Mempo Giardinelli* – Lettera aperta al nuovo Presidente

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Signor Mauricio Macri,

Da ora e per i prossimi quattro anni lei sarà anche il mio presidente. Non mi fa piacere, ma rispetto totalmente il voto di più della metà degli argentini. Per questo, e oltre a pensare che si sia trattato di un voto sbagliato, voglio dirle con grande rispetto, come la sua carica merita, quanto segue:

 

  1. Prima di tutto che è stata spiacevole la sceneggiata che lei e i suoi hanno messo su per la proclamazione. Una pacchia per i media bugiardi che l’hanno sostenuta e che sono i veri vincitori dello scorso 26 novembre, è stata un’inutile dimostrazione di rancore e di autoritarismo. Un pessimo inizio.

 

  1. Ad ogni modo, e pensando al futuro, lei dovrà tener presente che l’immensa maggioranza degli argentini come me –sia quelli che non l’hanno votato che quelli che sì- vogliono un’economia nazionale sottomessa al potere politico e al servizio degli interessi popolari, e non al contrario.

 

  1. Per questo non vogliamo che vengano venduti o pagati i fondi avvoltoio che lei ha già ordinato di cercare 48 ore prima del suo giuramento. E non lo vogliamo non solo per ragioni ideologiche o tecniche, ma anche perché ogni volta che i vostri economisti ci indebitano (molti di loro un tempo servi della dittatura e del menemismo), lo fanno perché ricevono tangenti fenomenali dalle banche, dagli avvoltoi e dagli organismi multinazionali.

 

  1. Vogliamo una riforma della magistratura che la faccia finita con questa corporazione o “famiglia”, quasi mafiosa, che è arcaica, fatta di prebende, partitica e corrotta. E vogliamo una Corte Suprema che non sia più funzionale ai suoi mandanti mediatici e al suo partito, e che recuperi lo spirito della Corte del 2004.

 

  1. Vogliamo che Aerolineas Argentinas e Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF) continuino ad essere statali. Che siano mantenute e attualizzate le Asignaciones Universales por Hijo (AUH) e che siano rispettate e migliorate le condizioni di milioni di pensionati. Che non tornino mai più le privatizzate Administradoras de Fondos de Jubilación y Pensiones (AFJP) come pare che i suoi amici stiano progettando. Che si continuino a ricostruire e a migliorare le ferrovie, a spese e per opera dello Stato. Che si sostenga e fortifichi il Plan Procrear in modo che più famiglie possano accedere a case proprie e dignitose. E che il calcio continui ad essere per tutti e non sia di nuovo trasformato in un affare per dirigenti e imprenditori.

 

  1. Vogliamo che siano difese le Università Pubbliche, che si mantenga la gratuità e che nel 2018 si celebri il Centenario della Riforma Universitaria, che è stata ed è un esempio per il mondo. Vogliamo continuare a rimpatriare scienziati e a lanciare altri satelliti Arsat nello spazio; continuare le politiche educative e culturali inclusive, e che il miglioramento della qualità educativa non diventi un affare. Non vogliamo economisti al posto di educatori.

 

  1. Vogliamo che lei si appoggi con ogni mezzo sull’Industria Nazionale che crea lavoro e genera denaro invece di riaprire le importazioni spazzatura che ci hanno già infettato degli anni novanta.

 

  1. Vogliamo continuare con le politiche sui Diritti Umani, e sarebbe bene che lei si scusi pubblicamente per aver detto che sono “delle pastoie”. E che vadano avanti i processi ai militari responsabili della dittatura, e che vengano giudicati anche gli industriali e i civili complici.

 

  1. Vogliamo che si mantengano le vaccinazioni gratuite e che migliori la sanità in tutto il paese, in qualità e in quantità. Che continui la fecondazione assistita, il matrimonio paritario e la legge di identità di genere, tutte cose alle quali lei e il suo partito vi siete opposti votando contro.
  2. Vogliamo che il suo governo persista nel riscatto delle Malvinas per via pacifica, come ha fatto saggiamente il governo precedente.

 

E vogliamo molte altre cose, Signor Presidente, fra cui garantirle qualcosa di importante: che non chiameremo “cavalla” la sua vicepresidente e neanche la governatrice di Buenos Aires, che non vi minacceremo con la forca anche se ruberete, e non offenderemo i vostri familiari vivi o morti.

 

Naturalmente, vogliamo anche che cessino i benefici giudiziari che sta offrendo a lei quel giudice, rapido e servizievole, che le ha dato una mano nella causa in cui lei è l’imputato e che ha anche accorciato di 12 ore il mandato della Presidenta Cristina, perfezionando in tal modo un’ultima offesa gratuita con un provvedimento che è, per di più, assolutamente contraria alla Costituzione, pur se approvato da una giudice veterana sempre al posto giusto al momento giusto.

Nell’aprile del 2010 ho pubblicato un articolo in cui rifiutavo la Medaglia del Bicentenario concessa dal governo municipale alla Fondazione da me presieduta nel Chaco. L’ho fatto per non dovere darle la mia mano, che era ed è ancora, pulita, e perché io avevo e ho ancora una pessima opinione delle sue qualità personali, di gestione ed etiche. Adesso continuo a pensare che lei sia una persona per lo meno insincera, che ovviamente non è il presidente che la metà appena minoritaria degli argentini voleva. Ma questa è la democrazia e per questo non posso fare altro che augurarle il meglio per il bene del mio paese. Che non è esattamente il suo.

Infine, devo ricordarle che siamo molti, moltissimi noi argentini che speriamo che il suo passaggio per la carica presidenziale di questa repubblica duri soltanto quattro anni e non sia troppo dannosa. Ci speriamo perché la sua maggioranza è molto risicata e perché il popolo argentino torna sempre. E noi torneremo, non lo dubiti.

Le mando un rispettoso saluto.

* Mempo Giardinelli, argentino di El Chaco, è giornalista e scrittore proficuo e riconosciuto. Nella sua regione presiede una Fondazione che porta il suo nome, per lo sviluppo della lettura e la diffusione della cultura. In Italia ha pubblicato, fra gli altri, Luna caliente, La nuova frontiera; Gente strana, Manni; La rivoluzione in bicicletta, Guanda; Finale di romanzo in Patagonia, Guanda.

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