Alessandra Riccio – Naty Revuelta, in memoriam

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Avevo raccontato di lei, delle sue vicende, di come aveva partecipato e vissuto i lunghi anni della rivoluzione cubana nei miei Racconti di Cuba (Iacobelli, 2011), perché, da quando l’avevo conosciuta, Naty Revuelta mi aveva colpito per la sua vitalità, per la sua energia, per la lucidità delle sue osservazioni, per la sua pazienza democratica che rifletteva una enorme saggezza.

L’avevo conosciuta a casa di amici, l’avevo vista insieme a sua figlia, l’avevo frequentata e talvolta accompagnata nelle sue incombenze di nonna, l’avevo invidiata per la sua profonda, amorosa amicizia verso la sua anziana madre. Era il perno di una famiglia di donne dove mariti, compagni, amanti e flirt erano passati come ombre intorno a questa genealogia di donne diverse e uguali fra loro. Solo uno era rimasto –lontano ma incombente: Fidel Castro.

In un periodo ormai remoto e burrascoso delle loro vite, il giovane oppositore della dittatura di Fulgencio Batista e la bella moglie di un eminente cardiologo dell’Avana, avevano condiviso i loro ideali di lotta, e non solo. La bambina, nata quando Castro era in esilio in Messico, venne riconosciuta dal dottor Fernández del quale credette di essere figlia fino all’età di 11 anni. Naty, già madre di un’altra bambina, non ha avuto cedimenti nell’appoggiare il Movimento 26 luglio con tutti i mezzi a sua disposizione, compresi, a quanto si dice, i suoi gioielli. Pur contrario alla dittatura, il dottor Fernández non ha tollerato questa situazione, ha lasciato il paese e ha portato con sé la figlia di entrambi. Natica la madre di Naty era vedova, Alina che si è sposata una prima volta a sedici anni e che da un secondo matrimonio ha avuto una bambina, si è disfatta sempre facilmente dei suoi compagni. Le quattro donne, quando le ho conosciute, vivevano in due case nella stessa strada, nonna e bisnonna si occupavano della nipotina mentre Alina, irrequieta e scontenta, andava tessendo la rete che l’avrebbe portata via da Cuba con un passaporto falso e un mascheramento opportuno. Poco tempo dopo chiedeva –ed otteneva- che le fosse restituita la figlia, vendeva le sue scandalose memorie, occupava per qualche tempo le pagine dei giornali e finalmente si acquietava in un lavoro di giornalista televisiva.

Per due decenni queste donne sono restate lontane anche se Naty è riuscita ad andare a trovarla in qualche rara occasione.

Ormai era restata sola, morta sua madre, fuggita sua figlia, volata via anche la nipote. Sola ma tenacemente legata alla sua terra, alla sua rivoluzione, alla cultura della sua isola, alla salda amicizia dei compagni di tutta la vita. Naty Revuelta è stata uno dei simboli della resistenza cubana e dell’attaccamento ai valori ideali della rivoluzione, a costo di molti sacrifici personali e sempre vivendoli in maniera straordinariamente dignitosa.

Con la liberalizzazione dei viaggi di qualche anno fa, non solo Momin, ma anche Alina ha potuto tornare a Cuba, nonostante avesse dichiarato di non averne la minima intenzione. E’ tornata ad agosto, quando sua madre è stata ricoverata per un problema cardiaco, e da allora una volta al mese andava a far visita alla mamma.

Il 24 febbraio scorso Naty si è sentita male ed è stata ricoverata in clinica. Alina è arrivata al volo e poco dopo anche la nipote, in tempo per chiuderle gli occhi, per provvedere alla cremazione e per disperderne le ceneri nel Mar Caribe, come lei aveva chiesto. E sono subito ripartite.

In questa dolorosa occasione, Alina –che è facile immaginare pressata dai giornalisti- non ha rilasciato interviste né dichiarazioni. E’ questo, probabilmente, l’omaggio più grade che potesse rendere a sua madre, che per tutta la sua lunga esistenza ha dovuto portare la croce di essere stata l’amante di Fidel. E della “morte dell’amante di Fidel” hanno parlato i giornali, usando questo termine antiquato e malevolo per riassumere una storia molto intima e personale, che ha stimolato qualche pruderie e molto gossip impietosio

Chi la conosceva bene, sa che Naty con altre donne della sua e di altre generazioni, ha messo a disposizione del suo paese tutta la sua vita. E forse oggi è possibile dire che il suo vero, grande amore, è stata proprio la sua Cuba.

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