Ilka Corado – Cristina Fernández: “Abbiamo una patria e ne siamo orgogliosi”

Cristina Fernandez

Cristina Fernandez

Dagli Stati Uniti, dove vive da indocumentata, la guatemalteca Ilka Oliva Corado pretende di esercitare la professione di giornalista free-lance. Scrive i suoi pezzi e li manda in rete come fossero messaggi in una bottiglia lanciata in mare. Trova mani che li raccolgono e che li rilanciano nel gioco ancora per me sorprendente della riproducibilità telematica. Un giornalista argentino, noto e rispettato, José Steinsleger, si è accorto di lei e l’ha citata ampiamente. Anche ha ripreso qualche suo articolo. Adesso Ilka mi manda un effusivo, sentimentale, bel pezzo su Cristina Fernández che io ammiro moltissimo. Da vecchia europea, tento di calibrare aggettivi e lodi, invece Ilka, che l’ammira come e più di me, ha scritto in piena libertà politica, intellettuale, sentimentale. Lascio parlare lei, ma sottoscrivo parola per parola. (A.R.)

Ilka Corado – Cristina Fernández: “Abbiamo una patria e ne siamo orgogliosi”

Quando sento parlare Cristina Fernández, la presidente dell’Argentina, mi si accappona la pelle. Ammiro il suo temperamento, la sua intelligenza e la capacità di dirigere un programma di governo nel quale i più colpiti delle classi sociali hanno creduto. Negli anni del suo mandato ho sentito una serie infinita di insulti rivolti a questo essere di grande bellezza umana. Le criticano la marca della lozione che usa, il prezzo delle scarpe e le osservano la pelle centimetro per centimetro per scommettere sul numero di chirurgie estetiche che si è fatta a spese delle tasse del popolo. Dicono che il suo programma di governo è un puro imbroglio populista stile Evita Perón. Che è falsa e che tradisce l’amore del suo popolo. Che ha una coda di paglia lunghissima.

Le femministe inacidite non sono capaci di ammirarne la bellezza naturale e che si goda ciò che la vita offre. Anzi, la spellano viva. Non le perdonano l’intelletto, il talento e la sua eleganza borghese. La sinistra stanca, despota e machista con una buona tendenza patriarcale, ci mette il suo nello screditarla costantemente. La vuole vedere scalza e vestita di stracci per poterle concedere il benficio del dubbio. La destra non riesce a dormire perché la sente come un sassolino nella scarpa. Pregano i santi che un cancro la fulmini come Evita e che la storia si ripeta a favore dei traditori.

Spendono fior di milioni in mazzette, per comprare mezzi di informazione che la stuzzichino con notizie dell’ultim’ora e in prima pagina per seminare il dubbio nel popolo che la segue. Vogliono far fallire a tutti i costi il sogno della democrazia in Argentina. L’utopia di un paese che lotta per salvarsi dalle grinfie avvelenate dell’impero. E lei al fronte, offrendo il petto come a suo tempo aveva fatto Néstor. Non perdonano a nessuno dei due la coerenza e la parola mantenuta verso i paria che sono stati il cuore del governo di entrambi.

Negli Stati Uniti i canali televisivi in spagnolo non le danno tregua, ogni giorno tirano fuori nei telegiornali, notizie in cui Maduro, Evo, Correa, Dilma, Bachelet, Raúl fino a Chávez e a Fidel vengono descritti come dittatori comunisti che stanno rubando le ricchezze delle loro patrie. Questi giornalisti di mezza tacca, che ballano la musica che suona l’impero, sagaci, lanciano dardi avvelenati verso le masse che, disinformate, credono a tutto quello che dicono gli avvoltoi. Qui montano e finanziano la causa Nisman e la causa Leopoldo López e una certa Yoani Sánchez, questi colletti bianchi applaudono l’invio massiccio di soldati statunitensi in paesi venduti al capitalismo. In paesi che, se i loro popoli non si svegliano, non diventeranno mai Patria Grande. Dei voraci attacchi mediatici patiti dalle tre presidentesse della Patria Grande, a Cristina tocca sempre una dose doppia, non sopportano la sua bizarria, né l’amore che le dimostra il suo popolo che la culla. Perché non si tratta di classe media, non si tratta di oligarchia, quelli che abbracciano Cristina sono i contadini, gli operai, i proletari. Il popolo vero. Scandiscono il suo nome i muratori, i giardinieri, le donne di servizio, quelli della terza età, i pescatori. Ha toccato il cuore della gioventù e dell’infanzia, la chiamano i rokeros, i cantautori, i musicisti della Sinfonica. L’artista di strada e l’attore di teatro. La sostengono gli attori brillanti del cinema argentino di livello internazionale, quelli che hanno rifiutato con dignità le proposte di una Hollywood Ku Klux Kanesca. Cristina è già rimpianta con nostalgia dagli scienziati che lavoravano all’estero e che il governo ha fatto ritornare offrendo loro possibilità di sviluppo.

Il programma di governo che scommette sulla pluralità, sull’inclusione e sulla diversità, crede anche fermamente nella cultura come un fattore di cambiamento. Il 21 maggio, Cristina ha inaugurato il Centro Culturale Kirchner che è il più grande dell’America Latina e il terzo nel mondo per ampiezza e per tecnologia di alto livello. Davvero bellissimo, ubicato in quello che fu l’edificio delle Poste.

Vedere una Cristina enormemente emozionata nel portare a compimento il sogno di Néstor, realizzando il sogno degli argentini duramente colpiti da quella dittatura atroce che aveva rubato loro la gioia ma non la sete di giustizia, ma non le chimere di vederla rifiorire. Era lì per ringraziare tutti coloro che avevano partecipato a quel progetto, senza dimenticarne nessuno e dando il proprio posto ai “compagni della mano d’opera, ai compagni muratori” mentre quei compagni muratori cantavano in coro il suo nome con giubilo patriotico. Possono dire quello che vogliono, ma Cristina è amata dal suo popolo.

Scommettere sull’educazione e sulla cultura invece di spendere per munizioni e mitragliatrici. Questo vuol dire progredire, questo vuol dire patria degna.

Vedere quella piazza piena il 25 maggio, con tutta quella gente che manifestava fra esplosioni di gloria e nebbie di nostalgia perché Cristina se ne va e non vorremmo che se ne andasse. Lacrime di gioia e di tristezza perché si avvicina la fine di un ciclo davvero importante per la trasformazione sociopolitica e culturale dell’Argentina. Il posto che sta per lasciare Cristina non lo potrà riempire nessuno, è un vuoto enorme, incolmabile.

Il suo governo non è stato perfetto, ci sono cose discutibili e il popolo ha tutto il diritto di esigere conti trasparenti, non la sto lodando, è umana come tutti e sbaglia, ma il suo è stato un governo a favore degli emarginati, dei sognatori, un governo che ha fatto sì che la fiducia passasse dai nonni ai nipoti. E’ un governo che ha lavorato duro sui Diritti Umani e la Memoria Storica, è un governo che ha messo dietro le sbarre coloro che hanno fatto dell’Argentina un fiume di sangue in tempi di dittatura. No, non si dimentica: né perdono né oblio. Giustizia.

E’ un governo che lascia solide basi per consentire alla gioventù di continuare a costruire il sogno di un’Argentina prospera. E’ un progetto di governo che lascia loro l’attrezzatura e le risorse. Che non obbliga i suoi figli ad emigrare, che anzi li ha fatti ritornare affinché si realizzino nella loro terra.

Una dopo l’altra sono cadute le bugie dei colletti bianchi che dalle viscere oligarchiche del paese, attaccando Cristina, colpiscono in faccia il progetto di un popolo intero; non c’è investimento capitalista statunitense che ce la possa fare con l’amor di patria, degli antenati, dei caduti, dei desaparecidos e delle creature nelle pance delle donne incinta.

Potrei citare tantissime frasi dei discorsi di Cristina. Come dimenticare il suo intervento alle Nazioni Unite, senza niente di scritto, tutto frutto del suo ingegno fatto di cuore e di sangue. Una grande oratrice, fresca e sicura. Annoto solo due frasi pronunciate nella settimana delle celebrazioni del 25 maggio, la settimana della Patria.

“Vi chiedo di non avere paura, molti mi guardano negli occhi con fare inquisitorio e mi dicono: e io rispondo: <Succederà quello che voi vorrete che succeda, perché voi siete quelli che ne hanno il potere>.”

“Abbiamo la Patria e ne siamo orgogliosi”

Lunga vita a questi ormai 32 anni di democrazia. A questo programma di governo che è cominciato con Néstor e che Cristina ha portato avanti. Lunga vita al plusvalore dell’Argentina. Lunga vita alle Nonne e alle Madri della Plaza de Mayo. Lunga vita alla bella Cristina. Viva i paesi socialisti che onorano la Patria Grande. L’impero non mangia e non dorme assaporando e immaginando il fallimento della Rivoluzione Bolivariana. Ma noi siamo Sud, il Sud è dignità, il Sud è amore. Proprio così. Magari un giorno anche l’America Centrale e il Messico, tutto il Caribe, si decideranno a far parte di questo progetto di vita e di patria sognato dai nostri antenati giusti e libertari. Allora saremo “tutte le voci tutte”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in CONTRIBUTI e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.