Lettera delle Madri della Plaza de Mayo a Cristina

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Il nuovo presidente dell’Argentina, Mauricio Macri, non perde tempo, taglia stipendi, aumenta tariffe pubbliche, licenzia a man bassa e non dà requie a Cristina Fernández, la “presidenta” rimpianta da molti. Adesso l’ha citata in giudizio per il 13 aprile, con l’accusa di avere commesso irregolarità nella vendita del dollaro futuro, sperando di farla a pezzi e di togliersela da mezzo. Perché per lui, la vedova di Néstor Kirchner deve essere un incubo, come il fantasma di Banko. Un incubo ricorrente che gli amareggia la vita. Hebe de Bonafini, alla testa delle Madres de la Plaza de Mayo, ha parlato forte e chiaro durante la grande manifestazione per commemorare i quaranta anni del golpe militare, con la speranza che le sue parole venissero ascoltate tanto da Macri come dal suo ospite (inopportuno in quella delicatissima ricorrenza), Barak Obama. Senza quasi riprendere fiato, ha indirizzato una lettera a Cristina che mi pare interessante leggere sia per il tono, quasi fosse una conversazione fra amiche, sia per la solidarietà che promette ma anche per il riconoscimento del lavoro fatto dai coniugi Kirchner in un paese al bordo del fallimento e disperatamente bisognoso di memoria, libertà e giustizia.

 

“La vita ci ha messo di fronte a cose orribili, a cose tanto tremende e dolorose come la morte dei nostri cari; e tu, con grande stoicismo e con il grande amore nostro, del tuo popolo, ci hai permesso di metterti alla nostra guida. E’ vero, rapidamente e con quel grande dolore che noi tutti abbiamo percepito quando nominavamo Néstor.

Ma in quella carica sei cresciuta come un gigante che ha sostenuto e difeso il paese contro tutti gli uccelli predatori, specialmente gli avvoltoi, e li hai sfidati in tutti i consessi internazionali.

Noi abbiamo capito che tu, con il tuo piccolo corpo e la tua grande intelligenza, eri come un gladiatore e ti trasformavi nel migliore degli statisti.

Adesso, i servi del Fondo Monetario Internazionale, gli eunuchi di Obama pretendono di trascinarti in giudizio per tentare di farti condannare perché sei la più grande fra i grandi.

Carissima Cristina,

mercoledì 13 aprile saremo in milioni ad accompagnarti in Tribunale, e come ai tempi della dittatura, che quando volevano arrestare una di noi, ci andavamo tutte, se arrestano te, anche noi Madri ci faremo arrestare con il grande orgoglio di accompagnare nostra figlia, l’amatissima Presidenta eterna della nostra gloriosa patria.”

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