Gonzalo Abella* – A proposito della rinuncia di Sendic figlio

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Il cammino dei governi progressisti in America Latina è arduo e pieno di trappole di ogni genere, interne ed esterne. In Uruguay il Vicepresidente Raúl Sendic, figlio del leggendario fondatore del movimento tupamaro, per anni nelle carceri del suo paese, è accusato di malversazione e si è dimesso. Fra le tante trappole, la corruzione di personaggi con una storia come quella del Vicepresidente, è una delle più deprimenti.

La rinuncia di Sendic, Vicepresidente della Repubblica dell’Uruguay, non è importante solo nelle frontiere del paese meno popolato del continente. E’ segno di una biforcazione delle strade all’interno della cosiddetta sinistra latinoamericana e caraibica.

Il PT (Partito del Lavoro) in Brasile e il FA (Fronte Ampio) in Uruguay hanno rinunciato a molti postulati anti imperialisti e sono stati concilianti con le multinazionali in campi dove non avrebbero mai dovuto essere concilianti.

Non siamo astrattamente puristi. In questa congiuntura mondiale e continentale avversa, nessuno stato sovrano può applicare pienamente una politica piena di socializzazione dei mezzi di produzione; nessuno può rimproverare al Venezuela o alla Bolivia di negoziare e di accettare certe condizioni dettate dalla necessità. Non possono fare quello che Cuba ha fatto nel 1961; addirittura Cuba stessa non ha potuto mantenere tutte le sue conquiste in questo nuovo contesto. Ma i governi di Cuba, del Venezuela e della Bolivia continuano ad essere l’obbiettivo principale dell’odio imperiale e un punto di speranza per i nostri popoli in lotta.

Quando il Fronte Ampio ha assunto il governo nazionale, nel 2004, c’erano già chiari segni di torbidi accordi fra i massimi dirigenti e l’imperialismo nordamericano. I ministri designati da Vázquez percorrevano lo stesso cammino dell’alleanza Dilma-Temer. Tuttavia, per Cuba, il Venezuela e la Bolivia, era meglio che governassero il PT e il FA, il kirchnerismo, piuttosto che le destre golpiste tradizionali. E al principio, per i popoli del Brasile, dell’Argentina e dell’Uruguay fu davvero così.

Ma i compromessi senza principi fra il debole e il forte hanno finito sempre col favorire il forte.

Fin dal sorgere del primo Stato Socialista, la lotta di classe si è espressa in una nuova direzione: la corruzione. La specialità del Capitalismo è saper comprare e vendere. Quando la corruzione attacca un governo che tiene all’etica, che mantiene intatti i suoi obbiettivi, fra i due si ingaggia un duello all’ultimo sangue. Quando attacca un governo ondivago, ne accelera la scomposizione perché tutti gli equilibri finiscono con l’essere instabili.

Un’ironia dell’Uruguay è che la figlia del più importante dirigente comunista è diventata Ministra e il figlio del dirigente della guerriglia più importante è diventato Vicepresidente. Sono tutti e due soldati tranquilli di un progetto neoliberale con assistenzialismo sociale.

Un cumulo di prove indica che il Vicepresidente ha maneggiato in maniera irresponsabile fondi pubblici. Peggio: un cumulo di segnali suggerisce che sia incorso in delitti gravi di malversazione del denaro pubblico. Su questi sospetti dovranno giudicare i tribunali.

Comprendiamo che le agenzie di notizie di Bolivia, Venezuela e Cuba non emettano opinioni su questi temi per non dare alimento alle agenzie di stampa della destra tradizionale. Per questi stati sovrani, la battaglia è a chi isola chi nel mondo diplomatico. Ma chi di noi vuole ricostruire gli strumenti rivoluzionari assieme ai nostri popoli può tacere sulla corruzione, da dovunque provenga? La cupola del Fronte Amplio di Mujica, Astori e Tabaré ha rinunciato ad una posizione anti imperialista. La corruzione generalizzata è un segno di questa rinuncia. Ormai né il discorso tecnocratico di Astori, né le abili ambiguità di Mujica, né il discorso equilibrista di Tabaré riescono a nasconderlo.

 

* Ex candidato alla Presidenza del partito di Unidad Popular

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