Francois Houtart* – Intorno al IV Vertice della CELAC a Quito

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Francois Houtart è un sacerdote che ha seguito con grande partecipazione i movimenti sociali e politici dell’America Latina, della Teologia della Liberazione, della partecipazione dei cattolici all’evoluzione del sub continente. In margine al Vertice della CELAC tenutosi a Quito, Ecuador, il 26 e 27 gennaio, ha riassunto il percorso delle ormai numerose istituzioni che sembrano prefigurare una Comunità integrata fra i diversi paesi dell’America Latina. Houtart ricorda opportunamente che questa tendenza si scontra con una linea pro-imperiale, molto attiva e resistente. I risultati delle recenti elezioni in Venezuela e Argentina e del referendum in Bolivia mettono in pericolo l’avanzato percorso di integrazione.

Per quel che riguarda i processi di integrazione latinoamericana, fin dal principio si è avuta una doppia tendenza, una che data dalla Conferenza di Panama, convocata da Simón Bolívar nel 1824, e un’altra ispirata alla Dottrina Monroe nel 1823. La guerra fra queste due tendenze ha attraversato i due secoli scorsi.

L’integrazione con il Nord è un processo dipendente dal centro imperiale. Questo modello si è istituzionalizzato particolarmente dopo la seconda guerra mondiale con la costituzione della Organizzazione degli Stati Americani (OEA, 1948) preceduta un anno prima dalla sua ala militare, il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca, (TIAR,1947).Il progetto abortito dell’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA, 1968) aveva la funzione di completar questa triade. L’Alleanza per il Progresso, lanciata negli anni 60 dal presidente Kennedy, intendeva fare una serie di riforme favorevoli a un’integrazione Nord-Sud. Altre varie iniziative hanno seguito lo stesso orientamento come il Plan Pueba Panamá in America Centrale e l’ Iniziativa per l’Integrazione delle Infrastrutture dell’America Latina (IIRSA) nell’America del Sud.

Le precedenti iniziative di questa tendenza sono state l’Alleanza per il Pacifico (2015), con Messico, Colombia, Perù e Cile, Stati Uniti e Canada e i paesi dell’Est asiatico tranne la Cina; e il Mercato Integrato Latinoamericano (MILA) creato nel 2011 fra Perù, Cile e Colombia per ridurre i costi del capitale specialmente nel settore minerario, in quello dell’energia e nei trasporti.

Queste ultime iniziative sono chiaramente strategie di opposizione ad altri sforzi di integrazione come il Mercosur, l’ALBA, e anche l’UNASUR e la CELAC. Riguardo a questa corrente d’ integrazione verso il nord dobbiamo ricordare che la dipendenza è tale, in molti settori, da far perdere all’America Latina perfino la capacità di produrre i suoi stessi alimenti.

Ci sono state altre iniziative con differenti orientamenti economici e politici. Possiamo cominciare dalla Commissione Economica per l’America Latina e il Caribe (CEPAL, 1948), che non è stata istituita dalle nazioni latinoamericane ma dalle Nazioni Unite e che ha una dimensione realmente latinoamericana. Nel 1964 è stata avviata la costituzione del Parlamento Latinoamericano completata nel 1987 con 28 paesi membri. Cominciava ad affermarsi quello che José Martí chiamava Nuestra América. Nel 1973 è stata fondata la Comunità del Caribe (Caricom) con un progetto abbastanza completo di integrazione non solamente economica ma anche amministrativa e con strumenti giuridici.

Un primo passo nell’ordine economico continentale è stato il Sistema Economico Latinoamericano e del Caribe (SELA, 1975) con 28 paesi dell’America Latina e del Caribe. Nel 1980, l’Associazione Latinoamericana di Integrazione (ALADI) si occupa del commercio di prodotti agricoli e del bestiame e della difesa dell’ambiente. Il Gruppo di Rio (1986) è stato creato al principio come un meccanismo di consulenza fra otto paesi, dopo l’esperienza del Gruppo di Contadora sui conflitti in America Centrale. Questa esperienza ha condotto anche alla fondazione del Parlamento Centroamericano (Parlacen, 1987).

Il Mercosur, nel 1991, ha riunito quattro importanti economie del Cono Sud, più cinque associati (1991). Su una base regionale interna è nata la Comunità Andina (CAN. Nel 2004 è stata fondata l’Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America (ALBA) che raggruppa 10 paesi dell’America Latina e del Caribe. L’Unione degli Stati del Sud (UNASUR) con 12 paesi, è nata ufficialmente nel 2008. Il Sistema Unificato di Compensazione Regionale (SUCRE), il primo passo per svincolarsi dal dollaro, e il Fondo del Sud, ancora in preparazione, saranno strumenti chiave per il funzionamento del Banco del Sur, costituito ufficialmente nel 2009, che vincola sette paesi.

Nel 2011, è stato fatto un passo importante con la realizzazione della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) che riunisce 38 paesi della regione ed è erede del Gruppo di Rio e della CALC. Tutti questi sforzi obbediscono a quello che recita la costituzione boliviana: unire tutti i popoli e tornare al Abya Yala, l’antica denominazione del territorio.

I passi verso l’integrazione non sono stati solamente quelli della società politica o dei mercati. Anche vari settori della società civile hanno fatto delle iniziative in questo senso. Basta citare alcuni esempi, come la CLAT nel campo sindacale, la CLOC per il mondo contadino, il Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), la Conferenza di Religiosi e Religiose (CLAR). Per le scienze sociali, il ruolo della Facoltà Latinoamericana di Scienze Sociali (FLACSO) e la CLACSO per la ricerca hanno svolto un ruolo molto importante. Per la cultura, possiamo indicare la Casa de las Américas a Cuba.

Una riflessione sul processo di integrazione latinoamericano ci porta a scoprire una doppia dinamica. C’è dapprima un’evoluzione progressiva verso un’autonomia del continente rispetto al Nord che si traduce in un gran numero di istituzioni sia economiche che politiche che a volte sono dispersive e ripetitive ma che indicano una linea chiara. Evidentemente quest’orientamento si scontra con la resistenza e a volte la controffensiva degli Stati Uniti, con alleati locali che hanno interessi economici e politici come intermediari.

La crisi dell’impero, interna ed esterna, aiuta il continente latinoamericano a consolidare la propria autonomia, ma la battaglia non è affatto terminata. In realtà assistiamo a nuove offensive che, da una parte, rinforzano il modello esportatore di energia fossile e di minerali in funzione dell’esaurimento prevedibile e, dall’altra, promuovono l’esportazione agricola industriale, nel campo degli agrocombustibili e dell’alimentazione animale. Una nuova dipendenza economica di così grandi dimensioni, dominata dal capitale finanziario internazionale, corre il rischio di ridurre considerevolmente gli sforzi per un’integrazione autonoma.

La seconda dinamica è il passaggio di mete quasi esclusivamente economiche e politiche nel senso scritto della parola, a preoccupazioni sociali ed ecologiche. Ciò si nota nel modo in cui varie istituzioni che si succedono nel tempo, definiscono i propri obbiettivi. In questo senso la riunione della CELAC a Quito ha rappresentato un passo in quella direzione.

 

*Sacerdote cattolico, teologo e sociologo. fondatore del Centro Intercontinentale dell’Università Cattolica di Lovania. E’ stato docente di Camilo Torres, sacerdote guerrigliero, Ancora attivo a 91 anni, è uno dei massimi esperti viventi di America Latina.

 

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