Liliane Blaser* –No, non ci basta

 

hugo chavez

Hugo Chavez

 

No,non ci basta che siano cambiate tante cose anche se alcuni fingono di non vederle. E tanti paesaggi. Referenti. Parole. Concetti. Valori. Sguardi. Corpi eretti di speranza, di un’appena acquistata fede in se stessi.

Perché vogliamo che cambino ancora altre cose. Che si adeguino ancor più i referenti, le parole, gli atti, ai valori professati, proclamati.

Non ci basta che siano state costruite più di 850.000 case, che ne siano state ristrutturate un milione. Che si siano moltiplicati i parchi per l’infanzia, le basi delle “missioni” con i loro mercati, gli spazi socioproduttivi, gli orti … Che il 23 gennaio si allevino “pulcini” e si moltiplichino i campi sportivi, che vi siano fabbriche di cemento nello stato Bolívar, panetterie comunali a Miranda, allevamenti di polli comunali ad Apure, a Barinas, a Bolívar, a Carabobo, Cojedes, Cumana, nel Distretto della Capitale, a Portuguesa, a Sucre … ma non voglio annoiarvi.

Non basta perché vogliamo che ogni venezuelano e ogni venezuelana abbia una casa dignitosa, e dei vicini affidabili, e parchi per l’infanzia, e negozi solidali, ed economia sociale e centri socioproduttivi. Lavoro e autolavoro, e orti familiari. E comunali.

E siccome vogliamo salute e alternative per il tempo libero e opportunità per i giovani, non ci basta che lo sport venezuelano si faccia onore nel mondo, che siano state ristrutturati o costruiti 17.000 campi sportivi a due livelli, 150 polisportivi … Non ci basta, perché ci sono ancora giovani tossicodipendenti, perché ci sono ancora delle comunità senza campo sportivo. Ci sono ancora ragazzi/e in pericolo imminente.

Non ci basta che le cose apparentemente intangibili, la comunicazione e il mondo audiovisivo, si siano democratizzati, con riviste, giornali, emittenti radio, televisioni comunitarie e films, di piazze e campi sportivi che pullulano in tutto il territorio nazionale, e che possiamo esibire il maggior numero di film all’anno della nostra storia, includendo il boom degli anni 70.

Non ci basta l’aumento di immatricolazioni all’istruzione, che da 400.000 universitari nel 1999 sono arrivati a 2.600.000 iscritti. Essere secondi in America Latina dopo Cuba e quinti a livello mondiale in iscrizioni universitarie.

Che la media di scolarizzazione elementare nel 2013 sia arrivata al 96%. Che il Venezuela sia “Territorio libero da analfabetismo”. Perché vogliamo di più.

Non ci basta di essere il paese meno disuguale in America Latina, per il miglioramento della distribuzione delle entrate a beneficio dei settori più poveri. Perché non vogliamo che esista la povertà.

Non ci basta che il Venezuela sia il paese con maggiore riduzione della povertà fino al 2012 (CEPAL 2013). Che si sia ridotta da un 29% nel 1998 a un 20% nel 2013, che la percentuale di famiglie in povertà estrema sia diminuito dall’11% del 1998 al 6% del 2013.

Non basta perché sono almeno due anni che spingono il freno e la marcia indietro su queste cifre e dobbiamo riprendere il cammino percorso. Perché la nostra utopia deve fare abbassare la percentuale fino a zero.

Non basta niente. Perché non ci basta tutto quanto è stato fatto, ma sognamo quello che dobbiamo ancora fare. Perché manca molto. Perché ci sono ombre nella luce. Perché dobbiamo lottare contro le nostre ombre e dimostrare che si può. Dimostrare che si può. Perché è necessario per il mondo.

Perché interrompere il processo per tornare a quello che altri popoli stanno cercando di superare è inammissibile per noi, per questi popoli e per l’umanità, perché il modello che cerchiamo di eliminare è contrario alla diversità biologica, alla sopravvivenza della vita nel pianeta, alla vita dignitosa della maggioranza, alla conviveza pacifica dell’umanità.

Perché un voto oggi forse vale più che mai, e lo vogliamo dedicare alle code e ai loro autori, che cercano di sottometterci, alla corruzione e al suo superamento, alla pigrizia di funzionari indolenti e alla loro destituzione, agli infiltrati, di qualsiasi colore politico siano, che esercitano il potere per se stessi e non per il popolo né con il popolo… tutti loro possono essere sconfitti con lo sviluppo e l’esercizio del potere popolare.

Perché un voto oggi, profondamente meditato, e nonostante tutto, potrà avere l’effetto di un pugno alla critica contundente che dobbiamo esercitare contro tutti coloro che intralciano la costruzione di un mondo nuovo. Come diciamo sempre. Come facciamo a volte.

Perché questo voto lo vogliamo dedicare anche ai popoli invasi, assassinati e feriti nel mondo dagli stessi che premono contro di noi, alla lotta popolare globale che resiste in ogni angolo del pianeta, per il popolo palestinese e saharaui, per gli indios mapuche e per gli oppressi del mondo intero, per l’Africa, per i negri assassinati negli Stati Uniti, per la speranza, per i popoli del mondo.

E sarebbe ingrato non dedicare la continuità di questo processo a chi ha dato la sua vita pur di non cedere nel tentativo di costruire l’architettura di base di questo progetto. Che ha aperto le porte al processo e alle sue riparazioni con le tre erre che dobbiamo avere come priorità la mattina del 7 dicembre, speriamo con un’assemblea rivoluzionaria.

Se sarà così, Chávez sorriderà dalla nostra memoria.

 

*Liliane Blazer, venezuelana, documentarista, sociologa e antropologa è autrice di vari documentari, l’ultimo sulla guerra in Irak.

 

 

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