Claudia Hernández, Fastidio di avere un rinoceronte e altri racconti, a cura di Emanuela Jossa, Le Lettere, Firenze 2014, pp. 109, € 14,50.

4Lsa236ziG3ePbcipHRAMEUpHqYO7hWEjjhx5lVNIPGhvXpm-slfMubVEZdlG4Zr9QbZWg=s85Per il lettore che soffra di dipendenza dal mondo dei cronopios, le creature folli e sensate inventate da Julio Cortázar per contrastare un noioso mondo di famas, conformisti e gretti, i racconti di Claudia Hernández potranno rappresentare al tempo stesso una panacea e un acuirsi della crisi. Nelle pagine di questa scrittrice di El Salvador, c’è senso del fantastico, c’è la normalità dell’assurdo, c’è humor, ma è humor nero, nerissimo. Et pour cause: chi è nato nel 1975 in quel piccolo paese, il Pollicino d’America, ed è diventato adolescente negli anni ottanta, e ha poi visto il sanguinoso e violento conflitto che è costato la vita della meglio gioventù, ma anche di vecchi, donne e bambini innocentissimi, finire in un patteggiamento senza vinti né vincitori, è pieno di cicatrici che sono lì a ricordare l’assurdo di una situazione –la crudeltà, la violenza, l’ideologia prima di tutto, la repressione- che può essere cambiata, questa è la proposta di Claudia Hernández, seguendo un’altra logica. La letteratura consente di guardare la cicatrice dimenticando il sangue, di narrare una resistenza contro il potere organizzata tutta su norme per la sopravvivenza che escludono la ribellione ed esaltano le sensate procedure che consentono a un buon cittadino che si è ritrovato un cadavere in cucina, di liberarsene con intelligenza e con il plauso di tutti (“Vicende di un buon cittadino”).

I racconti raccolti, tradotti e commentati da Emanuela Jossa provengono da cinque libri della Hernández, riconosciuta ormai come una delle più interessanti scrittrici centroamericana, una letteratura non appariscente eppure interessante. Dominata nella seconda metà del novecento da un utopismo rivoluzionario, sia pure addolcito dalla penna cordiale di un Roque Dalton, adesso, con Claudia Hernández, ha dato vita a quella che i critici denominano una estetica del cinismo, etichetta suggestiva ma che non riflette del tutto l’impeccabile scrittura, il gelido bisturi con il quale l’autrice incide l’orrore, anestetizza il dolore, raggela l’emozione suscitando, nello stesso tempo, moti di simpatia e di solidarietà per i suoi personaggi/narratori, intrappolati in un mondo senza giustizia, un mondo in cui la violenza si accanisce sui corpi, sulla loro integrità; un mondo in cui sopravvivere in una anormalità ormai trasformata in routine, è la sola chance.

Claudia Hernández vive e lavoro all’Università Centroamericana (UCA), la stessa in cui, venticinque anni fa, furono assassinati padre Ignacio Ellacuría e otto suoi confratelli, oltre alla cuoca e a una sua giovane nipote. Un raid organizzato dal maggiore D’Aubisson, lo stesso che qualche anno prima mandò un sicario a uccidere Monsignor Oscar Arnulfo Romero mentre diceva messa. (Alessandra Riccio)

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