Mario Benedetti – La Tregua

copj170

Mario Benedetti, La tregua, traduzione di Francesco Saba Sardi, edizioni Nottetempo, 2014, pp 241.

La tregua, capolavoro uruguaiano degli anni ’60 di Mario Benedetti è  una narrazione particolarissima, minuziosa, e squisitamente quotidiana. Il protagonista è Martin Santomé; vive a Montevideo, è vedovo, con tre figli  con i quali vive rapporti travagliati, tuttavia conserva quel torpore che sembra parte del popolo sudamericano. Martín Santomé tutt’è tranne che un uomo addormentato: conserva perfettamente intatti i suoi impulsi, tiene a bada i sentimentalismi, certo, ma solo per evitare di sconvolgere il piccolo mondo ovattato che si è costruito intorno, solo per riuscire, senza remore, ad alzarsi all’alba ogni mattina, per andare a svolgere le mansioni che gli sono preposte.

Il Signor Martín Santomé è sempre teso al dialogo con un Dio che è percepito, innanzi tutto, come negazione. Negazione di sé, negazione di possibilità, negazione di futuro. E questo gli accade, in effetti, giorno dopo giorno, e lui questo annota, giorno dopo giorno, sul taccuino asfittico della sua vita.
 Finchè incontra Laura Avellaneda, una giovane donna di ventiquattro anni,  non particolarmente bella ma con un sorriso accattivante. E lui, che fa? Sulle prime la chiama “Povera!”, “Poverina!”, la compatisce, quasi, è intenerito dalla sua timidezza, dal rispetto che lei gli tributa, dalla sua inesperienza. Ma non ne comprende appieno il motivo finché se ne innamora. Perdutamente, irrimediabilmente; miracolosamente. E lei, la “povera” Avellaneda, altrettanto miracolosamente, ricambia il suo amore!
I due si abbandonano perciò a un’estasi garbata, senza inutili fronzoli, senza drammatiche promesse sul futuro, solo godendo, attimo per attimo, del loro stesso, ingenuo, pacifico, clamorosamente nuovo sentimento.

Così lo sintetizza l’autore: “È evidente che Dio mi ha riservato un destino oscuro. Non proprio crudele. Semplicemente oscuro. È evidente anche che mi ha concesso una tregua. All’inizio, ho stentato a credere che potesse essere la felicità. Mi sono opposto con tutte le mie forze, poi mi sono dato per vinto, e l’ho creduto. Ma non era la felicità, era solo una tregua”.

Paolo Maurizio Bottigelli

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in RECENSIONI e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.