Unai Aranzadi – Le guerre della Coca-Cola (Dalla Somalia al Venezuela)

images

Nel 2006 si stavano sferrando gli ultimi combattimenti fra i signori della guerra somali e le milizie islamiche che assediavano la capitale, Mogadiscio. In quelle settimane, gli unici due giornalisti stranieri di tutto il mondo eravamo Martin Adler (per Channel 4) e io (per la BBC). Martin, che era svedese, è stato ammazzato proprio lì con un colpo di una 7 millimetri alle spalle. Era un vero maestro, padre di due bambine, mi è dispiaciuto moltissimo. La ricerca di storie era estremamente complicata e andare avanti per una strada era una grande sfida.

Racconto tutto questo per arrivare a una questione: la bella fabbrica di Coca-Cola, una storia che interessava tutti e due perché era davvero curiosa, per quanto, nel contesto di quei combattimenti, fame e caos, potesse apparire piuttosto frivolo interessarsi per la fottuta fabbrica di Coca-Cola in mezzo a quella tragedia … Eppure, proprio in quella contraddizione c’era la ragione dell’interesse per quella storia. Come diavolo poteva operare normalmente una fabbrica di Coca-Cola nel mezzo di un paese che da un decennio e mezzo viveva stile Mad Max, senza acqua corrente, elettricità, cibo, asfalto, polizia, niente di niente come poche volte si è visto nella storia moderna?

Eppure, dopo essere andato lì, aver intervistato il direttore e averla firmata, tutto era chiaro. La fabbrica era operativa per pura volontà imprenditoriale, perché se c’è qualcuno radicalmente ostinato in questo mondo, questi è il capitalista che vuole arricchirsi.

In questo modo, con i soldati bambini che sparavano alle porte della fabbrica, con gli islamisti che facevano ruggire i mitra di fabbricazione russa sulle loro Nissan, e con mezza città cieca di Khat gridando “la ilah-la Allah wa Muammad Rasul Allah”, quelli della bibita tossica che rinfresca, esibivano nei mercatini e nei bazar le splendenti bottiglie a rendere di Coca-Cola con gli standard di qualità internazionali richiesti dalla casa madre di Atlanta.

Per questo, conoscendo bene il Venezuela e possedendo la Coca-Cola eccellenti doti per far denaro nei luoghi più brutali degli ultimi decenni, non mi sembra una questione ridicola, ma pura guerra psicologica, annunciare a tutta la stampa del mondo (che sostiene con la sua pubblicità) “sospendiamo la produzione in Venezuela per mancanza di zucchero”.

Questa parrebbe essere l’ultima stoccata mediatica contro il Governo bolivariano per accelerare ancora il caos, e forse pure un colpo di stato, duro o blando visto che quest’ultimo è quello che sta dando i migliori risultati.

(24.5 2016 – Resumen Latinoamericano)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI TRADOTTI, Senza categoria e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.