Raúl Castro – In nome di questo nobile popolo, le do il benvenuto

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Santità,

Il popolo e il Governo cubani l’accolgono con profondi sentimenti di affetto, di rispetto e di ospitalità.

Siamo onorati della sua visita. Lei potrà rendersi conto che noi amiamo profondamente la nostra Patria in nome della quale siamo capaci di realizzare i più grandi sacrifici. Ci ha guidato sempre l’esempio degli eroi della Nostra America, che ci hanno lasciato in eredità la dignità, il coraggio e la generosità. Grazie a loro abbiamo saputo mettere in pratica l’assioma di José Martí, “Patria è Umanità”.

L’incontro memorabile che abbiamo avuto nel maggio scorso, nella Città del Vaticano, ci ha offerto l’occasione di scambiare delle idee su alcune questioni importanti circa il mondo in cui viviamo.

I popoli dell’America Latina e del Caribe si sono proposti di avanzare verso l’integrazione in difesa dell’indipendenza, la sovranità sulle risorse naturali e la giustizia sociale.

Tuttavia la nostra regione continua ad essere la più disuguale nella distribuzione della ricchezza. Nel continente, governi legittimamente costituiti che lavorano per un futuro migliore, affrontano numerosi tentativi di destabilizzazione.

Abbiamo seguito con molta attenzione i suoi pronunciamenti. L’esortazione apostolica “La gioia del Vangelo”, su temi sociali, e l’enciclica “Laudato si”, relativa al futuro e alla cura del pianeta e dell’Umanità, hanno motivato in me profonde riflessioni. Per il prossimo Vertice su “Agenda per lo Sviluppo Post-2015”, che si terrà all’ONU in questo mese, e la XXI Conferenza Internazionale sul Cambio Climatico che si terrà a dicembre a Parigi, costituiranno dei punti di riferimento.

Cominciano ad avere un eco crescente nel mondo le sue analisi sulle cause di questi problemi e l’appello per la salvaguardia del pianeta e per la sopravvivenza della nostra specie; per porre fine all’azione predatrice dei paesi ricchi e delle grandi multinazionali, per l’eliminazione dei pericoli che si annunciano per tutti in materia di esaurimento delle risorse e per la perdita delle biodiversità.

Come lei ha ben indicato: “L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di realizzare cambiamenti di stile di vita, di produzione e di consumo”.

Il leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro Ruz, nel 1992, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo, a Rio de Janeiro, ha messo sul tappeto la necessità di salvare l’umanità dall’autodistruzione, di distribuire meglio la ricchezza, la conoscenza, la scienza e la tecnologia, per lo sviluppo sostenibile, per “far scomparire la fame, non l’uomo [el hambre, no el hombre]”.

Il sistema internazionale attuale è ingiusto e immorale. Ha globalizzato il capitale e convertito il denaro in un idolo. Rende i cittadini semplici consumatori. Invece di diffondere la conoscenza e la cultura, li aliena con riflessi e modelli di condotta promossi da media che servono solo gli interessi dei padroni, le corporazioni multinazionali dell’informazione.

Questa profonda e permanente crisi si scarica con brutale crudeltà sui paesi del Terzo Mondo. E non sfuggono nemmeno gli esclusi del mondo industrializzato, le minoranze, i giovani disoccupati e gli anziani abbandonati, coloro che cercano scampo dalla fame e dai conflitti. Offende la coscienza umana ciò che accade agli immigranti e ai poveri. Essi sono gli indignati del mondo che reclamano i propri diritti e la fine di tanta ingiustizia.

Santità,

Nelle sue parole durante gli incontri mondiali dei Movimenti Popolari di ottobre dell’anno scorso nella Città del Vaticano e lo scorso luglio a Santa Cruz de la Sierra, Bolivia, ha ribadito la necessità di praticare la solidarietà e di combattere uniti contro le cause strutturali della povertà e della disuguaglianza, per la dignità dell’uomo, e ha fatto riferimento al diritto alla terra, alla casa e al lavoro.

Per conquistare questi diritti, insieme ad altri, è sorta la Rivoluzione cubana. Proprio quei diritti Fidel ha perorato nella sua storica autodifesa nota come La Storia mi assolverà.

Per ottenere una società più giusta e solidale abbiamo lavorato con grande sforzo e abbiamo accettato i più grandi rischi fin dalla vittoria della rivoluzione.

Lo abbiamo fatto essendo vittime di un blocco, calunniati, aggrediti, con un alto costo di vite umane e con grandi danni economici. Abbiamo fondato una società con equità e giustizia sociale, con ampi accessi alla cultura e rispetto per le tradizioni e con le idee più avanzate di Cuba, dell’America Latina, del Caribe e del mondo.

Milioni di persone hanno recuperato la salute grazie alla cooperazione cubana: 325.710 collaboratori hanno lavorato in 158 paesi; oggi, 50.281 lavoratori cubani della salute prestano servizio in 68 nazioni. Grazie al programma “Yo sí puedo”, 9.376.000 persone sono state alfabetizzate in 30 stati; e più di 68.000 studenti stranieri, di 157 paesi, si sono laureali a Cuba.

Progrediamo speditamente nell’attualizzazione del nostro modello economico e sociale per costruire un socialismo prospero e sostenibile, centrato sull’essere umano, sulla famiglia e sulla partecipazione libera, democratica, cosciente e creatrice di tutta la società, specialmente dei giovani.

Preservare il socialismo significa garantire l’indipendenza, la sovranità, lo sviluppo e il benessere della Nazione. Siamo fermamente decisi ad affrontare qualsiasi sfida per arrivare ad una società virtuosa e giusta, con grandi valori etici e spirituali. Come ha indicato il venerabile presbitero Féliz Varela: “…vogliamo che le generazioni future ereditino da noi la dignità degli uomini e ricordino quanto costa recuperarla affinché abbiano paura di perderla”.

L’unità, l’identità e l’integrazione devono essere difese. La Proclamazione dell’America Latina e del Caribe come Zona di Pace, firmata dai Capi di Stato e di Governo durante il Secondo Vertice della Comunità di Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), realizzata all’Avana nel gennaio del 2014, consacra un insieme di impegni di vitale importanza, come la soluzione pacifica di controversie al fine di scacciare per sempre l’uso e la minaccia dell’uso della forza dalla nostra regione; non intervenire, direttamente o indirettamente, nei fatti interni di qualsiasi altro Stato e osservare i principi di sovranità nazionale, l’uguaglianza dei diritti e la libera determinazione dei popoli; incrementare i rapporti di amicizia e di cooperazione fra sé e le altre nazioni e rispettare pienamente il diritto inalienabile di ogni Stato di scegliere il suo sistema politico, economico, sociale e culturale, come condizione essenziale per assicurare la convivenza pacifica fra le nazioni.

Per Cuba, i propositi e i principi della Carta delle Nazioni Unite hanno pieno vigore. Solo rispettandoli è possibile garantire la pace e la sicurezza internazionali sempre più minacciate.

Abbiamo ascoltato con sommo interesse le parole di Sua Santità durante la commemorazione del 70° anniversario degli attacchi nucleari contro le città di Hiroshima e Nagasaki.

L’esistenza delle armi nucleari è una minaccia contro la sopravvivenza stessa degli esseri umani e un’offesa ai principi etici e morali che debbono reggere i rapporti fra le nazioni. Il loro uso significherebbe la sparizione della civiltà umana. Essere a favore del disarmo, e soprattutto del disarmo nucleare non è solo un dovere ma un diritto di tutti i popoli del mondo.

Santità,

Le siamo grati per il suo appoggio al dialogo fra gli Stati Uniti e Cuba. La ripresa dei rapporti diplomatici è stato un primo passo nel processo verso la normalizzazione dei vincoli fra i due paesi che avrà ancora bisogno di risolvere problemi e riparare ingiustizie. Il blocco, che provoca danni umani e privazioni per le famiglie cubane, è crudele, immorale e illegale, deve cessare. Il territorio che usurpa la Base Navale a Guantánamo deve essere restituito a Cuba. Altre questioni devono ancora essere risolte. Queste giuste richieste sono condivise dai popoli e dall’immensa maggioranza dei paesi del mondo.

In quest’anno, Santità, commemoriamo l’80° anniversario di rapporti ininterrotti fra la Santa Sede Apostolica e Cuba, che sono buone e progrediscono favorevolmente sulla base del reciproco rispetto.

Il Governo e la Chiesa Cattolica a Cuba mantengono rapporti in un clima edificante, come accade anche con tutte le religioni e le istituzioni religiose presenti nel paese che inculcano valori morali che la Nazione apprezza e coltiva. Esercitiamo a libertà religiosa come un diritto sacro della nostra Costituzione.

Diamo alla presenza di Sua Santità nel nostro paese il significato che merita. Sarà trascendentale e arricchente per la Nazione, il suo incontro con un popolo lavoratore, istruito, abnegato, generoso, con convinzioni profonde, valori patriottici, disposto a continuare la sua eroica resistenza e a costruire una società che garantisca il pieno sviluppo di donne e uomini, con dignità e giustizia.

In nome di questo nobile popolo, le do il benvenuto.

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