Ilka Oliva Corado – In difesa dell’amore

 

 

imagesLa sua voce fuori dal coro non è nuova in questo blog. Guatemalteca, classe 1979, residente indocumentata a Chicago dove lavora come donna delle pulizie, scrive su vari mezzi di informazione per l’integrazione latinoamericana, le lotte sociali, la diversità sessuale e contro il razzismo. Oggi Ilka Oliva Corado scrive di sé (e di noi) a proposito della difficile scadenza elettorale in Argentina

 

Perché si lasciano confondere? Me lo sono chiesta alla prima tornata delle elezioni in Argentina. Nel mio quartiere di periferia a chi si lasciava confondere applicavamo la legge del ghiaccio per fargli imparare la lezione: “tutti per uno, uno per tutti”.

Appena ho visto i risultati mi sono infuriata. Sciola avrebbe dovuto vincere con grande distacco; ero delusa e mi ribolliva il sangue. Perché si fanno confondere? mi sono chiesta di nuovo. Poi mi sono calmata, le emozioni si sono tranquillizzate e hanno lasciato il passo alla ragione: è la mediazione. E’ la mediazione? Sono tornata a chiedermi.

Ho preso la bicicletta e ho pedalato per cinque ore sperduta nel bosco, pensando, interrogandomi, cercando di analizzare il perché la gente è così disgraziata da essere incapace di avere coscienza e di provare gratitudine.

Non appartengo a nessun gruppo, collettivo o organizzazione, non vado a prendere un caffè o a bere qualcosa con amici con cui poter condividere, non ho amici in questo paese. Parlo di veri amici, amici dell’anima, fratelli, amici del cuore, di lotta, non ne ho. I miei amici leali sono stati quelli della mia infanzia e lì sono rimasti, nel mio quartiere periferico. Nella mia memoria. Qui ti chiamano amico se hai qualcosa che gli può servire. Amico per passare il tempo. Per far passare le ore. Questa non è amicizia. Io non utilizzo le persone, non sfuggo al tempo e alla solitudine, nella solitudine ho imparato a conoscermi e preferisco mille volte andare a pedalare sulla mia bicicletta, da sola, che andare a riunirmi in qualche bar con un gruppo di persone con cui non ho niente a che vedere. Solo così, tanto per fare? Perché così è la vita? Perché questo ci tocca? Io passo.

I miei amici sono la bicicletta, la macchina fotografica e la mia riserva forestale affittata. Conoscenti ne ho, ma con loro non mi viene il tema del dibattito e cose così, le mie conclusioni le traggo da sola. Da sola formulo le mie analisi e le sminuzzo. No, anche se sembra, io non ho nessuna comunicazione con gente dei consolati e cose così. Non mi interessa. E non sono neanche collega di giornalisti, di scrittori o di poeti. Mi sento coinvolta solo quando loro mi chiamano così. I miei unici colleghi sono le venditrici del mercato e i venditori ambulanti. Rifuggo dai letterati e dalla gente famosa, me ne allontano quanto più posso.

Ogni giorni ricevo manciate di posta elettronica di gente che mi insulta e mi accusa di difendere il Sudamerica perché sono ben collegata con gente di quei governi; già sono proprio ben collegata, talmente ben collegata che mi guadagno la vita lavando i cessi. Mi dicono che vivo comodamente a spese del capitalismo e che in queste condizioni tutti sono bravi a scrivere e a fare il “rivoluzionario”. Non sono rivoluzionaria, farei salti di gioia, il mio cervello sta appena cominciando a svegliarsi dal letargo del sistema.

Non è facile essere la pecora nera. A volte penso che la dovrei smettere di nuotare contro corrente, di stancarmi, di mettere impegno in tutto quello che faccio, che dovrei lasciarmi portare, che dovrei accettare di stare anima e corpo in un sistema che consuma e viverci pienamente. Che dovrei dimenticare, smetterla di pensare e perdere quel poco che mi resta della mia capacità di reazione. Che dovrei starmene zitta e fare come se non avessi sentito niente. Che dovrei smetterla di cercare le mie letture e concentrarmi sul lavoro. Che dovrei passare ore in palestra, irrobustendo i glutei e i pettorali e che dovrei vendere all’asta la mia dignità per comprare una macchina ultimo modello e vestiti di marca.

Che dovrei fare quello che fa la maggioranza, che dovrei far parte di questa media. E preoccuparmi di comprare l’IPhone più recente. Che dovrei trovarmi un gringo, corteggiarlo, sposarlo e dargli figli in cambio della residenza statunitense. E mettermi a quattro zampe quando lui lo voglia in cambio del miglioramento della mia economia e del mio stile di vita. Vanagloriarmi del suo cognome e perdere la mia identità e individualità. Che dovrei imparare a vivere di apparenze. Che dovrei lasciare il mio cervello in letargo, così vivrei felice, di quella felicità che ci vendono in televisione.

Non si tratta più degli Stati Uniti, il sistema capitalista lo abbiamo sulla pelle, sta dentro le nostre case: con i nostri figli incollati al tablet o ai videogiochi, che non si divertono più con i giochi da fare in strada, in cortile. Gli aquiloni. Il gioco della morra. Che non sanno distinguere un pino da un cipresso. Il consumismo ci ha invaso e ci sta affogando. E’ diventato un articolo di prima necessità il telefono intelligente, la gente non parla più neanche a tavola.

Con sentenze di “traditrice” arrivano mails e messaggi. Mi fa diventare traditrice vivere negli Stati Uniti? E quelli che si fanno ingannare nei loro paesi di origine e vendono la loro patria con un voto? Qual è l’obbligo di un cervello che si sveglia? Difendere l’amore. Questo è il suo obbligo. La patria è amore. L’infanzia è amore. I nostri anziani sono amore. La nostra libertà è amore. La nostra identità è amore. I nostri fiumi e montagne sono amore. I nostri Popoli Originari sono amore.

Le cose vanno dette come sono, anche se fa male, ironia della vita, io mi sono risvegliata negli Stati Uniti perché il mio paese di origine non me lo permetteva, e qui è nato il mio amore per i popoli in via di sviluppo del mondo intero, qui ho potuto vedere chiaramente le ingiustizie mondiali, qui ho conosciuto la storia non scritta nei libri di testo. Qui mi sono innamorata delle Pantere Nere. Dei Popoli Nativi degli Stati Uniti. Del peronismo, del chavismo, di Cuba. Sono Cristinista, se non ve ne eravate accorti. Pro Lula, Dilma, pro unità latinoamericana. Qui sono impazzita di amore per l’Africa. In Guatemala ero una negra criticata ed esclusa. No. Negli Stati Uniti non mi hanno mai discriminata per il mio colore, come succedeva in Guatemala.

Siccome vivo degli Stati Uniti, dovrei stare in silenzio come la maggioranza dei popoli oppressi? Non ho forse diritto di difendere l’amore? Di chiedermi perché ci lasciamo confondere? Forse non ho il diritto di esprimermi? Di pensare? Di interrogarmi? Come dovrei vivere, allora? Qual è la forma perfetta di vivere la vita? Non farsi problemi e tenere il becco chiuso? Far finta di non vedere niente? Come difendere la dignità, restando in silenzio? Si possono denunciare le ingiustizie, omettendole?

Siamo così vigliacchi da dire che gli Stati Uniti hanno la colpa di tutto? la colpa è di noi stessi se siamo mediocri e restiamo in silenzio. Continuo a chiedermi perché ci lasciamo confondere?

L’Argentina è adesso al secondo turno. Macri attacca con l’appoggio dell’oligarchia e degli Stati Uniti; io chiedo: il popolo argentino si darà per vinto? Si perderà adesso dopo la fatica che è costato a Néstor, a Cristina, riportare a galla il paese? Così pensano di ripagare le Madri della Plaza de Mayo e le migliaia di scomparsi, di torturati e massacrati? Così pensano di onorarne la memoria storica? Pensano di confondersi di nuovo? Così pensano di rompere l’unità latinoamericana? Non possiamo retrocedere. Non possiamo essere così disastrosi. Abbiamo l’obbligo morale e umano di difendere l’amore, se non lo facciamo noi, chi lo farà? Gli Stati Uniti, il sistema? Chi?

Dobbiamo difendere l’amore, dovunque stiamo, nelle nostre circostanze, con i nostri strumenti, con le nostre possibilità. Tutti i contributi sono importanti e necessari. Non è tragico che una collaboratrice domestica possa comprarsi un computer negli Stati Uniti e informarsi su quello che succede nel mondo e scrivere articoli di opinione e che nei nostri paesi di origine le collaboratrici domestiche continuino ad essere schiavizzate, a mangiare gli avanzi e il cibo per i cani? Che cosa stiamo facendo male nei nostri paesi di origine? Anche questo è colpa degli Stati Uniti? Non si tratta magari di disamore?

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