Alessandra Riccio – La sentenza di Hollande: Assange non dignum est

Julian Assange

Veramente curiosa la fretta con cui la Francia del socialista Holland ha bocciato l’ipotesi (perché non di una richiesta formale si trattava) di offrire asilo all’australiano Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, al quale dobbiamo tanta trasparenza, tante verità spiacevoli per i padroni del mondo, l’ultima delle quali è la rivelazione di qualche giorno fa che gli Stati Uniti hanno spiato negli ultimi anni la Francia del socialista Holland.

Per fortuna, il presidente dell’Ecuador, Correa, spesso accusato dai suoi avversari di essere uno spietato censore della libera stampa, ha offerto per tempo asilo nella sua ambasciata di Londra a questo haker che, nel bel mezzo degli scandali suscitati dalle sue rivelazioni, si è trovato braccato dalla polizia inglese per un’accusa mossa contro di lui in Svezia, nientedimeno che per un abuso sessuale commesso su due signore di origjne cubana, più che trentenni, adulte e vaccinate e certo in grado di difendersi da un presunto stupratore come Assange. Lui, il fondatore di Wikileaks, ha fiutato il pericolo che per lui consiste nel rischio di essere estradato negli Stati Uniti dove è convinto che sarebbe trattato senza pietà e dove, forse, rischierebbe la vita. Per questo ha proposto alla corte svedese di essere interrogato telematicamente dalla stanza dell’ambasciata dove vive ormai da più di tre anni; la giustizia svedese a volte sembra accedere a questa richiesta, altre no e, in conclusione, non si riesce a sbloccare questa scandalosa situazione.

Ieri Assange ha scritto al governo francese e al giornale Le Monde meravigliandosi che un paese come la Francia, tradizionalmente molto accogliente per chi cerca rifugio per motivi politici, non avesse offerto -motu propio- ospitalità a chi, come lui, aveva reso un grande servizio alla chiarezza, alla trasparenza, al diritto dei popoli di conoscere la verità. In questione di poche ore, la risposta ufficiale francese è stata un secco no: Assange non corre immediato pericolo di vita e sul suo capo pende un ordine di arresto della giustizia svedese.

Hollande ha perso una buona occasione per fare una bella figura e ha contraddetto una tradizionale politica francese di tutela delle libertà. Dopo la Libia, dopo la Grecia, forse un gesto generoso e controcorrente avrebbe fatto bene alla sua immagine stinta.

Assange dovrebbe essere al centro di una campagna di solidarietà e di sostegno, avendo rischiato consapevolmente pur di trasmettere al mondo gli intrighi top-secret, il cinismo dei “danni collaterali”, la fitta rete di intercettazioni e controlli contro tutti e su tutti, che minano l’etica e la trasparenza dei rapporti internazionali.

Edward Snowdel, che ha “tradito” il suo paese rivelandone gli intrighi e le illegalità, ha trovato rifugio a Mosca e sa che negli Stati Uniti non ci sarà pietà per lui, eppure, sono state ragioni di etica quelle che hanno indotto il funzionario Snowden a rivelare ciò che passava sotto i suoi occhi, cose a cui non avrebbe mai voluto credere. E’ suo il merito se, dal 2013 ad oggi, Stati Uniti e Inghilterra hanno aperto un dibattito e messo in questione la libertà di azione dei servizi segreti.

Nè Assange né Snowden sono dei delinquenti. Possono però continuare a far danno ed è questo che deve essere loro impedito. Che restino dunque nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra o nella lontana Mosca a imputridire per aver voluto metter bocca dove non gli competeva e sfidare l’arroganza di poteri al di sopra della legge e dell’etica.

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