Julian Assange – Fedeli alla promessa di pubblicare la verità senza paura

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Ancora rifugiato nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, e sono ormai, Julian Assange si e rivolto agli Amici della Rete degli Intellettuali per l’Umanità, riunita a Caracas per ricordare le figura di Hugo Chávez per ribadire la sua volontà di diffondere notizie vere ma tenute ben nascoste da chi ha interesse ad intorbidare le acque. Devo la traduzione alla cortesia di Asicuba Umbria.

                Agli Amici della Rete Intellettuali, Artisti e Movimenti Sociali per la Umanità riuniti a Caracas.

Il libro dei Proverbi dice (…) I saggi sono più potenti dei forti”. La conoscenza è potere.

Ho il grande onore di dirigermi a Voi in questo anniversario della morte di un uomo che ha lottato ampliamente ed agguerritamente contro l’imperialismo, il neocolonialismo e le altre forme d’oppressione dei popoli, specialmente in America Latina.

Chavez ha avuto il ruolo più importante nello scenario globale con il suo instancabile impegno per avanzare nell’integrazione e cooperazione regionale e per costruire un mondo multipolare.

Denunciò le ingiustizie così come le vedeva e nel  2001 fu l’unico leader a denunciare l’assassinio di civili innocenti in Afganistán praticato dagli USA, dicendo “Non potete combattere il terrorismo con altro terrorismo”. Dopo poco più di 6 mesi gli USA appoggiarono un colpo di Stato contro di lui, poi bloccato da centinaia di migliaia di venezuelani che occuparono la strada con la Costituzione in mano. Come tutti noi, non era esente da peccati, ma le sue virtù scossero la terra.

Come direttore di Wikileaks, ho portato alla luce i segreti dei potenti e costruito una Biblioteca diversa e potente, una biblioteca che contiene informazioni su come realmente funziona il nostro mondo e le sue istituzioni, informazioni che per secoli sono state solamente in mano alle élites e che ora -non senza rischi e persecuzioni- sono state democratizzate e messe a disposizione del popolo, senza distinzione di orientamento politico o credo.

A disposizione di tutti e tutte, perché la società del mondo intero apra gli occhi e, con dati irrefutabili in mano, contrasti i potenti e possa arrivare a proprie conclusioni sugli eventi e le decisioni politiche che riguardano la vita di tutti, senza il filtro dei media.

L’obiettivo di Wikileaks, cercare la verità in nome dell’umanità, è oggi più importante che mai, un obiettivo che continuiamo a inseguire nonostante l’alto prezzo che stiamo pagando.

Sono perseguitato giudiziariamente e detenuto da quasi sette anni, senza che esista alcuna evidenza di reato a mio carico. La persecuzione è stata  estesa alla mia famiglia, ai miei figli, che non ho potuto vedere per tutto questo tempo.

Tanto le Nazioni Unite quanto numerose organizzazioni di Diritti Umani e personalità a livello mondiale hanno fatto appello a Svezia e Regno Unito perché rispettino i loro obblighi internazionali, perché rispettino e riconoscano la sovranità dello Stato dell’Equador e in conseguenza riconoscano il  mio diritto di asilo e smettano di bloccare l’esercizio di questo diritto umano. E’ inconcepibile che l’attitudine imperialista del Regno Unito e della Svezia, in pieno secolo 21°, li porti, con totale impunità, ad ignorare un atto sovrano di un paese indipendente, l’Equador.

Ricordo ai presenti che l’Equador ha pagato e continua a pagare un alto prezzo per avermi protetto dalla persecuzione politica concedendomi l’asilo. La sua Ambasciata a Londra ha patito minacce d’attacco da parte della polizia britannica e ancora oggi è soggetta a livelli di vigilanza che non hanno paragoni.

Negarmi un salvacondotto per andare in America Latina è un atto di imperialismo puro, da parte di paesi che pur occupando posizioni di prestigio nell’ONU, si permettono di rifiutarsi di riconoscere l’esercizio di un diritto universale. E lo fanno in totale impunità, infischiandosene, oltretutto, della sovranità di un paese del Sud e di tutta la regione Latinoamericana che ha sostenuto unanimemente il mio asilo, cosa che costituisce un grave insulto alla dignità dei nostri popoli e al sistema dell’ONU contemporaneamente. E questo, ripetuto per anni, mostra il deterioramento e la grave regressione del sistema internazionale di protezione dei diritti umani per tutti.

Per non parlare del mio paese, l’Australia, un altro servo degli interessi imperialistici, che in sette anni non si è mosso in mia difesa neanche una sola volta e che, anzi, cerca di criminalizzarmi perché non possa tornare a casa. Sebbene una forte Risoluzione della più alta autorità in tema di Detenzioni Arbitrarie abbia stabilito che la mia detenzione sia arbitraria ed illegale e che io debba essere immediatamente liberato e indennizzato, tanto la Svezia quanto il Regno Unito continuano ad ignorarla completamente.

Però nonostante tutto, l’impero non è riuscito a zittirmi. Sono libero semplicemente perché sono libero di esprimermi. E godo di questa libertà grazie al coraggio dell’Equador e di altri Stati, fra cui il Venezuela, che si sono uniti per sostenermi. La mia battaglia può diventare una storia vittoriosa per la libertà d’espressione e per i diritti umani.

La concessione di un salvacondotto sarebbe un atto di giustizia e un riconoscimento di dignità per la regione.

Continueremo ad essere fedeli alla promessa di pubblicare la verità senza paura e senza negoziati sottobanco. Continueremo ad impegnarci nel nostro sforzo per la verità e la giustizia sociale.

La liberazione dei popoli dipende dalla liberazione della mente dei popoli.

Per questo, abbiamo bisogno che sforzi rivoluzionari pacifici come quello di Wikileaks fioriscano in giro per il mondo.

E per questo abbiamo bisogno di fermare la persecuzione contro WikiLeaks e la sua gente.

Facciamolo insieme, oggi. Domani può esser tardi.

Julian Assange, 6 marzo 2017

(ripreso da Cubadebate)

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