Alessandra Riccio – Tony Guerrero in carcere si è arricchito

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Tony Guerrero in carcere si è arricchito. Non che prima non fosse ricco: lo era già, e come! Ma adesso, dopo sedici anni nelle carceri statunitensi, lo è molto di più. Tony Guerrero, bravo studente, giovane impegnato nella militanza della Gioventù Comunista, perseverante nel duro studio di ingegneria in un’università moscovita, professionista esperto nella costruzione di aeroporti, sensibile alle ingiustizie e amante della sua patria decide, poco più che trentenne, di mettersi a disposizione del governo rivoluzionario e contribuire così a contenere l’incessante attività dei controrivoluzionari della Florida, particolarmente attivi nei duri anni del Periodo Speciale. Era un giovane uomo umanamente ed eticamente molto ricco, professionalmente preparato, cresciuto in una famiglia rivoluzionaria, amante della vita, padre amorevole dei suoi figli. I casi della vita –non per caso- lo hanno arricchito molto di più.

Quando all’alba del dodici settembre del 1998 gli agenti del FBI fanno irruzione nella sua casa di Miami, Tony Guerrero sa che per lui si annuncia un periodo molto duro per il quale è preparato fin da quando ha accettato di tornare nella Miami dove era nato nel 1958, di lavorare in un piccolo aeroporto di Cayo Hueso (Key West), e di monitorare l’ambiente dei controrivoluzionari cubano-americani, molto attivi e sempre protetti spudoratamente dal governo degli Stati Uniti. Quello che Tony non poteva sapere, era che contro di lui e contro i suoi quattro compagni si sarebbe scatenata la furia di una giustizia ingiusta, rabbiosa e vendicativa. Dopo anni di procedimento giudiziario, le sentenze definitive per i Cinque sono apparse talmente esagerate da suscitare l’indignazione di numerosi Premi Nobel e la riprovazione della Commissione Giustizia delle Nazioni Unite.

Ma tant’è. I Cinque vengono separati e trasferiti ognuno in un carcere. La cronaca dei diciassette mesi in cui hanno aspettato insieme la sentenza definitiva, quando ancora potevano sperare in una giustizia giusta, è adesso nelle mie mani, condensata in un opuscolo che mi ha dato Tony nei giorni della sua presenza a Roma il 18 e il 19 maggio; ed è proprio sfogliando quell’opuscolo, che ho scoperto quanto si fosse arricchito nell’esperienza estrema che gli è toccato vivere, grazie alla poesia e alla pittura. La cronaca, illustrata dai suoi disegni e dalle sue parole, dei mesi passati nel famigerato “hueco”, la minuscola cella di castigo, in Florida, ci dà la misura di come siano riusciti a sopravvivere, inventando, perfino giocando in quelle condizioni di carcere duro. Nei quindici acquarelli che illustrano l’opuscolo intitolato, come il verso di unaa canzone resistente di Silvio Rodríguez, “Yo me muero como viví” , Tony ha dipinto la cronaca dei primi mesi del loro calvario, un calvario addolcito dal fatto di essere, per quanto isolati, ancora tutti insieme, i Cinque antiterroristi, serrati come un pugno.

Gli acquarelli sono di una eleganza essenziale e illustrano fasi della vita dei cinque detenuti, simbolizzati con un tratto costante di color arancione come le tute fatte indossare ai prigionieri, ormai ridotti ad essere identificati con un numero.

Il breve opuscolo che è adesso nelle mie mani, è stato pubblicato al compiersi dei primi quindici anni di detenzione a spese della Fiscalía General del Estado dell’Ecuador, una risposta “nostramericana” ai numerosi soprusi commessi dalla giustizia nordamericana, convinta di poter piegare, con la forza, le volontà di Tony, Gerardo, Fernando Ramón e René.

La pittura e la poesia sono le compagne di cella di Tony, gli consentono di creare, di evadere dalle mura del carcere, di esprimere i suoi migliori sentimenti e di comunicarli ai suoi compagni. In un CD appena sfornato dagli studi di registrazione dBega e prodotto dalla sorella di Tony, María Eugenia, Augusto Blanca, Vicente Felíu e Pepe Ordás, insieme alla voce recitante di Ibrahin Friol hanno messo in musica venti sue poesie d’amore.

Tony Guerrero non è un dilettante né come pittore né come poeta; lo dimostra la sua presenza a Venezia al recente Festival della Poesia e lo dimostrano le sue tele. Si è arricchito, Tony, non solo per aver esercitato la sua vena artistica, ma anche per aver scoperto una vocazione di maestro che gli ha consentito l’esperienza di insegnare in carcere a tanti latinoamericani, anche rei di delitti orrendi, a leggere e a scrivere nella bella lingua spagnola che li accomuna e forse perfino a comprendere quella sentenza di José Martí –a cui Guerrero si ispira costantemente- che dice: “Ser culto para ser libre”.

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