Ilka Oliva Corado – Mujica ci sta grande

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A molti di noi ci stanno grandi le eccellenze come Mujica. Stanno grandi ai nostri paesi, alle nostre realtà, alle nostre mediocrità e ai nostri opportunismi.

Stanno grandi alla nostra apatia e alla nostra arroganza. Alla nostra meschina classe politica.

Di eminenze come Mujica ne nasce una ogni 500 anni, e stanno grandi alle società razziste, classiste e ignave. Alle società molli. Ai popoli omofobici e ipocriti. A quel tipo di società che nega il diritto all’aborto mentre guarda i bambini che muoiono per strada senza indignarsi. A quelle società che permettono i femminicidi, la violenza di genere e lo sfruttamento sui contadini.

Dignità di sinistra in via di estinzione come Mujica, che non hanno bisogno di sbandierare il loro essere rivoluzionari perché lo dimostrano con le loro azioni, stanno grandi a molti di quelli che utilizzano l’ideologia a beneficio personale. Sono altrettanto recalcitranti e opportunisti con tendenza ad approfittare come la destra più spregevole. E sono anche peggio perché si rifugiano dietro un colore di bandiera, dietro una causa, si nascondono dietro la dignità di martiri, di gente bisognosa … di discorsi scritti da altri. Di gente coerente a cui non arriviamo nemmeno alla suola delle scarpe, e tutto per ottenere esclusivi benefici personali. Quanto siamo meschini!

Non ci meritiamo a sua presenza, la sua parola, il suo discorso sincero e onesto. Non ci meritiamo di chiamarlo compagno, fratello. Non ci meritiamo una fotografia con lui, di vederlo da lontano, di gridare “viva Mujica!”. Non ci meritiamo di sentirci onorati di starlo a sentire. Perché? Perché molti di noi sono scorie, sleali, banditi. Privi di umiltà, segregazionisti, indolenti e soprattutto arrivisti. Calunniatori e mediocri da morire.

Perché a molti di noi i titoli universitari servono solo per darci le arie da intellettuali, arie di cervelloni, di classe. Mai di conseguenza. Mai per porgere la mano a chi ne ha bisogno, mai per aprire le braccia e abbracciare la lotta degli emarginati. Mai e poi mai per offrire il petto. Mai e poi mai per mettere quel che sappiamo al servizio dei “nessuno”. Quanto stiamo lontani da Martí! Andiamo a scuola e all’università a riempirci di testi che non vedranno mai la luce del giorno per la nostra pochezza. Non produrranno mai l’ondata, la carica, la confusione, la ribellione. Non risveglieranno mai la ribellione. Testi che in gente giusta fanno ribollire il sangue e ravvivano rivoluzioni. Noi, noi non facciamo altro che seppellire le nostre convinzioni e venderci alla comodità dell’indolenza.

Ma allora, con che faccia ci presentiamo a Mujica? Se con le nostre azioni lo disonoriamo? Con che faccia ci dichiariamo rivoluzionari, progressisti, democratici se abbiamo paura dei cambiamenti radicali a beneficio del popolo oltraggiato? Se ci accontentiamo del poco e disprezziamo il più? Se quando il volere di più ci interroga, ci obbliga a responsabilizzarci, a un’azione che nel suo svolgersi ci può lasciare per strada?

Con che coraggio pronunciamo il nome di Mujica se non conosciamo l’umiltà? Siamo proprio il colmo della sfacciataggine.

A molti di noi piace elogiare i rivoluzionari puri come Mujica, ma quanto ad agire, quel che facciamo è sputargli in faccia, pugnalarlo alle spalle.

Lo facciamo forse per sembrare giusti, onesti e coscienti? Lo facciamo per moda? Per conquistare adepti? Per sfruttare un’ideologia che sporchiamo con la nostra mancanza di slancio? No, non tutti sono rivoluzionari, non tutti sono giusti, non tutti sono onesti. Non ci dobbiamo confondere, non cerchiamo di confondere gli altri: noi siamo una massa di meschini che si credono istruiti ed esclusivi. Come se questo fosse elegante.

Con che diritto nominiamo il nome di Mujica, se siamo una banda di infami? Senza pudore nel pronunciare la parola rivoluzione. La parola non serve a niente se non la trasformiamo in azione giusta.

Per onorare Mujica non c’è bisogno di pubblicare sue fotografie sui social, pubblicare nostre foto mentre lo ascoltiamo in una conferenza. No. Per onorare Mujica non c’è bisogno di pronunciare il suo nome. Eccellenze come Mujica si onorano con l’azione, con la coerenza, cercando la giustizia, aprendo strade, costruendo ponti, smettendola di essere arroganti. Ricostruendo il tessuto sociale, mantenendo viva la Memoria Storica, eliminando dalla nostra società l’impunità, la corruzione, l’indolenza. Anche se dobbiamo rimetterci la vita. Il resto, il resto sono sciocchezze, sono l’agitarsi di un affogato. Chi ha coraggio, alzi a mano … e cerchi gli altri!

Dedicato con amore agli arrivisti, a coloro che si credono eroi nazionali perché sono usciti all’aperto nelle manifestazioni. All’aperto stanno i contadini e i venditori ambulanti giorno dopo giorno, e loro non se ne fanno un vanto. Dedicato con amore ai pretenziosi, ai meschini, agli omofobi, agli indecisi. Ai razzisti e ai classisti. A quelli che non avranno mai il coraggio di rompere le quinte per creare un nuovo mondo, un’umanità giusta, degna ed equa.

Dedicato con amore a quanti, senza aggrapparsi a eminenze come Mujica e nell’assoluto anonimato sono corrente fresca di acqua di fiume di montagna. Sono il canto di cicale e la lava di vulcani svegli, che non dormono mai. Sono l’eco dei muri nella città. Sono l’anima delle strade e dei monti, sono il candore della poesia di un’alba fra le colline. Per quelli di sempre, per i rossi davvero. E anche per gli infami. A chi ha in mano il guanto che cerca il suo gemello, salute!

Cerchi nella mappa il suo paese, la sua classe sociale, il suo grado di istruzione e si chieda: che sto facendo per far cambiare questo mondo? Allora, e solo allora, avrà tutto il diritto di pensare in un Mujica.

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