Eric Nepomuceno – Canaglie, canaglie, canaglie

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Un giovedì 2 aprile del 1964 un altro colpo di stato, un colpo di stato civico-militare, veniva consumato, liquidando un governo eletto dal voto popolare e sovrano. In quell’occasione, le stesse forze che ieri hanno vinto, ricorsero alle caserme. Adesso le truppe non sono più indispensabili.

52 anni fa, mentre presiedeva una seduta straordinaria del Congresso con deputati e senatori riuniti, il cospiratore di destra, Auro de Moura Andrade decretava vacante la presidenza, affermando che il presidente costituzionale, Jolio Goulart, aveva abbandonato il paese.

Era falso. Goulart stava a Porto Alegre, capitale del Rio Grande do Sul, cercando di raccogliere forze sufficienti per resistere al golpe. Moura Andrade lo sapeva. Tutti lo sapevano.

L’allora deputato, Tancredo Neves, noto per le sue maniere dolci e cordiali, tese l’indice verso il volto di Moura Andrade e gridò, con una voce tonante inaspettata: “Canaglia! Canaglia! Canaglia!”

Mercoledì, questa parola è rimasta stampata, una volta per tutte, sulla fronte di Aécio, Anastasía e altri 59 senatori. Sette in più di quelli necessari a fulminare un mandato popolare.

Alcuni dei 61 voti che hanno destituito la presidenta sono stati emessi da senatori che fino a pochi mesi fa erano ministri del governo ora liquidato.

Nel lungo e intenso dibattito degli ultimi giorni si è visto di tutto: cinismo, farsa, ipocrisia, vigliaccheria, tradimento.

Canaglie.

Non c’è stata nemmeno una prova concreta che giustificasse la fulminazione dei 54 milioni di voti sovrani conquistati da Dilma Rousseff nell’ottobre del 2014. Sotto la copertura della formalità, si è consumata l’indegnità.

Lontano dal plenum del Senato, abbiamo visto il ripetersi dei vecchi vizi della più bassa politica brasiliana: Michel Temer e i suoi complici che offrivano mari e monti pur di assicurarsi voti sufficienti a legittimarlo legalmente sul posto che ha usurpato con il tradimento. Legalmente: moralmente, impossibile.

Ci sono molti esempi di questo commercio di interessi. Ne ricordo due.

Alle tre del mattino di mercoledì, davanti a un Congresso semi vuoto e a una presenza infima, uno di quelli che si erano dichiarati “indecisi”, l’ex giocatore Romario, ha letto con evidente difficoltà, il testo scritto da qualche consulente per giustificare il voto a favore della destituzione di Dilma Rousseff.

Ha detto di essersi convinto grazie alle ragioni esposte dagli accusatori della Presidenta.

Falso: si è convinto perché ha ottenuto la nomina di alcuni dei suoi clienti nel governo Temer.

Lo stesso per l’altro “indeciso”, il senatore Cristovan Buarque, ex ministro dell’Istruzione nel primo governo di Lula da Silva: in cambio del suo voto gli è stato promesso lo splendente posto di ambasciatore brasiliano all’Unesco. Ha barattato una biografia per Parigi.

Questo è stato il prezzo della sua dignità, ammesso che Temer mantenga le promesse. E supponendo che questa dignità sia esistita un tempo.

Canaglie! Canaglie infami! Un sabba di 61 canaglie.

Perché? Per aver accettato una farsa. Per imporre ai brasiliani un programma politico ed economico che era stato respinto con forza dalle urne elettorali nelle ultime quattro elezioni. Per consegnare il paese a una banda. Per ingiuriare la storia. Per essere dei vendipatria. Per condannare il futuro. Per aver permesso che una donna onesta venga sostituita da una banda di corrotti.

Per difendere il tradimento.

La storia saprà giudicarli. Ma quello che hanno fatto ora, tuttavia, è irreversibile. E il prezzo verrà pagato dagli umili, come sempre.

Comincia un tempo di incertezze. Di perdita dei diritti conquistati negli ultimi 13 anni.

Tempo di nebbie. Tempo di infamie. Tempo di vergogna.

Tempo di canaglie.

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