’antecedente immediato ha a che vedere con l’entrata –come membro senza diritto al voto- dello stato palestinese nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e con la possibilità che venga aperta una causa contro Israele per crimini di guerra. Le prove sono innumerevoli ed è urgente evitare che la punta di lancia della politica coloniale in Medio Oriente sia messa in discussione. Bisogna raddoppiare il caos, bisogna creare consenso per l’aggressione all’eroe, bisogna costruire un buon cavallo di Troia. Poiché i crimini di guerra di Israele sono assolutamente provati e nessuno potrebbe negarli, è necessario equiparare, confondere e giustificare nuovi massacri. E’ necessario di nuovo e mille volte agitare la paranoia, sventolare le bandiere del terrore e non lasciarsi scippare il ruolo di vittime da questi attori –sempre secondari- che sono i palestinesi, i siri, gli iracheni, gli afgani, i libici e naturalmente gli iraniani. Devono dunque creare una buona e potente sensazione di terrore, come suggerisce Aristotele nella sua Poetica, che porti a un’agnizione o riconoscimento e a una catarsi collettiva. La vittima/eroe non permette che si metta in forse il suo ruolo, deve continuare a manipolare la Shoa e la colpa fino alla fine. Le migliaia di morti palestinesi e la condanna a una vita nelle più terribili condizioni dopo essere stati espulsi dalla loro terra, non conta molto e sono giustificate. Non possono trasformarsi in un’icona ma, se lo dovranno fare, dovranno togliersi questo protagonismo con un colpo di scena. Così, nella tragedia, si riconosce l’intervento di ciò che in certe circostanze salva o condanna definitivamente l’eroe.

Dentro questa struttura sequenziale, richiesta da ogni buona drammaturgia, ci sono, però, tante ripetizioni e tanti nodi non sciolti che il pubblico è un po’ stanco. Al pubblico non si può dare sempre lo stesso finale. Con i cattivi sempre morti –e senza possibilità di essere processati- non si riesce a capire nemmeno perché quei cattivi hanno agito così. Da molto tempo, l’industria dello spettacolo si è preoccupata di presentare i cattivi come dei cattivissimi che vogliono andare a puttane in un altro quartiere; seriali, film, libri e perfino musica sono stati dedicati a una grossolana e costante caratterizzazione dell’antagonista. Proprio come negli anni 40-50 si faceva con il rozzo e perfido russo dagli occhi azzurri che generalmente si chiamava Nikita, era imperscrutabile e sempre pronto ad uccidere.

Mentre passano tutte queste sequenze e la realtà (questo luogo dove presumibilmente dovremmo avere uno spazio per ragionare e per agire) si confonde con il circo (che contraddice le leggi del teatro e smuove un altro tipo di sentimenti di massa che richiedono più morti reali) il ritmo si accelera. In questo contesto, sono impressionanti i cartelli della borghesia argentina esibiti nella Plaza de Mayo, che chiedono la morte e lo spellamento, il sangue di una Presidentessa eletta. Leggi del circo. Da dove viene questo spirito criminale in quel pubblico manipolato e vociferante che vive bene, mangia bene e dice di essere democratico? Una cultura colonizzata che ha avuto nella Plaza de Mayo il suo pezzetto di Francia (je suis Nisman), mi pare di sentirli gridare: “mia cara, che vuoi che ti dica, è toccato anche a noi; quella cavalla di Cristina si è alleata con l’islamismo, con la jihad e con Maometto. Bisogna ucciderla”. Qualcosa è successo ed è presto per avere tutti i dati, ma il falso eroe si è squagliato prima di portare a termine la sua missione di assestare colpi e l’oscurità incombe, perché nel circo l’unico finale possibile è la morte in diretta. La speculazione e la grossolana bugia vengono diffuse dai mezzi di comunicazione, e l’oscurità, ancora una volta, incombe sui danti causa, i veri signori del terrore e la confusione spettacolare occupa le prime pagine dei portavoce del caos. Neanche in questo atto o scena è permesso sapere e ragionare. Il governo argentino ha immediatamente tolto il segreto al faldone che evidentemente il giudice avrebbe usato per accusare la Presidentessa e il suo ministro, ma l’effetto della paranoia sostenuta nella legge del circo, reclama sangue e continua a chiedere più sangue e vendetta.

A noi che amiamo la pace e abbiamo conosciuto sulla nostra carne gli orrori della mentalità punitiva, linciatrice, violenta e brutale degli spettatori del circo, non resta che continuare a portare luce sui veri attori e fomentatori di questa tragicommedia brutale in cui stanno convertendo il resto del mondo.

Dobbiamo avanzare dentro la legalità, ma il circo resiste a perdere il proprio sostentamento nell’illegittimità e nella violenza. La legge e il diritto delle maggioranze fa tremare il circo. La delinquenza imperialista sionista organizzata non tollera le leggi in grado di frenare la loro avanzata criminale e di mettere fine al saccheggio.

Ora più che mai hanno bisogno di utilizzare il marchio del terrore per espandere il terrore e il terrorismo di stato. Forse per questo c’è una specie di accelerazione fallita nella struttura di questa tanto spaventosa come torbida drammaturgia di azione circense.

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