Giuseppe Cassini – RAUL CASTRO IN VATICANO

Raul vaticanoAppena eletto, il nuovo papa prese due decisioni rivoluzionarie: primo, assumere il nome di Francesco, vera sfida a una Curia Romana tanto vicina allo spirito francescano quanto un padrone delle ferriere era vicino alla classe operaia nell’800; secondo, nominare Segreterio di Stato al posto dell’onnipotente card.
Bertone un outsider come mons. Pietro Parolin, che all’epoca non era neppure cardinale. Si sa che la Curia Romana ha la memoria lunga e sa aspettare. Lo stesso motto Non praevalebunt in testa all’Osservatore Romano si presta ad ambiguità: chi prevarrà su chi? Potrebbe accadere che questo pontefice atterrato da lontano venga pugnalato alle spalle come il grande servita Paolo Sarpi a Venezia e debba abbandonare la lotta (infatti ci sta già pensando) con le stesse parole di fra’ Sarpi: «Riconosco il pugnale della Curia Romana».

Nel frattempo, tuttavia, papa Francesco e il suo (simpaticissimo) “Primo Ministro” stanno mettendo a segno dei successi storici. Uno di questi è la mediazione vaticana fra Washington e l’Avana, gestita dal card. Parolin con la sagacia e l’esperienza di chi era stato nunzio in Venezuela in anni travagliati. Ecco perchè Raùl Castro non poteva non venire a Roma “per grazia ricevuta”: un gesto di riconoscenza da parte di un presidente che era stato allievo dei gesuiti a Santiago di Cuba.
Ma chi è veramente Raùl Castro? Negli anni Settanta, allorchè lavoravo come diplomatico all’Avana, il fratello minore dei Castro era ministro della Difesa; la stampa occidentale lo riteneva un apparatchik comunista privo di carisma e – secondo la Cia – dedito anche a traffici ed arricchimenti personali. Che non fosse poi tanto rigido, quel apparatchik comunista, lo si è visto dalle riforme adottate da quando il lìder màximo è lui. E che non si fosse arricchito molto, lo scoprii io stesso un giorno d’estate del 1978: ero a Varadero con la famiglia, quando incontrai sulla spiaggia sua moglie Vilma che senza tanti complimenti ci invitò a pranzo, bambini inclusi, nella loro villetta estiva. Dopo pranzo fummo invitati anche a sparecchiare e, già che c’eravamo, ad aiutare a lavare i piatti. Forse la Cia sospettò che fosse tutta una finta di Raùl e Vilma per smontare le accuse di arricchimenti illeciti…

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI DI ALESSANDRA RICCIO e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.