Mario Masvidal Saavedra *– Obama nel mio televisore

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Professionista della Teoria della Comunicazione, esperto in semiotica e analisi del discorso, il professor Masvidal, docente nel prestigioso Instituto Superior de Arte dell’Avana, ha commentato in un lungo articolo, con tutti i dettagli scenografici e di contenuto, il grande spettacolo del viaggio di Obama a Cuba. Nella parte finale, immagina, riscrivendo il copione elaborato dagli esperti yankee, la sceneggiatura del reciproco viaggio di Raúl Castro negli Stati Uniti senza risparmio di ironia.

 

[…] In fin dei conti, Cuba è sopravvissuta negli ultimi decenni all’impatto di tre papi più un patriarca ortodosso, oltre a un monarca spagnolo e a vari capi di stato europei, il che fa supporre una certa esperienza e perfino dominio ed eleganza per questo tipo di spettacoli. Certo, i dibattiti mediatici cubani sulla visita del presidente e le letture elaborate e critiche che sono state fatte sulle sue parole e i suoi atti in questa circostanza, non sono riusciti ad appannare il grosso delle opinioni, comprese quelle mostrate dalla stessa televisione nazionale, dove la visita è stata giudicata positiva come pure l’atteggiamento del dignitario statunitense nella capitale di tutti i cubani. Ed è vero. La visita del presidente Obama è stata positiva. E’ un passo importante per lo sviluppo dei rapporti fra i due paesi. Questo lo riconoscono tutti a Cuba e in quasi tutto il mondo.

Per reciprocità, adesso è legittimo aspettarsi il secondo atto del grande spettacolo in cui il presidente cubano Raúl Castro va negli Stati Uniti accompagnato dalla sua famiglia, dalla sua scorta personale, dalla stampa e da membri dell’Assemblea Nazionale e del Partito Comunista di Cuba, protetto da vari caccia Mig 29; lo riceve John Kerry all’aeroporto, e senza mettere piede nel Terminal, sale sulla sua macchina blindata –magari un almendrón– trasportato lì dentro un Il-96 dall’Avana; visita il centro storico di Filadelfia dove c’è la Liberty Bell, accompagnato dallo storico della città, visita anche il Memorial Lincoln a Washington accompagnato da Biden, Obama lo riceve alla Casa Bianca con parata militare dei marines, ciascuno fa il suo discorso in cui il presidente cubano si riferisce al miglioramento dei rapporti fra i due paesi e dice di sperare che vi saranno cambiamenti nella politica interna della nazione del nord soprattutto in materia dei diritti umani, entrambi offrono una conferenza stampa dove gli vengono fatte un paio di domande scomode, specialmente per Obama, da parte del giornalista del Granma; Raúl va a pranzo in un McDonald e ordina un Big Mac con patate fritte e una Coca Cola, poi da lì va alla Factory di Andy Warhol, poi compare in due show di Saturday Night Live con dei comici dove dice in inglese: “Wath’s up, man?” e fa finta di giocare a poker con il Pánfilo di quelle parti; poi va a una riunione con imprenditori nordamericani e gli parla di opportunità, poi si riunisce con le forze di opposizione al governo statunitense in privato, subito dopo cambia lo scenario e rivolge un discorso alla società civile nordamericana al Teatro dell’Opera o del Balletto di Washington (o al Metropolitan Opera House di New York) con Obama e il suo seguito tutti tranquilli fra il pubblico mentre il presidente cubano parla del blocco, della Base Navale di Guantánamo e dei progressi nell’istruzione e nella salute a Cuba; poi va a vedere un incontro amichevole di base-ball fra gli Industriales e i New York Yankees –Industriales vince 4 a 1-, e infine parte dall’aeroporto J. F. Kennedy di New York verso il Venezuela e il presidente Obama e il suo seguito lo salutano dal Terminal aereo fino a quando l’aereo si allontana nei cieli … non è così?

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