Giovanni Sarubbi – Ora è chiaro: siamo in guerra.

Mideast Iraq

Un’altra settimana di guerra è passata. Dall’11 settembre 2001 siamo alla 742esima settimana di guerra. Altre stragi si sono verificate in Siria, in Irak, in Nigeria, nello Yemen, solo per citare alcuni degli oltre 40 conflitti in corso. Altri profughi in fuga dalle guerre, soprattutto bambini, sono morti nel mar Mediterraneo. In tantissimi di questi conflitti vengono usate armi “made in Italy”, il “fiore all’occhiello” della nostra industria, quello che non conosce crisi e a cui sono destinati il 73% delle risorse economiche del MISE (Ministero Sviluppo Economico”).

E il nostro governo, non contento di essere il più attivo e fedele alleato/suddito degli USA in quella che oramai viene definita “coalizione a guida USA” (sono ben 27 le operazioni militari internazionali nelle quali è impegnato il nostro esercito in 38 paesi diverse per circa 4500 militari), ha deciso di schierare altri 450 soldati a difesa della diga di Mosul in Iraq, in piena zona di guerra con l’ISIS o Daesh che dir si voglia. “Siamo sempre pronti”, ha dichiarato con orgoglio il presidente Mattarella salutando in teleconferenza i soldati all’estero. Sempre pronti a fare la guerra mascherata però come “missione di pace”. Come in Iraq, dove gli aerei Tornado italiani li presenti, non bombardano direttamente, ma fanno la ricognizione del territorio da bombardare fornendo i dati agli altri aerei della “coalizione a guida USA” che poi bombardano. L’ho già scritto e lo ripeto, se si trattasse di una rapina noi faremmo i pali.

La nuova missione di Mosul, costituisce un salto di qualità nell’azione del Governo, sia perché viene deciso l’invio di truppe a difesa di una ditta italiana che ha vinto l’appalto per la riparazione della diga di Mosul, gravemente danneggiata dall’ISIS, sia perché risulta evidente che sono state di fatto abolite le norme previste dalla Costituzione in tema di guerra.

È indubitabile che il fronte di Mosul sia un fronte bellico. Si tratta di uno dei fronti bellici attualmente esistenti nell’ambito di quella che è “la terza guerra mondiale a pezzi”. Li c’è una guerra in corso, con bombardamenti, da parte di numerosi paesi, scontri militari e morti ogni giorno. Secondo l’art. 78 della Costituzione, sono le Camere a decidere lo stato di Guerra conferendo al governo i poteri necessari. Non ci sembra che questo atto sia mai stato fatto dal parlamento italiano. Non è stato sicuramente fatto per questa operazione di Mosul che il Governo ha annunciato. Finora ci si è nascosti o dietro risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, o dietro la teoria della “guerra asimmetrica”, dove cioè da un lato ci sono organizzazioni statali internazionalmente riconosciute e, dall’altro, organizzazioni terroristiche che non hanno forma di Stato e contro cui, quindi, non sarebbe possibile una dichiarazione di guerra nella forma prevista dalle norme internazionali.

La cosa che non torna, nella dottrina della “guerra asimmetrica”, è che gli Stati internazionalmente riconosciuti, pur trovandosi di fronte ad organizzazioni non statali, hanno comunque mosso i loro eserciti e hanno comunque occupato altri stati, eseguito bombardamenti, compiuto operazioni militari su vasti territori in paesi diversi dal proprio, facendo guerra contro popolazioni inermi con milioni di morti, così come si è fatto in tutte le guerre di tutti i tempi. Questi Stati, raggruppati nella “coalizione a guida USA”, hanno di fatto dichiarato guerra al mondo intero, arrogandosi il diritto di intervenire in ogni Stato dove essi ritengono si possano trovare organizzazioni legate al cosiddetto “terrorismo internazionale”. L’Italia, violando la Costituzione all’articolo 78, ha fatto la guerra contro la Libia senza che il parlamento abbia deliberato lo stato di guerra contro quel paese, che era uno Stato internazionalmente riconosciuto e con il quale, tra l’altro, esisteva un accordo di mutua difesa. In questo come in altri casi, ci si è nascosti dietro le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che sono state usate per cancellare la norma costituzionale dell’art. 78. La guerra è stata ridotta ad un fatto di ordinaria amministrazione, delegata al Governo, mentre la Costituzione la considera un fatto talmente importante da dover demandare alle Camere le deliberazioni relative, coinvolgendo quindi tutti i partiti e, di conseguenza, tutta la popolazione. I partiti politici, il parlamento, e quindi i cittadini italiani, sono consapevoli che lo schieramento di nostri soldati, nel cuore di un conflitto, potrà avere conseguenze drammatiche per tutti noi, sia sul piano politico-economico, sia sul piano della cosiddetta “sicurezza” di cui tanto si ciancia in queste settimane?

Ma sulla questione di Mosul, siamo anche ad un fatto nuovo. Il Governo italiano decide di inviare soldati a difesa di una impresa italiana che ha vinto un appalto internazionale per alcuni miliardi di dollari. L’esercito viene mosso a difesa di una impresa privata che non pagherà un euro per la sua difesa. Tutti i costi graveranno sui cittadini italiani senza che essi siano stati neppure interpellati, nelle forme previste dalla Costituzione, con la deliberazione prevista dall’art. 78. Siamo all’uso per fini privatistici dell’esercito.

Dal 2001 il parlamento italiano si è occupato della guerra solo con le votazioni relative agli stanziamenti per sostenere le missioni italiane all’estero, che vengono rinnovati oramai come una questione di ordinaria amministrazione. Missioni che ci costano all’incirca un miliardo di euro l’anno. Nessun partito ha finora posto la questione del rispetto dell’art. 78 della Costituzione, così siamo in guerra, nella “terza guerra mondiale a pezzi”, dal 2001 senza che il parlamento l’abbia mai deliberato.

La decisione su Mosul ha il pregio di dire con chiarezza che siamo in guerra e che è finita la bugia, ripetuta da 14 anni, sulle “missioni di pace”. La guerra è cosa profondamente diversa dalla pace. La guerra si fa con le armi e i soldati, la pace si fa senza armi e senza soldati. Ci sarà qualche partito in parlamento che si accorgerà di questo fatto e porrà in sede parlamentare la questione del rispetto delle norme costituzionali? Ne dubitiamo fortemente. La questione della fine della guerra e dell’uscita dell’Italia dalla “coalizione a guida USA” non fa parte dei programmi politici di alcuna forza parlamentare. L’opposizione alla guerra è finora generica, qualche partito parlamentare ne parla, ma, a parte forze extraparlamentari che si muovo su tale questione, non c’è in parlamento una iniziativa costante e prioritaria come sarebbe invece necessaria.

Fermare la guerra e ritirare tutti i nostri soldati da tutte le missioni internazionali è quanto mai urgente e necessario.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in CONTRIBUTI, Senza categoria e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.