Gabriel García Márquez – Come sarei se non ci fosse stata la Rivoluzione cubana

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Nel 1978, Gabriel García Márquez rispondeva a una domanda bizzarra: “Come saresti oggi se non ci fosse stata la Rivoluzione cubana?”; e rispondeva scrivendo a mano la paginetta che ho tradotto, con una calligrafia ordinata e sicura, senza cancellature e senza ripensamenti. La rivista cubana Casa de las Américas l’ha riprodotta in fac-simile nel n. 275 di aprile-giugno 2014, a pochi mesi dalla morte del grande Gabo. (A.R.)

Poco tempo fa, in Messico, un amico mi ha chiesto a un tratto:

  • Ma tu come saresti oggi se non avessero fatto la Rivoluzione cubana?
  • Non so –ho risposto spaventato-. Uno come fa a sapere come sarebbe se fosse un coccodrillo?

Più tardi, pensandoci bene, ho capito che la Rivoluzione Cubana mi ha messo in salvo dagli onori più alti e deplorevoli. Alla mezzanotte del 31 dicembre 1958, nonostante i coriandoli, la musica e lo champagne dell’ Anno Nuovo, io non ero altro che un giornalista di seconda fila a Caracas. Avevo già pubblicato un romanzo e una mezza dozzina di racconti e godevo di una certa reputazione fra i miei amici, ma credevo ancora che il millenario litigio fra i poveri e i ricchi poteva essere risolto con elezioni presidenziali ogni quattro anni. La Rivoluzione Cubana, semplicemente, mi ha insegnato che non è vero e questa lezione mi ha privato di tanti e tanto funesti onori.

Se non fosse stato per questo, oggi non sarei solamente lo scrittore che sono, di quasi 50 anni che adesso mi sembrano 200 e con i miei libri tradotti in 25 lingue, ma sarei stato anche ambasciatore in qualche paese di molte glorie, e sarei membro dell’Accademia della Lingua e Cavaliere di un qualche ordine fuori dal comune, e con un po’ meno di timidezza e un poco più di spavalderia o sarei in pericolo di diventare presidente della repubblica. Ma chi è incaricato di distribuire queste onorificenze, si sono ben guardati di farlo con me, perché la mia solidarietà sfacciata e testarda verso la Rivoluzione Cubana mi ha trasformato, secondo loro, in una specie di deliquente sociale, pericoloso ma inevitabile (o ineludibile?)

Naturalmente potrei dire altre cose molto più importanti della rivoluzione cubana, ma non le dico a voce da quelle parti e neanche per iscritto, perché solo gli sciocchi osano spiegare l’amore. Io non lo spiego: lo uso (o lo abuso?)

Gabriel

1978

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