Silvio Rodríguez – Cerchiamo di farci del bene. Tentiamolo sempre

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Ieri il bel commento di Miriam Elizalde, oggi è il grande cantautore Silvio Rodríguez a dirci quel che pensa sulla riapertura delle relazioni fra Cuba e gli Stati Uniti

Sentir dire a John Kerry che ormai non siamo rivali o nemici, ma semplicemente vicini, è forte. Giuro che vorrei vederla così. Vorrei che Gandaf il bianco [il personaggio di Tolkien], agitasse il suo bastone e in un colpo di magia cancellasse tante oscurità fatte e dette, alcune troppo recentemente. Ma non ci sono maghi in vista. Solo la terra desolata che mezzo secolo di fuoco e demoni hanno inaridito.

Quelli che hanno costruito l’accorto discorso di Kerry sanno che i miei figli conoscono Conrado Benítez e Manuel Ascunce [alfabetizzatori barbaramente assassinati durante la campagna del 1960] solo attraverso le fotografie. O sanno di Rolando Valdivia e del suo cannone “cuatrobocas” durante l’invasione di Playa Girón. Non lo dico per infiammare gli animi o per riaccendere qualcosa che non brilla più di luce propria. Quei giovani che non sono potuti arrivare alla mia età, e molti altri, stanno nella mia memoria. Una memoria che si spegnerà con me, come tante del secolo scorso, come è norma.

Voglio far constare per iscritto che sono stato un uomo di pace, che sono stato di quelli che volevano che, più che vicini, fossimo amici. A dir la verità, mi sono sentito sempre vicino al popolo del nord, ai suoi scrittori, alle sue canzoni, al suo cinema, ai suoi lavoratori; mi sono indignato per le sue ingiustizie e ho celebrato tutti i suoi progressi. Anche se, quando ero ancora quasi un bambino, ho dovuto imparare a maneggiare le armi per difendermi dai suoi politici e dai suoi militari.

Nei mio paese sono stato un protestatario, uno di quelli che intendono il loro impegno verso la Nazione non consentendo sempre, ma esercitando il diritto di esprimere il proprio parere. E’ quello che continuo a fare.

I passi di riavvicinamento fra le due nazioni ci collocano in un nuovo scenario ma poi non si può cancellare la storia. Abbiamo delle cicatrici. Bisogna riconoscerlo. Alcune ferite ancora sanguinano, sono aperte e hanno bisogno di sutura e di cure. Tutto quello che faremo da ora in poi, aprirà o chiuderà queste lesioni. Tutto quello che diremo produrrà dolore o sollievo.

Cerchiamo di farci del bene. Tentiamolo sempre.

Al principio degli anni settanta, ho scarabocchiato qualche parola. Poi ci sono tornato su, le volevo molto chiare, ma ancora non so se dicono tutto quello che

DESIDERO

Desidero soprattutto

una vallata

dove la terra

curi gli spiriti,

un panteon naturale

dove seminare le ossa.

Desidero una vallata

dove i figli corrano

come se facessero

capriole fra le stelle.

Desidero un luogo così

solo fino all’ultimo momento

in cui fosse necessario.

E il minuto dopo

potrebbe cominciare

il primo giorno del futuro.

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