Alessandra Riccio -Monica Ertl rivive in un libro di Rodrigo Hasbún

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Rodrigo Hasbún, trentaseienne boliviano spaesato negli Stati Uniti, sembra davvero un caso letterario interessante, a giudicare da questa prima pubblicazione in italiano, il romanzo Andarsene, pubblicato da Sur, che come annuncia il suo nome, dedica un’attenzione speciale alla produzione letteraria latinoamericana. Andarsene è la storia fuori dall’ordinario di un cineoperatore, esploratore e archeologo nazista che ha cercato rifugio nella sperduta Bolivia insieme alla sua famiglia: una moglie accanita fumatrice e debilitata nel corpo e nello spirito, e tre figlie che educa spartanamente e che, a turno, lo accompagnano nelle sue spedizioni archeologiche nelle remote lande boliviane, alla ricerca dell’inka. Hans Ertl è un padre padrone, la famiglia, spaesata a La Paz, non trova altra ragione di vita che accompagnare il padre o aspettarne il ritorno. A Monika tocca di accompagnarlo nei rischi e nei sacrifici che la nuova spedizione comporta, ma è di razza forte e tempra il suo spirito e il suo corpo nelle difficoltà dell’accampamento. Morta la madre corrosa dalla malattia e dall’infelicità, il padre risposato e isolato in una sua fattoria servita da indios, anche le tre sorelle, Monika, Trixi e Heidi, prendono strade diverse e opposte, ma per tutte e tre c’è un ritorno nella Germania natia, chi per sistemarsi in un commercio redditizio, chi per aiutarla nella cura dei bambini, chi per compiere la più audace e folle delle vendette: l’uccisione del console boliviano Toto Quintanilla, uno dei responsabili dell’assassinio di Che Guevara, ferito e prigioniero, in quella Bolivia dove Monika si è formata, dove ha conosciuto gli insorti fratelli Peredo e ne ha amato uno, dove ha visto cadere uno dopo l’altro i giovani ribelli e dove lei stessa verrà inghiottita dalla repressione, dalla morte e dalla sparizione del cadavere. Toccherà al vecchio padre nazista continuare a cercarne il corpo, (forse) trovarlo, e approntarne la tomba.

Hasbún ci racconta un momento della storia del Novecento penetrando nel cuore di una famiglia che, nella sua quotidianità, non ha niente di normale. Vittima di una storia che l’ ha travolta, toccherà a una delle figlie, farsi artefice di un gesto storico, la vendetta rivoluzionaria perpetrata con una pistola appartenuta a Gian Giacomo Feltrinelli, che lascia un sapore amaro in bocca. E’ attraverso la voce di uno degli insorti che di Monika è stato compagno e amante che Hasbún consegna la suo amara conclusione: “Sì, l’unica che importa ora è lei, la bimba incompresa, l’adolescente caotica e ribelle, la donna che poi ha perso la prospettiva e non ha saputo più fermarsi e ha finito per farsi del male e fare del male agli altri. Sì, se proprio devo, questa è la definizione che darei di lei: la donna che poi ha causato tanto dolore”.

Rodrigo Hasbún appartiene a una generazione globalizzata, non amante di gesti eroici e di romanticismi, che pure non riesce a liberarsi dalla storia del suo paese, né dalla sua origine, ma soprattutto dalla lingua in cui è cresciuto e attraverso la quale rappresenta il suo mondo; una lingua asciutta ed efficace, sbrigativa e al tempo stesso struggente pur nell’assenza di qualsiasi patetismo. In un’intervista recente ha dichiarato: “Credo che l’elemento nazionale non sia più una categoria sufficiente per definire uno scrittore, una situazione. Le cartine ormai si sono sovrapposte, le mappe si sono disordinate: mi sembra una situazione ricchissima e meravigliosa. [—] Vivo a Huston, che è una città latinoamericana nonostante si trovi negli Stati Uniti. Vivo in spagnolo, penso in spagnolo, sogno in spagnolo, scrivo in spagnolo: questo è il filtro con cui percepisco la realtà. La cosa interessante è che i miei sogni si svolgono solo a Cochabamba, non vivo in Bolivia, non vivo lì da tantissimi anni, ma quando sono incoscente non riesco a inserire nessun altro luogo nei miei pensieri”.

(Rodrigo Hasbún, Andarsene, Trad. Giulia Zavagna, Sur, 2016, pp. 120, € 15,00.)

 

 

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