Alessandra Riccio – Ayotzinapa nel cuore

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Già da qualche giorno la Procura Generale della Repubblica del Messico ha raccolto la deposizione di Felipe Rodríguez Salgado, esponente di rilievo dei Guerreros Unidos, uno dei gruppi criminali legati al narcotraffico che ormai fanno il bello e il cattivo tempo nel paese e, in particolare, nello stato di Guerrero, nella più totale impunità.

La deposizione dà i brividi. Salgado, detto El cepillo, ha affermato che gli studenti della scuola rurale di Ayotzinapa gli sono stati consegnati da Felipe Flores Velázquez, in quel momento Segretario della Pubblica Sicurezza di Iguala (dove sono stati fatti scomparire i 43 ragazzi), e da César Nava González, vice questore di polizia del comune di Coyula (dove sono stati ammazzati e bruciati), il 26 settembre del 2014. I ragazzi gli sono stati consegnati con le mani legate e la testa rasata; in quelle condizioni sono stati condotti nella località di Lomas del Coyote.

El Cepillo dichiara anche di averne interrogati tre per confermare che si trattava -come gli era stato detto- di un gruppo di delinquenti di una banda rivale. Nonostante che i tre ragazzi si fossero dichiarati studenti, gli ordini impartiti al Cepillo dai suoi capi, Raúl Núñez, El Camperro, e Gildardo López, El Gil, erano di eliminarli, bruciarne i corpi e gettarne i resti nel Rio San Juan. Un ordine eseguito alla perfezione, tanto è vero che gli anatomopatologi che a Vienna stanno cercando di dare un nome a quelle ceneri, hanno dichiarato che l’impresa è difficilissima e di esiti incerti.

Dalle indagini in corso e dalle dichiarazioni di una novantina d’imputati, pare che i 43 disgraziati studenti furono trattenuti ad Iguala per varie ore. Dunque ci sarebbe stato tempo per fermare l’eccidio, per rintracciare gli studenti, per evitare il massacro pensato, voluto, eseguito da un micidiale e scellerato patto di complicità fra delinquenza organizzata, narcos, pubblica sicurezza e polizie varie per compiacere le autorità locali anch’esse prodotte e sostenute dagli stessi, infami patti di complicità.

Ayotzinapa e i 43 giovani che volevano diventare maestri per insegnare ai contadini a leggere, a scrivere, a pensare, devono restare nella memoria e nel cuore. La loro generosità e i loro sogni hanno talmente impaurito e molestato i manovratori da condurli a maturare l’eccidio e nel modo più efferato.

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