Juan Manuel Karg – Gli 89 anni di Fidel

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Anche dopo aver lasciato il governo di Cuba, Fidel Castro resta, senza dubbio, il politico vivente più influente dell’America Latina. Stiamo parlando di quasi nove decenni di alta tensione politica, fra cui ci sono più di cinquanta anni alla guida di una rivoluzione che ha scombinato lo scenario politico regionale del secolo XX, e ha configurato un nuovo momento per tutti i nostri paesi. Con la rivoluzione cubana si è avviato un dibattito circa la possibilità di progredire su nuovi rapporti all’interno delle nostre società, in un orizzonte post-capitalista. Tuttavia, la caduta del Muro di Berlino e la chiara egemonia nordamericana a livello globale che quel crollo ha comportato ha messo l’isola sotto scacco; nonostante il blocco, è riuscita a sopportare gli impatti del famigerato “periodo speciale”.

Fidel è riuscito a rinnovarsi attraverso i governi post neoliberali che si sono formati in America Latina degli ultimi decenni; a partire da quel momento, con la presenza di Chávez, Kirchner, Tabaré-Mujica, Evo Morales e Correa, Cuba è passata ad occupare un ruolo diverso, con una voce più rilevante che si è resa evidente, per esempio, durante la presidenza della CELAC nel 2013. Si potrebbe dire che la regione ha rivolto lo sguardo all’isola, dopo gli anni Ottanta e Novanta di isolamento prodotto dalle amministrazioni neoliberali che obbedivano agli ordini di Washington rispetto alla politica da praticare rispetto all’Avana –con l’esplicita motivazione di far cadere il governo di Castro-.

Non è, allora, casuale che durante il discorso al Vertice dei Popoli del 2005 a Mar del Plata, parallelo al Vertice del Presidenti che ha detto No all’ALCA, Hugo Chávez ricordasse Fidel con queste parole: “mi ha chiesto di salutarvi e, anche se fisicamente non è qui, sta qui con noi”. Quella sconfitta della proposta di Libero Commercio di Bush era anche una sconfitta della politica contro Cuba che Washington pretendeva di condurre nella regione. Per ciò, l’attuale cambio di orientamento degli Stati Uniti in rapporto all’isola è anche una vittoria di Fidel: per la consistenza argomentativa delle sue posizioni ma soprattutto per aver resistito con fermezza a decenni di un blocco disumano che ha pregiudicato senza alcun dubbio l’economia cubana. Per ultimo, un elemento addizionale per comprendere la grandezza del personaggio in questione: con una lucidità che sorprende tenuto conto della sua età, Fidel continua a riflettere sui grandi fatti della politica internazionale. Recentemente ha espresso la sua opinione sull’estorsione da parte dell’Unione Europea sulla Grecia, mettendo in evidenza i limiti di quel processo di integrazione che un tempo sembrava essere il paradigma dei rapporti internazionali del secolo XX. Ha incontrato Vladimir Putin, durante il viaggio del Presidente russo in America Latina nel 2014, mettendo in rilievo che sta nascendo un mondo multipolare. In quelle puntate congiunturali, Fidel dimostra ancora la sua completa comprensione della realtà internazionale, convulsa, complessa ma appassionante. Parliamo di un personaggio che continua a sorprenderci per la sua attualità e che a 89 anni, orienta ancora l’agenda nella politica della regione e del mondo.

(La Epoca, Bolivia, 13 agosto 2015)

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