Alex Anfruns* e Michel Collon** – Editoriale del “Diario de Nuestra América”

f0029155Siamo felici e orgogliosi di presentare il primo numero del “Diario de Nuestra América”. Conoscere l’America Latina in questo momento cruciale della sua storia, in Europa, non è semplice. Come mai? Eravamo convinti di vivere nella società dell’informazione, ma che valore può avere la nostra informazione se la fonte principale è il quotidiano El Paìs, proprietà di una multinazionale spagnola alleata a un’oligarchia latinoamericana coinvolta in tentativi di colpi di stato militari? Che valore ha la nostra informazione su Cuba se il suo “corrispondente speciale” non è più andato in quel paese da venticinque anni? Che valore può avere la nostra informazione quando si limita ad essere copia dei media di multimilionari latini legati agli Stati Uniti? Dobbiamo sempre chiederci per prima cosa: chi è che parla attraverso questa “informazione”?

Per questo Evo Morales vuole farla finita con lo Stato Coloniale. Per noi ciò implica farla finita con l’informazione coloniale. A cominciare con la versione coloniale (europea) della storia. Ascoltare i popoli originari, che sono stati decimati dai conquistatori, esclusi dalle nuove nazioni, ma che giocano un ruolo di avanguardia nei loro paesi. Un altro mondo è possibile attraverso l’ “Unità nella diversità”.

Ascoltare i nuovi libertadores; duecento anni dopo essersi liberati dall’imperialismo spagnolo, l’America Latina s’incammina verso una Seconda Indipendenza.

Le due esperienze che ci interessano moltissimo:

  1. Nuove forme di esperienza partecipativa. La transizione verso il socialismo del secolo XXI, secondo la formula sorprendente di Hugo Chávez. Chi visita questi paesi rimane sorpreso dall’impulso dinamico delle nuove forze progressiste. La realizzazione del sogno dell’Unità Regionale del primo libertador, Simón Bolívar (1783-1830).
  2. L’Alleanza Bolivariana per i popoli della nostra America (ALBA), una nuova forma di relazioni fra undici nazioni, dove la solidarietà e la cooperazione predominano sui guadagni. Ma anche la Comunità di Stati Latinoamericani e del Caribe (CELAC), un organismo d’integrazione regionale attivo dal 2010.

Il cammino è stato difficile, addirittura tragico. I latinoamericani hanno dovuto attraversare un secolo XX estremamente violento. Con il doloroso ricordo del Cile di Allende e di Víctor Jara, martirizzato dagli Stati Uniti e il colpo di Stato attraverso la CIA. Con un’interminabile lista di azioni criminali made in USA: Guatemala, Nicaragua, El Salvador sono solo alcuni dei conflitti sanguinosi offerti dal paese “che difende i diritti umani”.

Stiamo perdendo la memoria? Sarebbe drammatico. Perché ancora non abbiamo voltato questa pagina della storia. Le sette basi statunitensi in Colombia continuano a minacciare la regione. Il ruolo di Washington nella destituzione di Manuel Zelaya in Honduras per impedire che l’Honduras aderisse all’ALBA. E il permanente tentativo di colpo di stato in Venezuela, copiato direttamente dal “successo” del Cile.

E allora, non cadiamo nella trappola di ringraziare gli Stati Uniti per la sua benevolenza verso Cuba. Il suo cambio di atteggiamento dimostra il fallimento di un blocco economico che dura dal 7 febbraio 1962! Cinquantaquattro anni di una politica criminale. Dovremmo ringraziare Washington per aver ammesso un fallimento e per riprovare con un altro metodo?

Dunque, siamo molto felici di presentare questo primo numero del “Diario de Nuestra América”. Il nostro obbiettivo: permettere ai lettori di far fronte alle bugie mediatiche che impediscono che i cittadini del mondo possano conoscere esperienze davvero stimolanti.

Dei popoli orgogliosi prendono il loro destino nelle proprie mani con dirigenti simili a loro. Da studiare in Africa, in Medio Oriente, dappertutto! Come ha appena detto il Presidente Maduro nella sessantanovesima Assemblea Generale dell’ONU: “Un altro mondo è possibile, e noi lo dimostreremo nella Nostra America”.

* Alex Anfruns, giornalista e traduttore catalano, esperto in Medioriente e disinformazione.

** Michel Collon, giornalista e storico belga, esperto in disinformazione. Collabora a TeleSUR.

http://michelcollon.info/IMG/pdf/JNA1_ESP.pdf

http://www.michelcollon.info/

secretariat@michelcollon.info

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