Alessandra Riccio – Il femminismo latinoamericano e le sue proficue differenze interne.

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La coraggiosa Edizioni Arcoiris, di Salerno, ha pubblicato Idee femministe latinoamericane di Francesca Gargallo, siciliana, laureata alla Sapienza di Roma ma operante da molti anni in Messico e nell’America Latina. La seguo da sempre e ne ammiro la capacità di intrecciare teoria, accademia e studi sul campo, un metodo faticoso e necessario per mettere le idee teoriche, brillanti e originali quanto si vuole, alla prova del reale, del concreto e del quotidiano.

Francesca Gargallo si definisce –e ci tiene- una storica delle idee. Il compito che si è assunta per questo saggio è quello di mettere in pagina una storia caotica e frammentaria, meandrica per molti versi e certamente poco frequentata dal femminismo “occidentale”: quella del femminismo latinoamericano. Essa fa i conti con le molte anime del movimento e con le infinite variazioni e contraddizioni che sono emerse a mano a mano che la coscienza femminile cominciava ad emergere da anime belle e colte, da gruppi etnici o di classe, da donne giovani con un vissuto lontano da quello delle loro tradizioni, da vittime di esperienze di repressione e abuso indicibili, da persone intrappolate nel dilemma se conservare o abbandonare le diversità linguistiche. Gargallo –che ritiene che il caos sia un fatto positivo e inevitabile- afferma: “Noi femministe negli ultimi trenta anni non abbiamo più voluto essere eguali agli uomini, bensì instaurare il non-limite di ordini diversi, di numeri pari che convivono nell’atto di spiegare la realtà e l’organizzazione della politica, della non separazione fra natura e umanità. Attenzione, non abbiamo voluto instaurare il multiculturalismo, bensì impregnare la cultura della nostra differenza, renderla plurale, ossia, finalmente universale. Abbiamo voluto il non-limite del nomadismo filosofico, mai vincolato a un solo discorso originario”.

Gargallo sostiene che l’esistenza delle idee femministe in America Latina è più antica della loro prassi storica e presenta una sua particolarità, cioè quella della stretta connessione fra la contingenza politica ed economica e le idee femministe. Ne sono convinta anch’io da molto tempo. Non dimentico la delusione e lo sconforto dell’india boliviana Domitila Chungara, invitata in Messico nel 1975 per l’ Anno Internazionale della Donna, quando, dopo aver raccontato le sue esperienze, condiviso le sue battaglie, ricevuto risposte positive, entra in una delle aule del Congresso ed ascolta donne di mezzo mondo discutere sul piacere clitorideo. La sua esperienza di moglie di un minatore, organizzatrice di un movimento di donne a difesa e protezione dei lavoratori delle miniere boliviane, vittima della repressione della polizia; la sua antica cultura matriarcale legata a una struttura socio-familiare ancestrale, la fa sentire del tutto estranea e diversa da quel consesso. Questo episodio mi ha rivelato qualcosa di cui non ho mai inteso parlare molto apertamente e cioè che le donne, non per essere donne, sono fra loro uguali. Se ne rese conto l’antropologa Fiamma Cordero di Montezemolo incaricata, anni fa, di intervistare le donne zapatiste in Chiapas, quando si trovò di fronte a quelle combattenti diverse per lingua, esperienza, determinazione, e dovette rendersi conto del fatto che non era affatto sufficiente l’appartenenza di genere per creare affinità. Nei primi anni settanta ebbi l’idea di interrogare alcune donne latinoamericane sulla questione del femminismo per la rivista che allora dirigevo, “Latinoamerica”. Nei tre o quattro numeri in cui pubblicammo le risposte di argentine, cilene, cubane, venezuelane, messicane, ecc. venne fuori con molta chiarezza che l’urgenza di una situazione politica spietata era prevalente sulla riflessione sul femminismo, parola che non amavano a causa dell’eccessivo radicalismo del femminismo nordamericano.

Il libro di Francesca Gargallo arriva adesso a sgranare tutto il rosario delle diversità e la loro coerenza e aderenza alla realtà sociale, politica e geografica di quel grande sub-continente. I grani di quel rosario sono i capitoli che articolano il libro, ciascuno esaurientemente dedicato ad una faccia del problema per confluire in una stringatissima conclusione: “Il femminismo, oggi più che mai, vive grazie alle sue differenze interne. E’ un movimento di movimenti, che a volte dialogano, altre, si scontrano, la maggior parte delle volte si negano mutuamente. Questa situazione rende necessario definire le teorie e le pratiche di ogni movimento. Oggigiorno è di nuovo di fondamentale importanza fare un’analisi dell’universale e, se questo esiste, riflettere su come vivere la propria differenza, su quali sono i limiti dell’accettazione della pluralità, delle differenze, sulla relazione fra politica e pensiero, per non cadere in un pluralismo inteso come uno stare unite senza che vi sia nessun motivo che dia senso a questa unione”.

Uno dei grandi studiosi della colonizzazione/decolonizzazione culturale, il cubano Roberto Fernández Retamar da molto tempo ci ricorda che, affinché vi sia equilibrio nel mondo, è necessario che, alla tavola dei popoli, vi sia posto per tutti. Ciò vale anche per il femminismo. Questo libro di Franca Gargallo ci aiuta a conoscere, intendere, discutere le idee che arrivano da quella parte del mondo.

 

Francesca Gargallo, Idee femministe latinoamericane, a cura di Giovanna Minardi, Edizioni Arcoiris, Salerno 2016, pp. 201, € 12.00.

 

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