Rosa Miriam Elizalde – L’assassino va in giro libero in Panama

458906824-130x91Mi ha fatto ricordare un film degli anni Cinquanta, un western di serie B di un regista dimenticato, “L’assassino va in giro libero”, e come in quel vecchio thriller, in Panama c’è un assassino che esibisce sfacciatamente il suo prontuario criminale davanti a chi ha sofferto per un crimine inqualificabile. Félix Rodríguez Mendigutía, l’ex funzionario della CIA che ha identificato Ernesto Che Guevara a La Higuera e ha ordinato i colpi che lo hanno ucciso, cammina in una città con i nervi tesi che ha avuto, probabilmente, uno dei mercoledì più lunghi della sua storia.

Questo individuo partecipa ad eventi e tiene conferenze stampa in cui si spaccia per difensore dei diritti umani. E’ disgustoso, come ha detto il Presidente dell’ Organizzazione Continentale Latinoamericana e Caribeña degli Studenti che ha preteso dal governo del Panama l’espulsione immediata di quell’assassino dal territorio nazionale. Ed è comprensibile, perché l’immagine di Félix Rodríguez, con il logo della sconfitta Brigata 2506 (quella dell’invasione della Baia dei Porci) ricamato sulla camicia, è stomachevole. Ci ricorda il Che che giace su un lavatoio per i panni sporchi nella lavanderia dell’ospedale di Vallegrande, a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia. Alcune di quelle immagini che fanno tanto male e indignano tanto, con un Ernesto Guevara smagrito e con la faccia di un Cristo tormentato, furono prese dall’assassino come prova di fede per i suoi capi della CIA.

E’ impossibile non mettere in relazione questo fatto con una giornata in cui ogni ora ha pesato come una montagna. Faccio la giornalista da più di venti anni e non ho mai visto tante notizie tutte insieme, tante conferenze stampa, tanti fatti che meritavano di essere divulgati, e tanta rabbia. Sapere che quest’uomo gira libero nell’Istmo e che è spalleggiato da una corte di delinquenti travestiti da “società civile”, ha esacerbato gli animi. Alla vergogna di un Foro che cerca di legittimare questo tipo di personaggi si è aggiunta l’offesa storica implicita nel fatto che Félix Rodríguez giri libero e provocatorio in qualche luogo dell’America Latina e del Caribe, la regione per la quale il Che ha dato la vita.

Ciò spiega, fra l’altro, perché la delegazione cubana al Foro della Società Civile, previa al Vertice delle Americhe, ha protestato quando non sono stati accreditati 22 suoi membri e si sia poi ritirata dopo l’inaugurazione che si è tenuta nel Plenario. Se c’è una parola che lo spiega, è l’indignazione collettiva che ha obbligato gli organizzatori ad autorizzare, passaporto in mano e senza credenziali, l’entrata di tutti i cubani precedentemente registrati.

Spiega anche perché le proteste sono continuate all’interno della sala del Plenario dove invece avevano avuto le loro credenziali un gruppo numeroso di amici o simpatizzanti di Félix Rodríguez, e perché le canzoni e gli slogan sono continuati finché è durata una inaugurazione senza anima del Foro della Società Civile che ha cercato di seguire il suo corso nonostante gli echi che provenivano dal parcheggio dell’albergo El Panamá risuonassero assordanti. O, se preferite, “costernati, rabbiosi”, come ha scritto Mario Benedetti nella poesia dedicata al Che.

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